GILETTI E IL CALCIATORE GIUDIZIARIO…

In un incontro televisivo "fuori sede", che, per leccarsi alcune ferite subite in precedenti incontri, s’ è fatto organizzare da M. Merlino nel suo “salotto”, egli - crassamente ignorando tutto o quasi del campo battuto da Di Matteo-, ponderando calcisticamente la professionalità di costui, la ha equiparata a quella del calciatore Ronaldo.

Come se quel magistrato lavorasse di piede, se catturando qualcuno andasse in goal e più catture facesse più eccellesse; e se la rete individuale familiare sociale del catturato fosse rete da calcio, stessa fibra tessile, paziente lo stesso urto.

O all’inverso (nella complessità del fare), come se andando a rete (fuori dei dibattimenti, nel suo campo elettivo, nelle “indagini preliminari”) quel magistrato si imbattesse in difensori e portieri, o in arbitri che gli contestassero il fuori gioco il fallo semplice o il fallo di rigore.

Laddove, nel suo campo, i difensori sono (per legge) inesistenti, e il giudice è un simulacro.

O come se la cattura del “mafioso”, per la quale basta che taluno sia detto tale da talaltro, abbia lo spessore tattico dell’azione verso il goal osteggiata da un’ intera squadra avversaria.

Insomma, Giletti non ha nemmeno sospettato che Ronaldo potesse adontarsi della equiparazione...

Tanto più se, per avventura, il calciatore avesse, del magistrato, una conoscenza meno stereotipata di quella del “ conduttore" ( e delle caterve di spettatori passivi delle sue imprese, che la hanno imbastita ..).

pietro diaz

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