La lettera della Camera penale milanese che respinge la partecipazione del Consigliere Davigo ad una imminente Cerimonia. Alcuni commenti ad essa.

“Abbiamo preso atto della delibera del Dicembre 2019 con cui il Consigliere Piercamillo Davigo è stato designato a rappresentare il Consiglio Superiore della Magistratura alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nella sede della Corte d’Appello di Milano.

La Camera Penale di Milano “Giandomenico Pisapia” ritiene doveroso rappresentare l’inopportunità istituzionale di tale designazione considerate le posizioni ideologiche pubblicamente manifestate dal Consigliere Davigo, tra le quali, solo esemplificativamente, le ultime riportate nella intervista pubblicata su II fatto Quotidiano del 9.1.2020.

Si tratta di esternazioni che negano i fondamenti costituzionali del giusto processo, della presunzione di innocenza e del ruolo dell’Avvocato nel processo penale, che viene marchiato come soggetto sodale con gli interessi più negativi e lucrativi nell’innestare meccanismi difensivi pretestuosi e dilatori.Tali dichiarazioni pubbliche da parte di un magistrato sarebbero di per sé molto gravi, ma diventano inaccettabili se pronunciate, come nel caso del Consigliere Davigo, da un magistrato che riveste l’alta funzione istituzionale di Consigliere del CSM.

Tanto che esse sono già state da altri sottoposte all’attenzione dell’organo titolare dell’esercizio dell’azione per eventuali profili di responsabilità disciplinare.Per queste ragioni, la Camera Penale di Milano esprime la sua contrarietà in ordine alla partecipazione del Consigliere Davigo, quale magistrato designato dal Consiglio Superiore della Magistratura, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nella sede di Corte d’Appello di Milano, auspicando una rivalutazione della designazione a suo tempo effettuata”.


ANEDDOTO A MARGINE DELLO SCRIVENTE

"Interpellato da Floris (nel terzultimo Di Martedi) su cosa pensasse di Craxi, costui (oltre che consigliere del csm, presidente in Cassazione penale) ha risposto:

è stato condannato.

Cioè, di un uomo (comunque) frutto del primo (nel tempo) partito politico d'Italia (unita) che abbia avuto a scopo la liberazione dell'uomo dall'uomo e che per oltre un secolo pugnò eroicamente per raggiungerlo.

 Cioè di un uomo (comunque) prodotto di tanta storia, egli coglie e riferisce (non più che) una scheggia della sua (immensa) vita personale.

E in essa lo annichilisce.

Uno siffatto, non può che scaturire da tutt'opposta storia, di oppressione dell'uomo dall'uomo, financo milanese come la sua esistenza professionale, quella della Colonna Infame."


L’ANEDDOTO  E ‘ STATO VARIAMENTE COMMENTATO:
DA CHI LO  HA DEFINITO “CRAXIANO” A CHI GLI HA OPPOSTO L’ELENCO PUNTIGLIOSO DELLE CONDANNE INFERTE. 

A QUESTO SI E' COSI’ RISPOSTO

"E quindi?

Ho evocato Craxi per lodarlo?

O per segnalare che un magistrato della repubblica, alla vigilia della solenne commemorazione del suddetto ad Hammamet, alla presentazione
dell’omonimo film sul finale della sua vita, invitato ad interloquire pubblicamente dall’alto della sua posizione istituzionale, culturale, sociopolitica, non ha avuto altra parola che quella del casellario giudiziario?

Altra parola che avesse e diffondesse intelligenza della complessità.

Che di episodi di vita, quali il reato, non ne facesse tutta la vita. Che della condanna d’essi non ne facesse condanna della vita. A vita.

Per questo lo ho evocato.

Per segnalare con un solo esempio l’irrealismo l’irrazionalismo il nichilismo, di quella parola.

E la sua totale inadeguatezza alla posizione sociale dell’ autore.

Avrei potuto fare altre esemplificazioni. Trasferire quegli stati della mente, del magistrato, sul terreno proprio del diritto, generale e particolare, penale.
Per mostrare quanto essi vivano e vincano in ogni sua interlocuzione pubblica. Nell’ultima:
“in italia conviene più ammazzare il coniuge che divorziarne”.

“Aforisma” eversivo dell’ordinamento giuridico e morale. Ma che appositamente reca l’auspicio che l’istituzione (cui egli appartiene) possa “legalmente” ammazzare chi ammazzi (dato che questi, oggi, avrebbe l’ergastolo, superabile solo dalla pena di morte).

Avrei potuto farlo meticolosamente, aforisma per aforisma, per mostrarne la totale alienità al diritto ed alla sua civiltà.

Ma la sobrietà è doverosa. "

Pietro Diaz

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