Morte di Gramsci per assassinio

1. Nei vent'anni di carcere che chiedo gli infliggiate, il suo cervello smetterà di funzionare... Furono queste, all'incirca, le ultime parole dell'accusatore nel processo ad Antonio Gramsci (e ad Umberto Terracini e ad altri). Palesemente intente a fermare l'azione, intellettuale e sociale, dell'oppositore politico, a strumentare il processo alla sua eliminazione; con l'apparato giudiziario che ne era la maschera tragicomica, la dissimulazione spudorata. Basti soppesare il contenuto della accusa. Che, negli anni 1927 (quello dell'arresto di Gramsci), 1928 (quello dell'avvio del processo), ascrisse delitti ("siete accusato..") di "attività cospirativa...istigazione alla guerra civile .. apologia di reato, incitamento all'odio di classe". Dei quali, tuttavia, solo i tre ultimi erano previsti dalla legge del tempo, non il primo. Che, quindi, fu ascritto contravvenendo al "principio di legalità" (della accusa penale e della sentenza che la accreditasse). Principio storicizzatosi in ogni parte del mondo civile, a protezione di un'umanità soggetta ad accuse discrezionali, da antichi poteri pre o paragiuridici e militari, simulatori di giustizia penale (poteri tuttavia risorgenti nella cultura italiana - non solo allora, anche ora - o permanenti in culture extraeuropee). E' ipotizzabile che, l'accusa di delitto fuori legge, sia stata attinta ai “Lavori Preparatori” dell'imminente "fascistissimo" “Codice Rocco” (anni 1930-1931). Che introducevano innovativamente "l'attività cospirativa" ( precisamente, la cospirazione politica mediante accordo e mediante associazione) quale "delitto contro la personalità interna dello Stato", a rinforzo di quelli (sù in parte cennati) del codice "prefascista", nella campagna "giuridica" (in effetti militare sotto insegne giudiziarie) per la repressione la rimozione l'eliminazione (materiale e immateriale) delle rappresentanze politiche non (o anti) monarchiche o fasciste (particolarmente quelle della Sinistra storica,"sovversive"). Ed è, quindi, rimarcabile che furono applicate leggi penali ancora in formazione, non approvate, che non lo furono neppure durante il processo, che si concluse alla prima sentenza, perché inimpugnabile. Contro il “principio di legalità", dicevasi, peggio che contro quello di “irretroattività” (della legge approvata posteriormente al fatto in processo). Con ciò, peraltro, Gramsci immolava sè stesso alla critica sociopolitica della giuridicità ("legalita'") penale, della legge penale, del processo penale, del loro funzionario giudiziario. 2. Ascritti da una accusa illegale, accreditati da una sentenza illegale, quei delitti, che, infliggendo vent'anni di carcere portarono a morte (atroce) il condannato Gramsci (nell'anno 1937, addì 27 aprile), in effetti lo assassinarono. Come accade quando manchi, il processo, del potere giuridico inerente, che solo la legge penale del tempo del fatto, applicativa di pene eliminative o menomative del condannato, gli conferisce. In mancanza d'esso, (convenzionalmente) giustificativo di quella attività, questa in nulla differirebbe dalla attività delinquenziale. Per cui fu atto delinquenziale di assassinio, quello, "giudiziario", che condusse a morte Gramsci; atto, di genere matteottiano, di omicidio politico, soppressivo della guida del Partito Comunista (ne furono autori l’accusatore ed il sentenziatore della condanna, e mandante il Gran Consiglio del Fascismo, che, Governo sostitutivo del tempo, li insediò, nel "Tribunale speciale per la difesa dello Stato"). 3. Quei delitti, d'altronde, erano chiamati a colpire la mera espressione della critica politica, torcendone i termini, speculativi, a formule incriminatorie, da fattispecie di reato (istigazione a guerra civile, ad odio di classe, cospirazione, apologia di reato). Erano chiamati a soffocare sul nascere la cogitazione politica antagonista, abbattendone il cogitatore. Ad onta del principio giusnaturalistico (bimillenario) cogitationis poenam nemo patitur (nessuno sia punito per ciò che pensi); e a mostra della potenzialità antisociale e antiumana di quello statalismo ("stato personalità"), eccitabile alla reazione già dalla possibilità della contestazione - la potenzialità ricalca la "legge universale" dello statalismo di ogni colore e "religione” (il sacro recinto del dominio reale e personale) e grado (totalitario autoritario "liberale"). Dunque delitti di apposita creazione legislativa, preordinati alla lotta militare in forma giudiziaria; la forma giustificantesi a priori, perché oggettualizzante, e definiente, l’ingiusto, il delinquente. La forma della lotta giusta dogmaticamente. La più fraudolenta quanto potente. 3.1 "Giusta” come l'arresto, di Gramsci, che rimosse di getto la immunità di deputato alla Camera parlamentare, che fu tatticamente preceduto dallo scioglimento dei partiti politici, dalla chiusura dei giornali della opposizione, dal fermo o dall’esilio in massa degli oppositori, e, strategicamente, dall' "attentato" a Mussolini (illeso). 4. E tuttavia, la previsione dell'accusatore fu smentita dalla storia, perché il cervello di Gramsci in carcere, elaborò i Quaderni, funzionò. Benché per poco, morendo al decimo anno e portandosi via la potenza teorica della critica sociopolitica che avrebbe ancora operato. Con ciò, peraltro, Gramsci si immolava alla critica della attività giudiziaria in funzione del dominio politico, denunciando quanto male potesse arrecare. Più di ogni altra attività simile, paramilitare, perché seriale, strutturale. E non solo allora, anche ora...

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“Femminicidio” e “Omicidio di identità”

Il termine omicidio viene alla nostra lingua dalla composizione della parola latina caedes, poi “cidio", strame (letteralmente “strage”) di un corpo, ‎con la parola latina hominis, poi "omi", dell'uomo: strame dell'uomo (pur se, "omi", sarebbe piaciuto venisse da "omos", in greco "simile", strame del proprio simile). Il nome composto, omicidio, significa uccisione dell'uomo (dall'uomo). Così pervenne ai codici penali italiani preunitari, al codice vigente (per es. agli art 575, 579, 584, 589), ed è compiutamente spiegato nel primo d'essi: "chiunque cagiona la morte di un uomo è punito...". L'inattesa intrusione nella materia penale di torme di dilettanti, vogliose di castigo (non meno che di delitto, di cui cianciare all’infinito) e misantrope, linguisticamente sprovvedute (avvenimento storico reazionario e controriformatore, sfuggito alla maggiore e migliore parte degli “osservatori”), dopo un trentennio di incubazione, (oltre altro) ha proliferato: una accolta "di genere" (femminile), talmente altezzosa da reputare di non dovere aggettivare il sostantivo: genere maschile, femminile? E talmente ignara da nemmeno sospettare il terzo genere, il neutro. Ebbene essa, forse temente che la punizione, nel codice, di chi "cagiona la morte di un uomo" lasci impunito chi cagioni la morte di una donna (ciò temente perché insciente che i contenuti del codice si enucleano anche estensivamente, per estensione logica delle sue parole: “uomo” per “genere umano”). Essa, dicevasi, ha fervorosamente estruso, in plurimi coaguli legislativi ( tramite un Parlamento “rappresentativo”, cioè ricalcante la sprovvedutezza linguistica dei rappresentati?),- il "femminicidio" (la logica degli abbinamenti avrebbe preferito "donnicidio", uccisione della donna, corrispondente femminile di uomo...). Infiltrandolo qua e là subdolamente, senza nominarlo esplicitamente, ma tenendolo a base della interpolazione giuridica complessiva (aggravante pene ristrutturante delitti irrigidente le procedibilità etc). Con un primo contorcimento, dell’organismo giuridico: l’ipertutela penale della “femmina”, distinta, dalle altre specie del genere umano (il maschio, l'ermafrodito, il "transessuale", l’omosessuale, l’asessuale ..), per il sesso; cioè, per il modo ed il mezzo che violano i principii di “pari dignità sociale” e di “ugua(glianza) davanti alla legge”, ai quali la Repubblica sussume “tutti i cittadini”(art 3 Costituzione), e che espressamente vieta (al primo comma: “…senza distinzione di sesso…”). Ed un secondo contorcimento, più sconcio, dell’organismo politico: l’accolta contendente la “parità di genere” è pervenuta a legiferare (addirittura penalmente), la sua imparità..... Ed un terzo contorcimento, turpe, della pedagogia sociale: tanto abbrutimento della lingua (comune e giuridica) ha fatto scuola, ha suscitato imitazione, fino a precipitare in un composto verbale inudibile. Di fatti. Come si notava, omicidio è uccisione dell'uomo, e di ogni altra specie del genere umano. Esso sopprime la vita: d’altronde, è detto, nel codice, “delitto contro la vita”. Ora, potrebbe, l'omicidio che si attenesse diligentemente al proprio significante, non cagionare la morte di una persona? La domanda, balorda, avrebbe una risposta beffarda. Tuttavia, una nuova accolta, di origine prevalentemente parlamentare (anzi, una coalizione di tutte le componenti del Parlamento), si accinge a legiferare l' “omicidio di identità ”: evidentemente convinta che debba appartenere, all'elenco codicistico degli omicidi, il fatto di chi, non annientando la vita umana, non cagionandone la morte, ma sfregiandone o deformandone o alterandone l’esteriorità (della “femmina” in particolare, si dice o si implica), ne "ucciderebbe" “l'identità". Eppure, se l’esteriorità integrasse "identità" (il codice penale ha in mente identità tutt’altre, o “stati” o “qualità personali”…: artt. 494 ss. , 566 ss….): non sarebbe adeguato il sostantivo soppressione, il verbo sopprimere, o il sostantivo alterazione, il verbo alterare, a descrivere quella offesa (così, peraltro, restando nel sistema linguistico e giuridico)? No, per niente... Essa, che non cagionerebbe la morte e conserverebbe la vita, e che, al più, ne modificherebbe una espressione somatica, sarebbe "omicidio" (senza il morto...). Per afasia linguistica (e concettuale) pronta a competere con quella che generò “femminicidio”. Della accolta, per giunta, farebbe parte una pattuglia di “avvocati”, ai quali, pertanto, è da ritenere sia ignoto che l' “omicidio di identità", in effetti la lesione della incolumità della persona e della sua integrità esteriore, è già previsto dal codice penale. Esattamente all'art. 583. 1 n. 4., che punisce l’autore della “deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso” con la reclusione da tre a sette anni. Reclusione che, d’altronde, potrebbe andare oltre, con circostanze aggravanti, fino alle quantità volute dai predetti. O che potrebbe appagare ogni concupiscenza castigatoria, innestata in un “titolo autonomo di reato” (reato a sé stante, ma dentro il sottosistema codicistico). Ciò, peraltro, eviterebbe l’ennesimo scempio di un codice, benché “fascista”, monumento della sapienza giuridica italiana (fra le prime al mondo e le prime del mondo) nel suo primo quarantennio, fino alle incursioni iconoclaste, lanzichenecche, di un inatteso legislatore-giudiziario.

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Su alcune variazioni del valore penale del presidente della repubblica

Dal 1930-31 (anno di nascita del codice penale vigente) al febbraio 2006 (uno degli anni della legislazione berlusconiana), la difesa penale dell’esercizio delle attribuzioni o prerogative conferite dalla legge ai Capi dello Stato (il Refino alPresidente della Repubblica dinovembre 1947), era affidata all’art 289 del codice che (delitto contro la personalità interna dello Stato, Libro I Titolo I Capo II) incriminava qualunque fatto diretto ad impedire in tutto o in parte anche temporaneamente l’esercizio d’esse (primo comma) e lo puniva con la reclusione non inferiore a dieci anni. L’articolo incriminava inoltre il “fatto diretto soltanto a turbare quell’esercizio, e lo puniva con la reclusione da uno a cinque anni.
La disposizione quindi incriminava e puniva non solo la possibilità, per il fatto, dell’impedimento ma anche quella del (solo) turbamento, dell’esercizio suddetto (e già la sola possibilità, dell’uno e dell’altro). E nella logica penalistica, tale estensione, incriminatoria e punitoria, corrisponde a quella del valore della persona (o della cosa) che essa concerna, a quella del valore giuridico protetto (il presidente della repubblica quale massima istituzione politica, in questo caso).
In tale quadro, esemplificando a caso con la attualità, le emissioni verbali dell’onorevole Di Battista e del suo genitore Vittorio (noto “littorio” a quanto si dice), all’indirizzo del presidente della repubblica (prima che questi rifiutasse di nominare l’aspirante ministro Savona, nell’esercizio del potere di farlo, ovviamente comprendente quello di non farlo: altrimenti la sua sarebbe una posizione giuridica di dovere, non di potere…) per le quali:
"Il Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai cittadini ai quali appartiene la sovranità. Per settimane, in una fase delicatissima dal punto di vista istituzionale, ha ricordato ai partiti politici le loro responsabilità. Per giorni ha insistito sull'urgenza di formare un governo nella pienezza delle sue funzioni. Ebbene, finalmente, una maggioranza si è formata, una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere, rappresenta la maggior parte degli italiani. Sono gli italiani ad avere diritto ad un governo forte, un governo capace di intervenire, se necessario con la dovuta durezza, per ristabilire giustizia sociale. Un governo capace soprattutto di ristabilire un principio sacrosanto in democrazia: il primato della politica sulla finanza. Mi rendo conto che ristabilire questo principio possa far paura a qualcuno ma non dovrebbe intimorire chi ha l'onore di rappresentare l'unità nazionale. Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l'avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla. P.S. Invito tutti i cittadini a farsi sentire. Usiamo la rete, facciamo foto, video. È in gioco il futuro del Paese #VoglioIlGovernoDelCambiamento" (Alessandro Di Battista).
" I dolori di mister allegria. E’ il papà di tutti noi. E’ quello che si preoccupa di varare un governo. E’ quello che ha avallato la legge elettorale che impedisce di varare un governo. Poveretto, quanto lo capisco. In più ci si mettono le fianate sul cv di Giuseppe Conte, le perdite in Borsa e la irresistibile ascesa dello spread. Poveretto, quanto lo capisco. Lo capisco e per questo, mi permetto di dargli un consiglio, un consiglio a costo zero”. “Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumuli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate.Forza, mister Allegria, fai il tuo dovere e non avrai seccature".(Di Battista Vittorio: oggi per ciò accusato di reato ex articolo 278 del codice, che punisce «le offese al prestigio e all’onore del capo dello Stato», cioè quanto offenda solo la persona, non la istituzione, del presidente della repubblica).
Siffatte emissioni, se non fossero state dirette ad impedire l’esercizio suddetto, certo sarebbero state dirette a turbarlo. Quindi, avrebbero attaccato pienamente la difesa penale del presidente della repubblica. Con ovvie implicazioni.
Ma accade che nel mese di febbraio dell’anno 2006 (cennato), quel delitto subisce modifiche. Al primo comma il "fatto diretto ad impedire"è sostituito da "atti violenti diretti ad impedire" (cioè, non un "fatto"ma un "atto"anzi più "atti", e non atti qualunque ma "atti violenti"). La punizione della reclusione non inferiore a dieci anni scende alla reclusione da uno a cinque anni. Ed il secondo comma, che incriminava e puniva anche il fatto diretto soltanto a turbare è abolito.
Cioè la originaria estensione incriminatoria e punitoria della disposizione drasticamente ridotta, resta delitto solo la possibilità, per atti violenti, di impedimento dell’esercizio di cui si è detto. Corrispondentemente, per la logica penalistica su indicata, è drasticamente ridotto il valore giuridico della istituzione difesa.
A tale stregua, chi ipotizzasse che quella istituzione - di un sistema istituzionale a parlamento bicamerale a governo parlamentare munito di presidenza e a presidenza della repubblica (pochi altri sistemi di democrazia borghese conobbero tale articolazione, frutto della cultura giuridica italiana allora fra le prime al mondo) sorto dall’abbattimento del sistema precedente (fascista) - potrebbe essere stata oggetto, a febbraio 2006, dell’attacco di forze politiche deliberatamente (eprospetticamente) contrarie ad esso, darebbe avvio ad una discussione plausibile.
Che non potrebbe ignorare il fatto che, la modificazione legislativa, fu attuata sotto il potere governativo e parlamentare berlusconiano. E che fu spinta dalla volontà di rendere impunibili le “intemperanze protestatarie” dell’allora Carroccio alias Lega Nord alias Lega (allora sotto processo per sovversione).
Impunibili per il passato ed eventualmente per il futuro: la contrazione del raggio della legge penale in materia ha liberato attività politiche antiistituzionali. Come una licenza di facinorosità politica minuziosamente differenziata da quella incriminata, concordata dalle forze del potere parlamentare e governativo del tempo.
E oggi, ovviamente, esercitabile anche da altre:
a parte la questione, estranea al discorso, se le emissioni vocali dell’onorevole Di Battista e del genitore sfuggano alla pur larga maglia incriminatrice della attuale legge ("Si tratta di un’intimidazione gravissima e senza precedenti...”, ha diffuso ad esempio il Partito democratico), davanti così provvidenziale licenza, incuriosisce la effettiva ragione del rigetto, dal loro Movimento, del nome in sé di Berlusconi nell’avanzata verso il governo.

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L’ EXTRASCOLASTICO

"Non mi faccia incazzare, metta 6, chi è che comanda? S'inginocchi‎": la voce perentoria, la mano sinistra minacciosamente indirizzata verso il capo del docente. ‎Dalla critica culturale della figura (anni settanta dello scorso secolo), collettiva politica teoretica costruttiva, al suo vilipendio teppistico, individuale istintivo, distruttivo d'essa ("chi comanda qui, s'inginocchi"), e della sua funzione estimativa ("metta 6"). L'involuzione e' palese, insieme alla regressione del discente, sintetizzata nel suddetto, ad una condizione prescolatica, preintellettuale precivile, non dissimile simbolicamente da quella che dette fuoco alla "biblioteca di Alessandria", come alle gazzette delle leggi della repubblica (che confusero "Calderoli"). Imboccata la strada della risposta giuridicamente punitiva - quella disciplinare, spettante alla autorita' scolastica, quella risarcitoria spettante all'offeso, quella penale, spettante al procuratore della repubblica - , anziche quella della esposizione mediatica fissa, di accaduto e autore, a mo' di gogna, e di sollecitazione dell'esposto a "revisione" e introspezione critiche: quella penal riporta che sarebbe avvenuta "violenza privata" (reato "contro la persona", di chi con violenza o minaccia la costringa a fare non fare tollerare alcunche': art 610 cp); e avvenuta minaccia (reato in art 612 cp, verosimilmente da assorbire nell'altro). Mentre la stima dell'accaduto avrebbe potuto essere altra, piu' prossima a quella socioetica apparsa sui media. Perche', da un lato, il docente umiliato era un agente pubblico, incaricato di pubblico servizio sempre, talora pubblico ufficiale (quando ad esempio esplichi funzione valutativa del merito del discente) . E, quindi, le sue erano qualità e attività pubbliche. Da altro lato gli si intimava, con violenza e minaccia, un atto del suo ufficio, contrario ai doveri di questo ("metta 6" immeritato) E, aggregati, quegli elementi avrebbero dato un "delitto contro la pubblica amministrazione", non "contro la persona", di violenza a pubblico ufficlale per costringerlo a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio (art 336 cp). Tutt'altro ( o almeno anche altro) valore, come si vede, rispetto al suddetto. Che tuttavia non ha semplicemente mancato questo, ma, verosimilmente, lo ha disconosciuto. Lungo una scia culturale che, nella miriade di agenti pubblici del Paese, taluni sconciamente privilegiati anche in termini di potere materiale sull'altro (e dinanzi al quale quel genuflettente si sarebbe genuflesso), pone il docente, benche' primo fattore della conoscenza universale, della evoluzione culturale (primo benefattore, letteralmente, col medico che lavora sul corpo, del Paese), scandalosamente al di fuori del rango sociopolitico che gli spetterebbe. Lo disconosce, anzi lo discrimina. Lungo quella scia si è mosso, emblematico e sedizioso, "l'alunno" (titolo di un celebre film sulla formazione del nazista). P.Diaz
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“Fanpage” in diritto

Dicesi agente provocatore colui che induca la altrui esecuzione di un reato. L’induzione ha (e deve avere per il “principio di stretta legalità” dei fatti giuridici penali) la forma della istigazione o della determinazione (artt. 115, 112 cp). Si ha la prima quando, da essa, sia rafforzata la risoluzione criminosa altrui; la seconda quando la risoluzione sia da essa suscitata.
Se il reato segua alla istigazione ed alla determinazione (a questa, rettamente intesa, non potrebbe non seguire), istigatore e determinatore sono concorrenti nel reato. Coautori d’esso.
Alla condizione, tuttavia, ripetesi, che il reato segua, giacché se non seguisse, pur se la istigazione fosse stata accolta, per art.115 cp l’istigatore come ogni altro concorrente non sarebbe punibile.
Dunque l’agente provocatore concorre, siccome istigatore o determinatore (si dice in letteratura “concorrente morale”) nel reato, ne è coautore.
La figura del suddetto, radicata e risalente nella prassi poliziesca italiana (e di altri stati o federazioni di stati: quella nordamericana ad esempio), è stata assai dibattuta giuridicamente: se fosse figura di reo o no. A dispetto della ineccepibile dimostrazione che lo fosse, sopra cennata, il dibattito fu suscitato dalla circostanza che, a provocare reati, era solitamente il poliziotto travisato, membro di un ceto socioistituzionale privilegiato, per intuibili ragioni, e immunizzato di fatto (cioè senza che la legge lo prevedesse o lo permettesse) dalla incriminazione quale reo. Tanto che, quando l’immunizzazione fosse sfacciata, si perveniva alla soluzione per cui, consumato il reato (di rapina di estorsione di sequestro di persona di altro), poiché la consumazione sarebbe stata apparente (in quanto il suo effetto sarebbe stato neutralizzato dai colleghi del provocatore opportunamente appostati a vigilare la escursione del reato e pronti all’arresto degli esecutori), il reato (delitto) sarebbe stato non più che tentato. Con seguente mitigazione della pena per il provocatore.
Or bene, sarebbe punibile il provocatore (istigatore) del delitto di corruzione della dirigenza regionale e comunale campana, al secolo un ex “collaboratore di giustizia” (com’è noto al servizio incondizionato della istituzione accusatoria nazionale), mobilitato da un organo di informazione (“fanpage”) inopinatamente balzato dalla cronaca del delitto altrui e della altrui inquisizione a quella del delitto e della inquisizione proprii?
Si potrebbe rispondere: l’uomo di “fanpage” ha istigato alla commissione di un reato, la istigazione è stata accolta (come dai video teletrasmessi nazionalmente) ma il reato non è stato commesso: per art 115 cp, cennavasi, non sarebbe punibile. Dunque la cronaca dell’autoreato autoinquisito, inviata zelantemente dal “direttore” di quel media (un ometto nervoso solcato da occhiaie psicotiche che ne disegnano l’anima) è l’exploit di un malvagio, non di un malfattore?
La questione è complessa.
La istigazione al delitto di corruzione non corrisponde alla istigazione in genere (la cui punizione, oltre l’accettazione, ripetesi, esige la commissione di un reato). Essa è una istigazione in specie, è quella di cui all’art 322 cp, punibile in sé anche se non accettata (punibile diversamente secondo che sia istigata attività ufficiale conforme o contraria ai doveri di ufficio).
Dunque già per ciò sarebbe punibile l’uomo di “fanpage”ed i suoi sostenitori (l’intera redazione? Certamente il suo “direttore”). Ma la punibilità della istigazione non accettata, dipende dalla punibilità della istigazione accettata, fatta di dazione o promessa di denaro o di altra utilità, che avviano il fatto di corruzione (impropria o propria, cioè conforme al dovere di ufficio o difforme da esso - artt 318, 319 cp - antecedente, solo la prima, antecedente o susseguente, la seconda), che punisce corrotto (disp citt) e corruttore allo stesso modo (più che se questi fosse stato istigatore mero respinto).
Ed è da escludersi la punibilità della istigazione accettata, perchè: il collaboratore di giustizia, con i suoi complici, non aveva dietro sé alcuna impresa di smaltimento di rifiuti. Era un puro simulatore. I dirigenti regionali non avrebbero potuto, quindi, compiere attività d’ufficio. La corruzione era impossibile, ex art 49.2 cp, per inidoneità della azione del corruttore e del corrotto.
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fan(police)page

Era prevedibile che i media italiani, via via divenuti essenzialmente organi della divulgazione della azione anticrimine delle polizie e procure e giurisdizioni della repubblica. Della sua propaganda per la captazione del consenso e del plauso popolari. Della sua rappresentazione come solutrice unica della questione criminale quale unica questione sociale. Della inoculazione d’essa nella opinione e nella cultura sociali.

E così via via divenuti essenzialmente organi della diffamazione umiliazione mortificazione del popolo “criminale”. Della sua separazione, escissione, segregazione dal popolo totale. Della spoliazione dei diritti di cittadino di persona e (pure) di semplice essere umano dei suoi membri. Della sua opposizione e posposizione quale specie inumana, animale, a quella umana del popolo totale. Della sua destinazione, per ciò, alla deportazione esclusione eliminazione. Della inimicizia e della lotta mortali ad esso.

E così, nemici di parte del popolo, via via divenuti nemici di tutto il popolo (discriminato per specie benchè indiscriminabile, diviso benchè indivisibile).

Era prevedibile, dicevasi, che, via via divenuti (per immedesimazione) coattori (fomentatori e mallevadori) della azione anticrimine, potessero divenire istigatori di crimine; coautori d’esso. Schizofrenicamente in funzione anticrimine. Agenti provocatori di reato per farne scoperta denuncia diffamazione distruzione dei coautori. Autofonte della loro informazione giudiziaria. Per giunta in combutta con “collaboratori di giustizia” (corpo professionale di elucubratori e facitori d’accuse, a disposizione della istituzione anticrimine, se adeguatamente retribuito o comunque premiato). Ed è accaduto.

Per fortuna. Essendo l’accaduto epifania della loro effettiva reale funzione culturale, sociale e politica. Della politica del più antipopolare polizismo mondiale.
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Infiltrazioni libere ed uguali?

Grasso annuncia che, il suo partito, combattera'  le infiltrazioni mafiose‎.  Potrebbe annunciare altro il vessillifero   degli antimafiosi appositamente   infiltrati  od infiltrandi nella politica criminale parlamentare? P.Diaz
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Disbattista

Agenti provocatori per sventare la corruzione, vuole il piu' torrenziale del vertice dei  pentastellati. Sa che,  con cio',  combatterebbe  la corruzione arruolando corruttori ad istigarla?  La combatterebbe corrompendo?
E' dubitabile che lo colga, e che nemmeno lo sospetti. E non tanto  perche' il suo partito, a cominciare dal suo capo Di Maio,  "ignora i congiuntivi", cioe' i connettivi logici ( delle cose dei fatti degli atti...). Quanto perché, in effetti e dopo tutto,  e' un partito "polizico".
P.Diaz
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La dittatura in nome del popolo..

" La repubblica cinese e' una dittatura del Popolo" . La sua Costituzione, unica al mondo, lo dichiara apertamente. Ma non dovrebbe dichiararlo anche la repubblica che  sterminasse mezzomondo insindacabilmente  "in nome del popolo italiano"? P.Diaz
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razza e razzista

Fontana‎, candidato dal "centrodestra" alla presidenza della Regione Lombardia per le prossime elezioni, che non distingue tra l'uso del  vocabolo razza in se', pienamente ammesso e legittimo sul piano definitorio e perfino scientifico, e l'uso razzistico d'esso, che lui crassamente fece, potrebbe continuare ad appartenere all'Ordine degli avvocati,  per inadeguatezza linguistica e per adeguatezza razzistica?

Diritto non diritto

Attenzione allo stato di diritto..‎,ammonisce Cassese in un bel discorso sulla condizione (anti) giuridica del Paese. Non anche al diritto dello stato? Il diritto dei codici scodificato da anarchico e caotico, nondiritto delle "giurisprudenze"?

 

L'avvocato del boia

Il presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma si candiderebbe con il Movimento Cinquestelle, che vorrebbe all'Interno e  alla Giustizia ‎ Di Matteo e Davigo, l'eternità della pendenza penale per abolizione della prescrizione, l'inasprimento dell'intero sistema  sulla pelle del Popolo che rappresenterebbero. Ha sbagliato mestiere?

Trump l'aberrante..

"Water gate‎" anche per Trump, dopo Nixon. Stavolta letteralmente, dopo l'appellativo di   "cessi", da lui inflitto ad alcuni paesi sudamericani che spedirebbero i propri abitanti in Nordamerica.

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10.01.18

"massimo giletti"‎, da un canale televisivo ove scorre gagliardo, invoca il reato di Plagio (che condannò scandalosamente il prof Braibanti), abolito dalla Corte Costituzionale nel 1981, per inapplicabilità giudiziaria dei contenuti della previsione, per indeterminatezza e conseguente illegittimità costituzionale. Ma chi è, che ne sa, in forza di che parla di diritto penale, non prende coscienza della propria ignoranza insieme alla caterva di suoi simili altrettanto incompetenti e velleitari, non tace di ciò che non sa?" "Massimo" ma sotto il "minimo etico..."

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Eutanasìa ed eugenetica giudiziarie

La privazione giudiziaria dei diritti ‎civili della persona o di un  insieme di persone, porta morte giuridica? E, questa porta morte fisica? E l’induzione delle due morti, attività “legale” di incriminazione e di condanna a pena anche perpetua, potrebbe definirsi "eutanasia"? Nel senso, letterale, di buona morte, tanto più perché giusta, conforme al jus, al diritto? Le risposte affermative andrebbero comunicate a coloro che combattono l’eutanasia in nome della “assolutezza del valore della vita”. Ma soltanto in  relazione al trattamento medico del rifiuto di vivere, compreso quello, solo per estensione eutanasico, regolato col DAT (“Disposizioni Anticipate di Trattamento”) approvato l’altro ieri in Parlamento. Mentre essi non combattono, anzi approvano (ferventemente apprezzano) il trattamento giudiziario della voglia di vivere, l’eutanasia giudiziaria sopra detta. Costante per “morte civile”, quasi tale per morte fisica, giacchè morbilità mentale e fisica, mortalità “naturale”, suicidiarietà, da carcere, sono, per quantità, prossime a quelle di un conflitto bellico locale. Tanto più che, esse, costituiscono carattere e scopo, funzione, del “trattamento”. Ora. Poiché questa eutanasia, eliminatoria, avrebbe funzione risanatoria, purificatoria, dell’insieme sociale, della sua razza, potrebbe definirsi eugenetica (nell’anno 1920, Alfred Hoche, psichiatra, Karl Binding, giurista, nella Germania prenazista, evocarono e invocarono “eutanasia sociale”…)? La risposta affermativa, comunicata agli eutanasici giudiziari, potrebbe indurli a seriamente domandarsi in che cosa, il loro spirito, si differenzi da quello dei nazifascisti (eutanasici ed eugenetici archetipici e antonomasici).

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La più esilarante facezia di Bersani

Liberi e uguali con Pietro Grasso”, recita il simbolo della neonata entità politica. Tuttavia: Con la guida reclusore d’esseri umani, quale procuratore della repubblica poi giudice penale poi procuratore della repubblica poi procuratore nazionale antimafia, infine, membro (e presidente) del Senato della repubblica, mandato a proporvi e comporvi le più liberticide leggi di Europa Estovest. E, per ciò, diseguagliatore d’esseri umani: qua “gli incensurati”, là “i censurati”, tanto più se reclusi. Il tutto con la “neutralità” del pubblico ministero-giudice, del legislatore-magistrato, del capo-partito-seconda carica dello Stato… D’altronde, alla domanda chi condurrà il partito (mormorandosi che non lui ma “un politico” …D’Alema, potrebbe farlo), ha risposto che avendo guidato procure e superprocure e corti, potrebbe ben guidare un partito. Ma con tale equiparazione non distinguendo giurisdizione e politica, disconoscendone l’alterità, la rispettiva identità (del suo “teorema Buscetta” al Maxiprocesso ora non se ne può dire). E alla domanda che cosa fossero le tre linguette dopo Liberi, ha risposto che, oltre che congiuntiva E di Uguali, erano: “foglioline” evocative “dell’ambiente” e femminile di Liberi per le donne in politica («danno l’idea dell’ambiente e la possibilità di individuare le donne come elemento fondante della formazione politica», ha masticato laboriosamente). Chi l’avrebbe detto, di quell’esile segno, spiacente di non potere declinare il femminile plurale di Uguali senza rischiare il singolare (o lo strafalcione alla Boccassini, che, in una occasione pubblica, auspicò dai Gorilla “…..maniere brutale…”); e non incosciente dell’inutilità di declinarlo in Liberi, lessema “collettivo”, o “di massa”, che il femminile lo incorpora… ? Insomma, il capolavoro del noto umorismo di Bersani (che adottò Grasso, dal parlamento al partito), la composizione di quel simbolo. Tanto che è “smacchiare il giaguaro” (attuare l’inattuabile…); “pettinare le bambole” (sprecare energia …), tentare di decifrarla. Chi ci ha provato, arresosi, la ha degradata a scopiazzatura da Emergency, o dall’art 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Nella Costituzione italiana (art 48.2) i due termini qualificano il  “voto”, “eguale”, “libero”; se il compositore (che sarebbe il fratello di “Civati”) li avesse presi lì, avrebbe dovuto riportare  il terzo, “segreto”.  Di fatti: Liberi chi da chi per chi perché come dove quando? Uguali chi a chi perché come dove quando? D’altronde, storicamente, accompagnarono le demagogie più assoggettatorie e discriminatorie. Quindi, è prevedibile che, l’enigma, lascerà a lungo “la mucca in corridoio” (il popolo che chiede conto, al potere politico, della propria costitutiva infelicità…).

P.Diaz

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Mariano el pìcaro (popolano furbo e privo di scrupoli, avventuriero che vive di espedienti) III ultima parte

III (ultima parte)

Quanto al delito de Sedición (Delito contra el orden publico, Lib. II Tit. XXII, Cap.   I, art 544): Son reos de sedición los que, sin estar comprendidos en el delito de rebelión, se alcen pública y tumultuariamente para   impedir, por la fuerza o fuera de las vías legales, la aplicación de las Leyes o a cualquier autoridad, corporación oficial o funcionario público, el legítimo ejercicio de sus funciones o el cumplimiento de sus acuerdos, o de las resoluciones administrativas o judiciale: sono rei di sedizione coloro che, non avendo commesso delitto di ribellione, si sollevino pubblicamente e tumultuosamente per impedire, con la forza o fuori delle vie legali la applicazione delle leggi a qualche autorità..il legittimo esercizio delle loro funzioni, o l’adempimento degli accordi e delle risoluzioni amministrative o giudiziali.

I caratteri della sollevazione, dalla tumultuosità all’impiego della forza, ben disegnano il delitto, e ad  essa paiono adeguati i rilievi svolti in tema di rebelion . Compreso quello che la sollevazione deflagri, ex art 479 cit.,  dinanzi l’autorità  governativa chiamata a  sedarla o dissolverla (con effetti sulla punibilità e sulla pena),  giacchè, per  Artículo 549: .Lo dispuesto en los artículos 479 a 484 es también aplicable al delito de sedición). Mentre i fini, della sollevazione, si   dirigono verso l’ opposizione a comandi della legge o di altra autorità nel legittimo esercizio delle sue funzioni, o all’adempimento di accordi o di risoluzioni giudiziali.

E se i   comandi  sarebbero stati  quello  della legge (costituzionale) vietante il referendum; quello delle risoluzioni del Tribunal Constitucional che il giorno sette di  settembre,  su ricorso di Rajoy,  sospese la Ley del referendum de autodeterminacion approvata dal Parlamento il giorno prima,  e l’annullò il 17 di ottobre (perché avrebbe invaso  competenze statali e leso il principio costituzionale dell’ unità della nazione spagnola: art 2);   comandi che sarebbero stati disattesi, oltre che dalle manifestazioni e deliberazioni di settembre, dalla  dichiarazione di indipendenza fatta ( e invero sfatta nel contesto) dal presidente della Generalitat Puigdemont davanti il parlamento catalano il dieci di ottobre: essi, palesemente, non furono opposti con modi e mezzi corrispondenti a quelli incriminati;  giacche interamente riconducibili, come sopra detto, a quelli di attività istituzionali di relativi organi. La sollevazione di popolo erompente tumultuosamente, non è visibile in alcuno dei fatti  addotti dalla Fiscalia e dal juez ad arresto dei membri della Generalitat. Ed invero, nemmeno in quelli che hanno ispirato, nel juez  Lamela, l’arresto, per delito de sedicion, il 16 di ottobre, di Jordi Cuixart (presidente di Omnium Cultural) e di Jordi Sanchez (presidente della Assemblea Nacional Catalana), accusati di avere  organizzato e coordinato la manifestazione di protesta, di migliaia di persone, per l’arresto di 14 funzionari catalani ( sopra cennato),  nel corso delle  perquisizioni del 20 settembre, dalla  Guardia Civil, di alcuni edifici pubblici in cui si sospettava fosse custodito il materiale per il referendum (nell’occasione, Puigdemont ha denunciato il ritorno in Spagna di «presos politicos” e «vertenza (vergogna) democratica». E per quella manifestazione, che non avrebbe impedito ( secondo  questa magistratura,  un reato “commissivo, attivo”, quale è la sedizione, potrebbe avere forma "omissiva, passiva"!!), ha rischiato l’arresto (chiesto da La Fiscalia), Josep Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, accusato appunto di sedizione (ma l’Audiencia Nacional ha concesso il ritiro del passaporto e l’obbligo di firma ogni 15 giorni).

Per cui valgono le conclusioni tratte sulla rebelion, e valgono anche le considerazioni sui delitti attribuibili a coloro, delle istituzioni spagnole, che agirono sulla “sedizione”, perquisendo, sequestrando, inibendo, coercendo fermando, incriminando, arrestando …sopra esposte……

Quanto infine al delito de Malversacion (Libro II, Tit. XIX, CAP.VII,  art 432): 1. La autoridad o funcionario público que cometiere el delito del artículo 252 sobre el patrimonio público, será castigado con una pena de prisión de dos a seis años, inhabilitación especial para cargo o empleo público y para el ejercicio del derecho de sufragio pasivo por tiempo de seis a diez años (l’autorità o il funzionario pubblico che commette il delitto di cui all’art 252 sarà punito…). Per l’art 252 d’altro canto: 1. Serán punibles con las penas del artículo 249 o, en su caso, con las del artículo 250, los que teniendo facultades para administrar un patrimonio ajeno, emanadas de la ley, encomendadas por la autoridad o asumidas mediante un negocio jurídico, las infrinjan excediéndose en el ejercicio de las mismas y, de esa manera, causen un perjuicio al patrimonio administrado (saranno puniti…coloro che, avendo facoltà  di amministrare un patrimonio altrui, per legge o per mandato della autorità o per negozio giuridico, eccedano dalle medesime cagionando un pregiudizio al patrimonio amministrato…). Ora,  se il reato è nucleato sulla alienità, altruità, del patrimonio rispetto al suo autore.

E se, per art. 156 de la Constitucion : 1. Las Comunidades Autónomas gozarán de autonomía financiera para el desarrollo y ejecución de sus competencias con arreglo a los principios de coordinación con la Hacienda estatal y de solidaridad entre todos los españoles: Le comunità autonome hanno autonomia finananziaria, cioè patrimonio proprio, per l’espletamento delle loro funzioni in armonia con i principii dell’erario dello Sato e di solidarietà  fra tutti gli spagnoli.

E se “Sobre la malversación, l’ordine di arresto di Lamela adduce que los querellados “han hecho posible la realización de pagos para llevar a cabo un acto no ya contrario a Derecho, sino constitutivo de delito en tanto vulnerador de la declaración de inconstitucional acordada por el Tribunal Constitucional”: che gli incriminati hanno realizzato pagamenti per il compimento di un atto, il referendum, non solo  contrario al diritto ma anche costituente delitto di inosservanza della pronuncia del tribunale costituzionale: quando la spesa, in tesi, fosse stata sviata dallo scopo, fosse stata illegittima per ciò, avrebbe pur sempre attinto a patrimonio dello spenditore, non di altri. Non avrebbe malversato. Dunque, Mariano Rajoy, impregnato di franchismo, attaccata militarmente la dirigenza politica della Catalogna, occupatene le istituzioni, rimossa la soluzione giuridica della vertenza (già avvenuta con le deliberazioni del Tribunal Constitucional che hanno  annullato  quelle della Generalitat ),   insieme alla  possibilità della sua soluzione politica, rotti  i limiti delle leggi vigenti, compresi quelli  autoimpostisi (il  codigo penal vale dal 1996, anno del governo e del parlamento geriti dal Partido Popular allora guidato dal similpoliticante - si è detto - Jose Maria Aznar),  como  golpista ha jugado con la vida de otros….. Pietro Diaz

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America first…

Da DANIELE ZACCARIA ( in Il Dubbio 17/11/2017 - Pagina 11)

“La tortura è durata due ore, 120 minuti di pura crudeltà in cui la macchina della morte alla fine si è inceppata: il boia non è riuscito a trovare una vena "utile" nelle braccia (e nelle gambe) di Alva Campbell, 69 anni, condannato all’iniezione letale per un omicidio di un 18enne commesso nel 1997. I testimoni raccontano di una scena grottesca che sembra uscita da una pellicola di David Lynch con quattro agenti di polizia che hanno cercato invano di applicare un catetere venoso negli arti del prigioniero immobilizzato sul lettino, con un ultimo infruttuoso tentativo di far entrare il veleno attraverso la parte posteriore del ginocchio destro. Mentre le guardie si accanivano per trovare il "varco", Campbell cercava disperatamente di stringere le mani dei suoi aguzzini. Quando lo spettacolo è diventato insostenibile gli agenti hanno mandato via senza spiegazioni i giornalisti che, per la legge americana, possono assistere al supplizio assieme ai familiari delle vittime. «L’esecuzione si è conclusa con un fallimento, una nuova data verrà presto fissata», si legge in un laconico comunicato della portavoce dei servizi penitenziari di stato JoEllen Smith. Lo hanno riportato in cella su una sedia a rotelle, in attesa che la giostra mortale riprenda a girare. Lo stato di salute di Campbell è però pessimo: può camminare solo tramite un deambulatore, ha gravi insufficienze respiratorie (dorme con un cuscino medico speciale e riceve ossigeno quattro volte al giorno), ha recentemente subito una colostomia ed è probabilmente consumato da un tumore ai polmoni. I suoi avvocati hanno chiesto più volte la sospensione della pena ma le autorità dell’Ohio non hanno mai ritenuto le sue condizioni incompatibili con l’iniezione letale: «L’evoluzione dello stato di salute di mister Campbell è seguito in modo professionale per prendere le misure necessarie alla sua esecuzione», aveva detto appena tre giorni fa la stessa JoEllen Smith. Parole raggelanti, pronunciate dopo un’esame medico sulle «vene palpabili» del condannato che avrebbe avuto esiti positivi. Durissimo il commento dell’Unione americane per le libertà civili ( Aclu): «Oggi la vita di un uomo è stata oggetto di uno spettacolo macabro: è la seconda volta in pochi anni che questo acacde in Ohio, questo è disumano», tuona Micke Brickner, dirigente dell’organizzazione che ha chiesto l’ennesima moratoria sulla «pratica selvaggia» delle iniezioni letali rivolgendosi direttamente al governatore dello Stato John Kasich. Sul caso Campbell è intervenuta via Twitter anc! he Helen Prejan, religiosa cattolica e icona della battaglia contro la pena di morte negli Stati Uniti: «Kasich e i tribunali dell’Ohio avrebbero fatto meglio ad ascoltare gli avvocati di Alva». In ogni caso ci vorrà del tempo per riprogammare l’esecuzione, tra ricorsi legali e i normali tempi della burocrazia federale, Campbell dovrebbe tornare davanti al boia non prima della primavera del 2019, sempre che per quella data non sia già stato ucciso dalla malattia. Per il momento è rientrato nel braccio della morte come uno che torna dall’aldilà senza sapere bene il perche: «È un giorno che non dimenticherò mai nella vita», sono state le uniche parole riferite al suo avvocato. Il primo caso moderno di un tentativo di esecuzione fallito è accaduto in Louisiana nel 1946, quando una sedia elettrica malfunzionante non è riuscita a togliere la vita a Willie Francis un afroamericano condannato per un omicidio commesso quando aveva 15 anni. In quel caso la Corte Suprema degli Stati Uniti permise allo Stato di replicare l’esecuzione che avvenne nel giugno 1947.”

commento

Oltre che indignarsi personalmente politicamente moralmente esteticamente giuridicamente umanamente materialmente, occorre realizzare che: se l’omicidio è un crimine, quell’omicidio è un crimine; se l’omicida è un criminale, quegli omicidi (dai giornalisti ai familiari alle guardie al boia al chimico, al condannatore al legalizzatore loro) sono criminali. E seriale com’è l’omicidio, è crimine contro l’umanità, sono criminali contro l’umanità. Da deferire alla giustizia sovrannazionale. Oltre a quella dei popoli dei quali siano carnefici, così che abortiscano quanti li ingravidino, si sterilizzino per non più  averne.   

P Diaz

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Potere penale universale …

Ahmet e Mehmet Altan, fratelli, accusati di avere cercato di rovesciare l'ordine costituzionale, il parlamento e il governo della repubblica turca con tre articoli e una trasmissione televisiva che avrebbe contenuto "messaggi subliminali" lanciati alla vigilia del colpo di Stato del luglio 2016!!,  imprigionati da 450 giorni,  il 13 novembre sono davanti al loro giudice  (ma da  uno schermo appeso al soffitto perché la partecipazione fisica  non gli e' consentita), difesi da quattro avvocati (che possono sentire  in carcere non piu' di un'ora a settimana in colloqui registrati e presenziati da guardie),  nel piu' grande e moderno palazzo di giustizia di Europa,  a Instambul,  alla 26ma Alta Corte Penale. Gli avvocati si accingono a sollevare eccezioni procedurali (una ventina) per chiedere, all'esito, la loro scarcerazione ma il presidente della Corte passa la parola al pubblico ministero perchè dia inizio il dibattimento. Quando l'avvocato Ergine Cimnen si leva per osservare che le eccezioni, in quanto preliminari,  debbono precedere l'inizio del dibattimento,  e' espulso dall'aula. Alla ripresa dell'udienza un altro avvocato, Figen Albuga Calikusu del Collegio di Antalya, una donna, prende la parola e ricusa il giudice, è espulsa a sua volta. Ahmet Altan, i cui romanzi sono tradotti in vari Paesi tra cui l'Italia, ha scritto ai giudici: "uno Stato se vuole essere tale ha bisogno di prove per giudicare le persone, solo i despoti armati imprigionano la gente senza prove. Se continuate a giudicarci e a metterci in prigione senza prove, violerete le basi stesse della giustizia e dello Stato. Il vostro sara' un grave crimine".

Una obiezione. Senza prove? Le prove empiriche, quali quelle giudiziarie,  suppongono un fatto che ne sia oggetto. Se manca il fatto e' elusivo o collusivo denunciare mancanza di prove. Va denunciata la mancanza del fatto. In effetti i due fratelli rischiano l’ergastolo per mere manifestazioni del pensiero, per reati di opinione, di posizione (dissenziente o avversa al  regime di Erdogan).

Una osservazione. Di accuse senza fatto, fatte del  solo accusato; di rei senza reato, fatti non d’altro che la loro condizione sociale politica etica etnica religiosa razziale sessuale stilistica etc. (basti rammentare le persecuzioni giudiziarie degli Ebrei, degli Armeni dei Curdi, dei Palestinesi, dei Rohingya, degli Uiguri, degli Yazidi, degli Zingari, degli Omosessuali, dei Disabili degli Asociali, dei Neri - per limitarci ad alcune, ed agli ultimi cent’anni-colpevoli non d’altro che d’esser nati con apparenze e appartenenze date) traboccano le inquisizioni penali del Globo.

Pronte per giunta a incarcerare a vita o a portare a morte, in sproporzione tale, al contenuto della accusa, da atterrire,  infondere terrore, incarnare Terrore (Giacobino: la Legge dei Sospetti, del 1791 - proliferante ovunque nei secoli successivi- in base alla nascita allo  stile di vita alla posizione sociale, per i quali  chiunque potesse essere deportato o imprigionato o soppresso, gli fece da detonatore). E in sproporzione tale da controriformare, tremila anni dopo, la legge penale il principio  penale  del Talione (occhio per occhio…).  In queste ore  Ahmid Djalali, ricercatore medico iraniano, è prossimo alla esecuzione capitale per avere rifiutato d’essere confidente dei Servizi del suo paese.

E l’italia, avanguardia beccariana che pareva potesse ergersi a guida mondiale del diritto penale del reato, non del reo,  e  proporzionale ad esso, e che nondimeno ha recentemente arrestato, per partecipazione ad associazione mafiosa, l’avvocato che, nel processo per diffamazione intentato da R Saviano,  R Capacchione. R. Cantone ad alcuni  “mafiosi”, poi peraltro prosciolti, aveva “osato” chiedere la rimessione degli atti ad altro giudice per legittimo sospetto (art 45 cpp), processa ogni giorno le intenzioni, ogni giorno le condizioni umane suddette, e le condanna financo alla tortura del 41 bis. P.Diaz

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Mariano el pìcaro (popolano furbo e privo di scrupoli, avventuriero che vive di espedienti) II parte

II

Ma tornando ai diputats, può notarsi che sia il delitto de rebelion che quello de sedicion (vd.tra poco), non paiono, modalmente e funzionalmente, attagliarsi ad essi ed alle loro deliberazioni.

Perché le disposizioni descrivono sollevazioni di popolo, violente e pubbliche, irriconducibili  alle formali manifestazioni della volontà politica delle istituzioni della Generalitat (pur se, in ipotesi, giuridicamente aberranti, illegittime). Sollevazioni deflagranti, davanti autorità governative chiamate a sedarle o dissolverle (con effetti sulla punibilità o sulla pena): Artículo 479: Luego que se manifieste la rebelión, la autoridad gubernativa intimará a los sublevados a que inmediatamente se disuelvan y retiren. Si los sublevados no depusieran su actitud inmediatamente después de la intimación, la autoridad hará uso de la fuerza de que disponga para disolverlos. No será necesaria la intimación desde el momento en que los rebeldes rompan el fuego. Artículo 480. 1. Quedará exento de pena el que, implicado en un delito de rebelión, lo revelare a tiempo de poder evitar sus consecuencias.2. A los meros ejecutores que depongan las armas antes de haber hecho uso de ellas, sometiéndose a las autoridades legítimas, se les aplicará la pena de prisión inferior en grado. La misma pena se impondrá si los rebeldes se disolvieran o sometieran a la autoridad legítima antes de la intimación o a consequencia de ella: quando si manifesti la ribellione l’autorità governativa intimerà ai sollevati che…. si ritirino……andrà esente da pena l’autore del delitto che…..i meri esecutori de che depongano le armi…...

D’altronde, se fossero state sollevazioni, le manifestazioni e le deliberazioni dei referendari indipendentisti, l’ordine di arresto del Juez Lamela avrebbe dovuto estendersi a tutti los sublevados (vd tra poco), alle centinaia di migliaia di persone che (oltre due milioni) parteciparono all’excursus referendario (articulo 473.1  Los que, induciendo a los rebeldes, hayan promovido o sostengan la rebelión, y los jefes principales de ésta, serán castigados con la pena de prisión de quince a veinticinco años e inhabilitación absoluta por el mismo tiempo; los que ejerzan un mando subalterno, con la de prisión de diez a quince años e inhabilitación absoluta de diez a quince años, y los meros participantes, con la de prisión de cinco a diez años e inhabilitación especial para empleo o cargo público por tiempo de seis a diez años. Cioè, punibili i promotori o gli organizzatori o i capi, della ribellione, lo sono anche “ i meri partecipanti”. E se ciò fosse stato ignorato, da  La Fiscalia e dal suo suo juez (il connubio fra essi e le loro funzioni non avviene scandalosamente solo in Italia, benchè in Spagna sia più sobrio), denuncerebbe vieppiù, negli arrestati, presos politicos.

Difatti.

Per i Delitos contra la Constitución (TÍT.  XXI,  CAP.  I Liber II), Rebelion articulo 472:  Son reos del delito de rebelión los que se alzaren violenta y públicamente para cualquiera de los fines siguiente: commettono il delitto di ribellione coloro che si sollevino  violentemente e pubblicamente, perseguendo qualcuno dei seguenti fini…: il  fine attribuito alla rebelion dall’ordine di arresto è di: 5.º Declarar la independencia de una parte del territorio nacional

Quindi, senza la sollevazione manca il delitto. Il quale manca anche se, essa, non abbia perseguito alcuni fini.

Ma quando quel fine avessero perseguito i membri del governo e del parlamento della Generalitat, da un lato, non lo avrebbero fatto sollevandosi al modo detto (va ricordato, peraltro, che Puigdemont ha ripetutamente insistito sulla “non violenza” della  azione  della  Generalitat); da altro lato lo fecero, dicevasi, nella esplicazione di funzioni istituzionali (pur in ipotesi illegittima).

D’altronde, se lo svolgimento di funzioni istituzionali non staccasse la “rebelion” dalla sua previsione legale, poiché tra los fines seguente d’essa appare 6.º Sustituir por otro el a …..el Consejo de Gobierno de una Comunidad Autónoma, o usar o ejercer por sí o despojar al ….Consejo de Gobierno de una Comunidad Autónoma, o a cualquiera de sus miembros de sus facultades, o impedirles o coartarles su libre ejercicio, u obligar a cualquiera de ellos a ejecutar actos contrarios a su voluntad (cioè il fine di subentrare  ….al Consiglio di Governo di una  Comunità Autonoma; o di  usarlo o esercitarlo per sé, o di  spogliare il Consiglio o alcuno dei suoi membri, delle sue facoltà, o impedire o coartare il loro libero esercizio od obbligare qualcuno d’essi ad eseguire atti contrari alla sua volontà):

sarebbe manifesta la corrispondenza ad esso della devastante manovra di intrusione di sostituzione di destituzione di coercizione di spoliazione delle funzioni  del Consiglio e dei  membri della Generalitat, attuata da Rajoy "al volante"  dell’art 155 della Constitucion.

E  manifesta la corrispondenza al fine di 4.º Disolver…. cualquier Asamblea Legislativa de una Comunidad Autónoma, impedir que se reúnan, deliberen o resuelvan, arrancarles alguna resolución o sustraerles alguna de sus atribuciones o competencias (fine di disciogliere l’Assemblea,….o di impedire che si riunisca, che i suoi membri deliberino o adottino risoluzioni o annullino risoluzioni o sottraggano attribuzioni o competenze), della devastante manovra attuata da Rajoy al comando de La Guardia Civil, con le irruzioni nelle sedi e nelle funzioni della Generalitat (e con l’arresto, a seguito delle manifestazioni di protesta di centinaia di migliaia di persone nei giorni 20, 21 di  settembre, di quattordici funzionari delle Generalitat, subito seguito da quello di Jordi Cuixart e di Jordi Sanchez  per delito de sedicion: vd dopo).

E manifesta la corrispondenza, di  quest’ultimo comando e dei suoi esecutori, al delito in  artículo 498: Los que emplearen fuerza, violencia, intimidación o amenaza grave para impedir a un miembro ….de una Asamblea Legislativa de Comunidad Autónoma asistir a sus reuniones, o, por los mismos medios, coartaren la libre manifestación de sus opiniones o la emisión de su voto: saranno puniti coloro che useranno forza violenza intimidazione minaccia per impedire a un membro dell’assemblea di partecipare alle sue riunioni , o con gli stessi mezzi, coartare la libera manifestazione delle loro opinioni o la espressione del voto.  E al delito in artículo 499:  La autoridad o funcionario público que quebrantare la inviolabilidad de …….una Asamblea Legislativa de Comunidad Autónoma, será castigado con las penas …..: la autorità o funzionario pubblico che infrangerà la inviolabilità della assemblea sara punito….

E se el juez Lamela, arrestando per delitti di rebelion (y sedicion)  avesse “steccato”,  come qui si ipotizza: "Los querellados jugaron un papel activo, impulsando el proceso soberanista minuciosamente diseñado y franqueando toda clase de barreras que pudieran desviarles de su última finalidad” ( :la dichiarazione di indipendenza). “La acción de los querellados fue meditada y perfectamente preparada y organizada, reiterando durante más de dos años el incumplimiento sistemático de las resoluciones del Tribunal Constitucional en pro de la independencia”. In  altre parole, el juez  accusa gli arrestati di avere elaborato  la strategia di un movimento secessionista, organizzata e con  divisione dei ruoli tra le autorità governative, parlamentari e le associazione indipendentiste (ANC e Ómnium) che permisero la celebrazione del referendum illegale dell’1 di ottobre e la dichiarazione d’indipendenza approvata nel Parlamento lo scorso 27 ottobre. Oltre che di avere inadempiuto alle risoluzioni del Tribunale Costituzionale a prò della indipendenza . Cioè li accusa, per tabulas, di nulla che sia, e nemmeno somigli a ribellino suesposta; allora:

è manifesta la corrispondenza della accusa al delitto in  Artículo 501. La autoridad judicial que inculpare o procesare a un miembro ……..de una Asamblea Legislativa de Comunidad Autónoma sin los requisitos establecidos por la legislación vigente, será castigada….: il giudice che avesse incolpato o processato un membro della Assemblea…. in mancanza dei requisiti stabiliti dalla legge….sarà punito.

In proposito non pare inutile rilevare che, in questa parte del codigo penal, le istituzioni della  Generalitat ed il loro addetti sono rappresentati  “soggetti passivi” del reato, quelli che lo subiscono, non "soggetti attivi”, quelli che lo commettono. Posizioni non invertibili, giudiziariamente,  nel sottosistema. Benchè lo siano state.

Dunque “reato comune”, di popolo, la rebelion, non di istituzione. Ovviamente, di  istituzione che non se alzaren violenta y públicament., come fece la istituzione, militare,  sollevatasi, nel mese di febbraio del 1981, con il   “colonnello Tejero”, il quale, al comando del La Guardia Civil (guarda caso..), irruppe pistola in pugno nel Parlamento madrileno, sequestrò alcuni  membri, ne disperse altri (non tutti, fra questi Santiago Carrillo, che non ne fu  intimorito), poi fu arrestato, incriminato per rebelion e condannato a trent’anni di carcere.

D’altronde, è stato ritenuto delito de desobediencia al Tribunal Constituzional (Lib. II, Tit.l XIX Cap. III. art 410: Las autoridades o funcionarios públicos que se negaren abiertamente a dar el debido cumplimiento a resoluciones judiciales, decisiones u órdenes de la autoridad superior, dictadas dentro del ámbito de su respectiva competencia y revestidas de las formalidades legales, incurrirán en la pena de multa de tres a doce meses e inhabilitación especial para empleo o cargo público por Tiempo de seis meses a dos años.: le autorità o funzionari pubblici che non adempissero a ..decisioni od ordini legittimi di autorità superiori saranno puniti ….), a marzo scorso, nel processo ad Artur Mas (ex presidente della Generalitat, Joana Orteg, ex vicepresidente, Irene Rigau, ex assessore, condannati a due anni di interdizione dai pubblici uffici: la Fiscalia aveva chiesto dicci anni de prision), il fatto di avere promosso, con manifestazioni e mobilitazioni e deliberazioni non diverse da quelle della Generalitat presente, nel 2014, un referendum consultivo sulla indipendenza della Spagna.     ….segue

Quanto al delito de Sedición (Delito contra el orden publico, Lib. II Tit. XXII, Cap.   I, art 544): Son reos de sedición los que, sin estar comprendidos en el delito de rebelión, se alcen pública y tumultuariamente para   impedir, por la fuerza o fuera de las vías legales, la aplicación de las Leyes o a cualquier autoridad, corporación oficial o funcionario público, el legítimo ejercicio de sus funciones o el cumplimiento de sus acuerdos, o de las resoluciones administrativas o judiciale: sono rei di sedizione coloro che, non avendo commesso delitto di ribellione, si sollevino pubblicamente e tumultuosamente per impedire, con la forza o fuori della vie legali la applicazione delle leggi a qualche autorità..il legittimo esercizio delle loro funzioni, o l’adempimento degli accordi e delle risoluzioni amministrative o giudiziali.

I caratteri della sollevazione, dalla tumultuosità all’impiego della forza, ben disegnano il delitto, e ad  essa paiono adeguati i rilievi svolti in tema di rebelion. Compreso quello che la sollevazione deflagri, ex art 479 cit., dinanzi l’autorità governativa chiamata a sedarla o dissolverla (con effetti sulla punibilità e sulla pena), giacchè, per Artículo 549: .Lo dispuesto en los artículos 479 a 484 es también aplicable al delito de sedición). Mentre i fini , della sollevazione, si   indirizzano alla opposizione a comandi della legge o di altra autorità nel legittimo esercizio delle sue funzioni, o all’adempimento di accordi o di risoluzioni giudiziali.

P.Diaz

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