QUANDO D’ALEMA DRIBBLO’ OCALAN, PASSANDO LA PALLA AI PRECURSORI DI ERDOGAN

1.Il 12 novembre 1998, Abdullah Ocalan, leader del PKK, il partito dei lavoratori Curdi militante in Turchia, ricercato dagli organismi (giudiziari e politici) del Paese quale “terrorista”, giunge in Italia provenendo dalla Russia.
E’ accompagnato dal deputato al Parlamento italiano Ramon Mantovani, e chiede asilo politico, ricorrendone le condizioni di cui all’art. 10 della Costituzione, che lo assegna (obbligatoriamente) a colui al quale, nel suo Paese, sia impedito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche previste da quella Carta (Ocalan, primo difensore politico del popolo curdo oppresso secolarmente dalla Turchia, è per ciò ricercato, con accuse da pena di morte).

A capo del Governo italiano è “la sinistra”, diretta da Massimo D’Alema ( e altri del genere).
E’ un periodo (breve) nel quale la vita civile e democratica pare riossigenarsi, riprendersi dalla ipossia poltica.
Lo segnala il gesto di Ramon Mantovani, deputato di Rifondazione Comunista fino a poco prima partito governativo critico del Comunismo passato, nella intenzione dialettico e liberatorio.

2. Poiché Ocalan è inseguito da un mandato di cattura della autorità giudiziaria, è trattenuto al Celio (una prigione militare), in Roma, per il disbrigo giudiziario della richiesta di estradizione espressa da quella autorità.
E poiché ha richiesto asilo, è in attesa del suo disbrigo amministrativo.

Peraltro, l’estradizione verso un Paese che, per l’accusa di reati politici che la sospinga preveda la pena di morte, non potrebbe essere concessa dall’organo giudiziario italiano, poiché assolutamente vietato dagli artt. 10.4, 26.2 della Costituzione.
Se mai, l’accusato, potrebbe essere processato in Italia.
E inoltre, l’asilo dovrebbe essere concesso, in adempimento dell’obbligo costituzionale suindicato.

Quindi la riossigenazione della vita democratica pare assumere forma e forza giuridica.
E politica, parendo che il Governo, ed il suo Capo (d’altronde “leader maximo”) voglia sbandierarle simbolicamente e pedagogicamente sopra il precedente periodo politico. Parendo quasi che le abbiano concertate.
Tanto più che Ocalan, nelle sue prime interviste, ha annunciato di prefiggersi la soluzione politica (storica) al conflitto Curdo Turco.

3. S’alzano in volo interessati approcci di Stati esteri, alla faccenda.
Oltre la Turchia, Stati Uniti e Israele, ed i loro Servizi.
Ma il diritto italiano è assai chiaro: divieto di estradizione, obbligo di asilo, assoluti.
Tanto che, preoccupato delle more della decisione sul secondo, Luigi Saraceni (fondatore di magistratura democratica e, allora, avvocato) difensore di Ocalan , assumendo l’asilo come “diritto perfetto”, cioè decidibile dalla giurisdizione ordinaria (in specie il Tribunale di Roma) anzichè da organo politico-amministrativo (la apposita Commissione ministeriale), la adisce, e ne ottiene il riconoscimento.

Così Ocalan ha acquisito il diritto di stare nel territorio italiano.
Nessuno potrebbe allontanarlo, per alcuna ragione.
E largo movimento di opinione lo sostiene e assiste.

4. Senonchè, inopinatamente, il 16 gennaio 1999, Ocalan sparisce. Altrettanto inopinatamente D’Alema, interpellato (cronaca di Corriere delle Sera) sul fatto qualche giorno dopo, avrebbe risposto, indispettito “Non so dove sia ora Ocalan, nè mi interessa”.

5. Ci si è potuti interrogare, in seguito, se effettivamente egli non avrebbe saputo, e comunque non sarebbe stato interessato a sapere, nientedimeno che:
Il 16 gennaio 1999 Ocalan si era diretto “spontaneamente” a Nairobi in Kenia,
Li sarebbe stato ospite della ambasciata greca, senza che tuttavia la Grecia concedesse asilo.
Il 15 febbraio 1999, sarebbe stato catturato (rapito), mentre si dirigeva all’aeroporto di Nairobi scortato da alcuni agenti greci, “da un commando del Mossad”.
Il Servizio israeliano lo avrebbe ceduto ai Servizi turchi.
Condotto in Turchia, sarebbe stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza dell’isola di Imrali.
Li sarebbe stato condannato alla pena di morte per atti di terrorismo (pena che, tuttavia, il Presidente turco Ecevit sospese, ad evitare inimmaginabili livelli di detonazione politica dell’affare. Tanto che è probabile che abbia fatto di tutto perché, di lì a poco, nel 2002, la Turchia abolisse la pena di morte, convertendola in quella dell’ ergastolo).

6. Quindi, D’Alema non avrebbe saputo come e perché Ocalan fosse scomparso, né sarebbe stato interessato a saper che fine avesse fatto?
Non lo avrebbe saputo, né sarebbe stato interessato, egli, sebbene sovrastato, politicamente e giuridicamente, dal divieto di estradizione ( ed eventualmente l’obbligo di avviare il processo in Italia) e dal dovere di asilo?

Anzi dal dovere di tenere chi lo avesse avuto (vd sopra)?

6.1 Saraceni racconta che, in un incontro col suddetto Ocalan in Italia, egli, a lui calabrese avrebbe detto : se n’adda ij, se ne deve andare.
Altri raccontano che l’ esodo di Ocalan dall’Italia sarebbe stato voluto e organizzato da membri del Governo.

7. E così, finita l’ossigenazione politica, tornò l’ipossia….

pietro diaz

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