GOLDEN POWER (potere speciale) A CONTE? MA SALVINI DIVERGE. Semiologia di una fattura per 15000 euro.., del 14 di maggio 2018.

1.Athena Global Opportunities, un fondo di investimento gestito da R. Mincione, finanziato, egli ha riferito, dalla Segreteria di Stato Vaticana (con 200 milioni di dollari), tramite il fondo FIBER 4.0, che controlla, mira alla governance di Retelit SPA, una società italiana di telecomunicazioni ( uno dei principali operatori italiani di servizi digitali e infrastrutture, che dall’anno 2000 è quotata alla Borsa di Milano, e la cui fibra ottica si sviluppa per oltre 12.500 chilometri, e si estende oltre i confini nazionali).

Ma alla assemblea dei soci del 27 aprile 2018, la maggioranza azionaria di Retelit, costituita dalla (tedesca) Shareholder Vale Management e da Libyan Post Telecommunications information TechnologCompany, conferma la precedente governance ed il suo management.

2. A quanto pare, Fiber interessa della questione, subito, il Governo (allora ancora “Gentiloni”) per l’eventuale esercizio del Golden Power ( il potere di intervento governativo su vicende di società con “attivi” aventi importanza strategica, in specie nel settore delle Comunicazioni). Sempre a quanto pare, senza dare seguito.

Frattanto.

3. Dopo l’esito elettorale del 4 marzo, fervono trattative per la formazione del Governo fra M5S e Lega, che intendono affidare il ruolo di “primo ministro” ad “un terzo”, subito identificato nel prof avv Giuseppe Conte. Certamente identificato in lui , perché “portato” dal M5S A. Bonafede, che ne è stato collaboratore presso la cattedra fiorentina di diritto privato (collaborazione durante la quale, costui, ha conseguito il dottorato di ricerca – in altra Universita- e superato il concorso di avvocato…).

3.1 La formazione del governo ha il suo tempo, che finirà il 31 maggio 2018.

Ma già il 14 di maggio i capi dei due partiti possono diffondere che essa è a buon punto..

Il 17 di maggio riferiscono al Presidente della Repubblica che al “contratto di Governo” mancano i ritocchi.

Il 22 di maggio gli “propongono” Conte quale Presidente del Consiglio dei ministri.

IL 23 di maggio costui ha, dal PdR, l’incarico, e in pubblico discorso, dice (fra l’altro) “ Il contratto su cui si fonda questa esperienza di governo, a cui anche io ho dato il mio contributo…” (cioè attesta la propria partecipazione all’intera trattativa).

Il 24 di maggio egli intensifica le consultazioni.

Il 27 di maggio la procedura si intoppa (perché il PdR non vuol saperne di Savona ministro economico. E M5S e altri, di rimando, gli minacceranno impeachement…);

Dopo altro incarico, di formazione del Governo, a Cottarelli che non riesce, è reincaricato Conte, che il 31 di maggio riesce, e, con i ministri, giurerà, il 1 di giugno.

3.2 Dunque Conte, nel corso dell’intero procedimento, è il formatore del Governo ed il suo (probabile) presidente.

4. Appena sette giorni dopo il giuramento, il Governo, posta all’ordine del giorno la questione Retelit, emetterà un decreto (vd dopo), che Retelit, dal suo canto, impugnerà.

5. Ma da talune inchieste giornalistiche (La Repubblica già quel Maggio, poi L’Espresso, poi Financial Times), spunta che il giorno 14 di maggio 2018 (quello surriferito, allorchè i capi dei due partiti annunciarono d’essere prossimi al “contratto di governo”), l’avvocato G Conte ha indirizzato una fattura professionale a Fiber 4.0 , per un valore “a saldo” di euro 15000 (oltre spese generali….), dicente:

«Saldo dei compensi per la redazione del parere sulla valutazione dell’assunzione, da parte di Libyan Post Telecommunications information Technology Company, del controllo su Retelit Spa all’esito dell’assemblea del 27 aprile 2018 e sulla eventuale violazione degli obblighi stabiliti in materia di golden power».

5.1 Mentre il parere ha asserito che il voto degli azionisti «poteva essere annullato se Retelit fosse stata collocata sotto le regole del golden power, che permettono al governo italiano di stoppare (sic) il controllo straniero di compagnie considerati (sic) strategiche a livello nazionale».

Orbene:

5.2 il parere fu usato col Governo Gentiloni, allora munito del golden power?

No ?

Quindi perché fu chiesto?

E perché fu emesso?

E, dato lo schema dell’esercizio del potere suddetto (L. n. 56 2012, L. n. 172 2017) , per cui la società comunica quanto faccia al Governo, che ha un termine per fare a sua volta. Schema che, quindi, ha per parti (formali) esclusivamente gli anzidetti:

perché Fiber, estranea ad esso, ha chiesto un parere inutilizzabile (e inutilizzato), per di più’ , dal contenuto ovvio, giacchè ripetitivo del dato legislativo (la collocazione di un agire della società in area economicamente strategica, apre all’intervento del Governo…)?

E perché Conte ha accettato di emetterlo?

Forse, Fiber, ha inteso raggiungere il (probabilmente) venturo capo del Governo (non quello allora in carica!) che, e affinché, deliberasse su Retelit?

Forse Conte per ciò si è fatto trovare?

Per una intesa (strettamente congetturando, ovviamente) che portasse ad assecondare le mire grandimprenditoriali del Vaticano?

D’altronde, Conte dirà (vd dopo) che neppure conobbe Mincione, e questi dirà altrettanto, di Conte.

Quindi, chi li ha fatti incontrare, per una prestazione inutilizzata?

5.2.1 Gli interrogativi, per di più, li accredita ed acuisce il fatto che “il parere” sia stato saldato il 14 maggio, quando la formazione del Governo fu detta probabile, e otto giorni prima che Conte fosse presidente incaricato e diciassette giorni prima che fosse presidente del Consiglio dei Ministri.

Cioe’, che fosse pubblico ufficiale, che chiedendo e ottenendo quanto in fattura, avrebbe potuto disciogliere un rapporto professionale in “intelligenza” a rischio di reita’ (anche per Mincione…), oggi rinomata.

Tanto più che, il rischio, pare essere stato da lui colto, se, per scongiurarlo, richiamerà (vd dopo) esattamente l’antecedenza del rapporto all’ incarico governativo.

6. Il sette di giugno Conte è in Canada. Non è in Roma- Palazzo Chigi, dove il Consiglio dei ministri esercita il “potere speciale” sulla faccenda Retelit. E’ altrove, in latino “alibi” (“nec hic nec ibi sed alibi..”: “nè qui né lì ma altrove…”), parola che consona a quanto pocanzi ipotizzato.

Di fatti egli accampa:

6.1 “Nei primi giorni del maggio 2018 (appunto! ndr) l’allora avvocato Conte ha ricevuto dalla società Fiber 4.0 l’incarico di scrivere un parere pro veritate circa il possibile esercizio, da parte del governo, dei poteri di golden power nei confronti della società Retelit. In quel momento, ovviamente (sic) , nessuno poteva immaginare (sic) che, poche settimane dopo, un governo presieduto dallo stesso Conte sarebbe stato chiamato a pronunciarsi proprio sulla specifica questione oggetto del parere” (sic).

Aggiunge che, egli, non ha partecipato al Cdm del 7 giugno 2018, “astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione (ma non aveva emesso un parere in tema? ndr) . ” Si fa presente che in quell’occasione il presidente Conte era impegnato in Canada per il G7. Pertanto non esiste (sic) nessun conflitto di interesse, rischio questo (sic: il conflitto è un rischio? ndr ) che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani” .

Ma se Conte era altrove, cioè’ assente dal CdM, come avrebbe potuto “astenersi” (ciò che implica presenza)?!

E comunque, se si fosse astenuto, non lo avrebbe fatto proprio perché in (potenziale o attuale) conflitto di interessi ( che la astensione ha quale causa tipica)?!

Prosegue il suddetto ( si noti, parla di sé in terza persona…):

“Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine” .

Quindi, nella sua condizione di probabile presidente del nuovo Cdm, avrebbe dato un parere “pro veritate”, riguardante quel CdM, ad uno sconosciuto?!

«Confido che questi chiarimenti forniti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dal premier Giuseppe Conte su fondo cui avrebbe lavorato in qualità di avvocato, e finito nelle ultime ore al centro di un’inchiesta del Financial Times, consentano di dissipare qualsiasi dubbio sulla mia persona quanto a presunti conflitti di interesse o a legami con il fondo di investimento indagato in Vaticano» (si noti, ora parla di sé, contestualmente, anche in prima persona… ).

E aggiunge «è stata affrontata anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituzionalmente deputata, nel nostro ordinamento, a vigilare anche sulle ipotesi di conflitto di interesse» (che quindi vi sarebbe stato?!). Alla quale egli avrebbe fornito le informazioni richieste, «unitamente ai necessari riscontri documentali, dimostrando in particolar modo la mia astensione (formale e sostanziale) a qualsiasi decisione relativa a Retelit, e ribadendo di non aver mai conosciuto o avuto contatti con i vertici societari di Fiber 4.0 (e specificamente con il sig. Mincione)» (sic).

E richiama la lettera del 24 gennaio scorso del Segretario Generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dicente: M «alla luce dei riscontri da me offerti (dice lui o la lettera?) l’Autorità, nella sua adunanza del 23 gennaio 2019, ha ritenuto di non avviare alcun procedimento ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 215, non ritenendo sussistenti i presupposti per l’applicazione della legge”.

Sic!

Comunque sia

7. Quel 7 di giugno, il Cdm non “stoppera’ (vd sopra il parere di Conte) l’attività di controllo della governance e del management su Retelit.Deliberato di esercitare la golden power, la confermerà: “con riferimento alla modifica della governance di Retelit derivante dall’assemblea dei soci del 27 aprile 2018…, mediante l’imposizione di prescrizioni e condizioni volte a salvaguardare le attività strategiche della società nel settore delle comunicazioni”.

8. Salvini in tema ha scagliato:

“Domani il primo giornale che leggerà il presidente del Consiglio sarà il Corriere dell’Umbria, ma il secondo sarà il Financial Times… Qualcuno a Palazzo Chigi, dovessero essere confermati questi dati, dovrebbe sentirsi abusivo”.

E : «Se il Financial Times l’ha tirato fuori, ci saranno degli elementi e qualcuno indagherà». «Conte dovrebbe riferire in Parlamento, anche senza che la Lega glielo chieda. Se un giornale autorevole come il Financial Time ipotizza dubbi, ombre o conflitti di interesse, mi aspetto che il presidente del Consiglio corra a riferire in Parlamento. Se non ritenesse di farlo lui, da oggi stesso glielo chiederemo noi»,?

Lo ha fatto anche perché, egli presidente il 7 di giugno, il CdM non ha “stoppato” la governance di Retelit?

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