“IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI”

Chi avrebbe immaginato che nell'Italia dalla cultura giuridica e costituzionale fra le piu' feconde e ricche del Globo, che ha materiato la attuale forma dello Stato e del Governo, repubblicana e parlamentare, la molteplicità dei poteri ( parlamento, corte costituzionale, presidente della repubblica, governo. giurisdizione), la loro separazione in vista della distinta ponderazione del comando finale; chi avrebbe immaginato che, li', sarebbe andato al potere giuridico governativo e legislativo uno, Di Maio, ( per quanto si sappia) totalmente ignaro d'essa, alieno ad essa, inaccostabile ad essa, sebbene promosso dal (suo) popolo?

Nessuno.

Perché se lo avesse fatto, avrebbe anche immaginato la caterva di sfracelli legislativi esecutivi (giudiziari riflessi) socioeconomici etici, che da oltre un anno, ad opera del suddetto (se’ movente in "arte" manifestamente non sua) funestano ammorbano affliggono il Paese.

Ma comunque non avrebbe immaginato che costui , rappresentante del popolo in Parlamento, (ha detto) “per risparmio di spesa” nazionale (50milioni anno! Stima Cottarelli..) , si sarebbe dato alla mutilazione di ciò che egli stesso esercita da rappresentante, la sovranità del popolo.

Cioe', meno popolo al potere legislativo, quindi al potere esecutivo, da quello espresso, quindi al controllo legislativo del potere giurisdizionale, da quello espresso, quindi al potere di rappresentazione della unità del Paese (il presidente della Repubblica), da quello espresso, quindi al potere di giudizio costituzionale sulle leggi, da quello (in parte) espresso.

Cioè meno potere al popolo, da uno che rappresenterebbe la sovranità del popolo!

. Perche' non avrebbe immaginato che costui, con la sua presenza non altro che materiale, in quella cornucopia di frutti immateriali della civilta' giuridica grecoromanoitalica (invero, ad espulsione automatica degli importuni, stavolta tuttavia inerte), sarebbe andato a sfiancare giuridicamente, con lo strumento dell'art. 138 cost, quella sovranita'.

Una sovranità non rappresentabile che nella misura quantitativa e (quindi) qualitativa stabilita dalla Costituzione (rivoluzionaria della sua precedente assenza), in 630 deputati e 315 senatori.
Cioe', in un rapporto d'essi alla popolazione (nella media degli Stati UE all’incirca), che fosse il minimo per la intercomunicabilità del mandato elettivo.
Una misura ovviamente sorretta da una legge elettorale esclusivamente proporzionale, che raccogliesse in Parlamento ogni parte (ogni!) del popolo, così che ‘ questo, tutto, vi presenziasse.

Tanto che la Costituzione, alla messa a regime dei suoi poteri (tutti i suddetti tranne il giudiziario perché non elettivo), quella legge materialmente adotto'.
D’altronde avendola implicitamente enunciata nell'art. 48 in rapporto all'art 1.
Talmente, che a seguito dei tradimenti d'essa dai mattarelli porcelli e via crescendo in infedelta' alla Costituzione, la Corte costituzionale (in anni recenti) ne ha reso esplicito l’implicito, attestandone la presenza, e la sua primazia quasi assoluta.

Ebbene costui, nella sua consistenza antropica, di quella misura ha avuto che dire; quella misura, la minima congruente al fine (cennavasi), si è posto a rideterminare.
Per di più profittando di una rappresentanza che all’esito della sua opera si appresta ad irridere.

In forza quindi di una rappresentanza, della sovranità popolare (che portandosi al di sotto dei valori di effettivo esercizio) si sopprimerebbe da sé.
Con l'inimmaginabile esito, storico, per il quale, la rappresentanza parlamentare della sovranità popolare, piuttosto che essere soppressa, secondo il modello tipologicamente fascista, si sopprimerebbe da sé.
E sempre da sé riporterebbe fascismo, dei rapporti fra sovranità dello stato e sovranità del popolo, anzi neofascismo, per la importanza della innovazione nella soggettività agente.

Innovazione peraltro del tutto originaria ed originale. Tanto quanto fu originale il fascismo italiano, allorchè precedette l’hitlerismo il franchismo il salazarismo (e gli altri contemporanei e successivi Ismi del mondo, della risma dei politicanti mattatori dei popoli).

D’altronde è la prima volta che, al seguito (già impensabile) del suddetto, tutti (tutti) gli schieramenti politici del parlamento si accingerebbero a confluire in unico schieramento, per il voto al “taglio dei parlamentari”.

Ma se così sarebbe:

Tutti i partiti già “partito unico”?

E "il partito unico", in rappresentanza del popolo si appresterebbe a destituirlo dalla sua sovranità?

In altre parole, il popolo per via dei suoi rappresentanti starebbe per abdicare al titolo di sovrano?

Al titolo inabdicabile, per art 1 della Costituzione, sebbene davanti ad esso l’art 138 cost. brandito per l’occasione, dovrebbe arretrare, come farebbe per la “forma repubblicana” (art 139), della quale la sovranità del popolo (art 1) è nucleo fondante?

Essendo stato possibile l’avvento del suddetto al potere politico generale, tutto è possibile…

Pietro Diaz

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