NON C’E’ DI CHE RIDERE: BORGHI E SALVINI NON SONO SOLO TOT0’ E PEPPINO

Gli esilaranti personaggi della commedia cinematografica dei falsificatori di banconote da lire diecimila (che avrebbero speso per scacciare la fame), i quali agivano nottetempo dal “Tipografo LoTurco” (che impartiva ordini da chirurgo: alcool..! alcool..), appendevano le banconote ad un filo stenditoio finché asciugassero, e poi tentavano goffamente di spacciarle, guardinghi diffidenti.
1. Borghi e Salvini gli somigliano nel (progettare di) fare altrettanto, ed in modo altrettanto comico, per la completa inadeguatezza al compito di un Borghi le cui smodate sonorità vocali, del parlare normale, suppongono provenienze da cavità craniche assolute. O di un Salvini la cui brutalità mentale è finemente istoriata nel ghigno invariabilmente plastificato, oltre che nell’eloquio stabilmente surreale.
Anzi in modo più comico, perché mentre i comici della finzione paiono consapevoli della delittuosità dell’opera, e di fatti agiscono segretamente, quelli della realtà ne paiono inconsapevoli.
1.1 Se si appresterebbero a contraffare apertamente (la funzione di moneta di) banconote che hanno denominato "minibot", giacche’ di piccolo taglio non produttive di interessi non scadenti, denaro ad ogni effetto che emetterebbe (si suppone) il ministero dell’economia quale mezzo di pagamento di debiti dello Stato verso fornitori; ma anche di debiti verso lo Stato; e, insomma, quale denaro via via astratto dal rapporto genetico, e polifungente nella interazione economica.
Se cioè batterebbero moneta per sdebitare lo Stato della somma di circa 75miliardi di euro verso imprese, con la prospettiva di estenderne il compito ad altri sdebitamenti dello Stato (verso impiegati pubblici pensionati e via estendendo); o verso lo Stato.
Se lo farebbero privi del potere giuridico relativo, poiché nella Unione Europea cui il loro Stato appartiene, solo la sua Banca, “Centrale", potrebbe.
Se lo farebbero, quindi, in violazione patente (oltre che degli apparati normativi di quella Unione) della legge in art 453 del codice penale (che punisce la contraffazione di monete con la reclusione fino a dodici anni).
Se lo farebbero obbligando (o istigando) a commettere delitto, di acquisto detenzione spendita o messa in circolazione d’esse, puniti dalla legge in art 455 del codice (con reclusione ridotta rispetto alla precedente), coloro che fossero destinatari dei pagamenti o a loro volta autori d’essi.
In una ostinazione circolare di delinquenza nummaria, che soltanto alla completa inadeguatezza al reale dei due potrebbe sfuggire.
1.2 Quindi, decisamente più comici, questi attori, di quelli (sebbene il celebre duo De Curtis-De Filippo, abbia fatto sbellicare il Paese dalle risa).
Ma qui finiscono le differenze nelle somiglianze, e qui inizia la abissale differenza sociopolitica delle gesta di questi dal gesto di quelli, ove si valuti se abbiano senso strategico e quale. E, prima, si valuti se covino fin dall’origine intenti di cospirazione politica.
2. Indipendentemente dalla loro delittuosità, esse muovono più incisivamente di altre macchinazioni, del gialloverdismo di oggi e di ieri, a recidere dagli Stati della UE l’italiano.
Vulnerano la prerogativa esclusiva del conio della moneta e contaminano questa pesantemente.
Dichiarando di farlo per pagare debiti dello Stato ammettono insolvibilità e insolvenza.
Ammettendole suscitano allarme fra i finanziatori dello Stato, il loro recesso dall’ulteriore finanziamento e la esazione coattiva del pregresso.
Suscitano quindi illiquidità monetaria dello Stato e bisogno di conio di moneta propria.
In conseguenza, esodo dello Stato dalla moneta e dal sistema giuspolitico europei.
In conseguenza, acquisizione di ogni sovranità dopo quella monetaria, concentrazione oligocratica e autocratica d’essa (sebbene per Costituzione appartenga esclusivamente al Popolo).
Quindi fascistizzazione e nazionalizzazione della sovranità quale sua preparazione al controllo e alla repressione di tutto quanto ne dissentisse le si opponesse le si ribellasse la combattesse materialmente politicamente ideologicamente culturalmente.
2.1 Sequenze e conseguenze, quelle esposte, tanto più immaginabili, quanto più probabile il disastro socioeconomico del Paese e la reazione popolare ad esso.
3. Congetturale?
Certo.
Ma che il fasciorazzista incontrovertibile (già per il ghigno subumano) Salvini sia il ministro di polizia, detenga il potere di Forza e di Dictatura d’ordine pubblico e lo eserciti legalmente e illegalmente (indifferentemente), come il suo recente passato di nomoclasta (distruttore di norme), antinomo (oppositore a norme), anarchico (senza norme e principii), autocrate (trae solo da sé i contenuti del potere che esercita), eversore solipsistico (che maniacalmente non conosce altro da sé) di qualunque regola ostacoli o intralci il suo cammino:
conferma la congettura.
Pietro Diaz

Questa voce è stata pubblicata in frammenti, Prima Pagina. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *