TONINELLI A CATANIA? IL MENO FESSO…


Interrogato dal difensore di Salvini se, nel 2019, avesse “firmato divieto di transito di ingresso e di sosta”, per la nave Gregoretti con un carico di 131 migranti, ha risposto “non ricordo” .
“Non ha ricordato”, nemmeno, se l’arresto della nave fuori il porto fosse stato indirizzato, da Salvini, ad indurre la collocazione, in Europa, dei migranti.
Il difensore dell’accusato ha insistito perché ricordasse, mostrandogli anche un video con Conte che conferma il fine, dell’arresto della nave fuori il porto, alla induzione degli stati europei alla ricollocazione suddetta.
Non c’è stato verso.

Orbene

Nella manifesta presa di distanza, da quei fatti, l’ex carabiniere Toninelli ha fiutato un pericolo?

Verosimilmente..

Non solo quello d’esser chiamato a rispondere, in concorso con Salvini, del sequestro di persona in art 605 cp (pena da tre a quindici anni). Ma di esserlo nel “sequestro di persona” (o nella tenuta d’essa “in potere” ) “al fine di costringere… uno Stato, una organizzazione internazionale… a compiere qualsiasi atto o ad astenersene.. subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione” (art. 289 ter cp, pena de venticinque a trent’anni! ).

Pericolo concreto, quello fiutato dall’ ex carabiniere, perché, emergendo il reato ( che non potrebbe emergere più visibilmente! ), il piemme potrebbe incriminarlo, insieme ad ogni altro membro del governo che non si fosse dissociato dalla sua condotta.

Pericolo che, peraltro, dovrebbe avere fiutato anche Salvini.

E, se lo avesse fatto, sorprende che sia stato meno cauto di Toninelli.

Pur se potrebbe avere confidato nella “convergenza” del piemme di Catania, il ben noto Zuccaro, colui che ne ha seguito passo passo (dal versante giudiziario, si intende) le campagne antimmigrazione.
E che, di fatti, in udienza ne ha già chiesto il proscioglimento (dopo averne chiesto in precedenza l’archiviazione, respinta dal giudice).

pietro diaz

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