COMPAGNO PUTIN


Pare non diverso dal solito l’avanzare di Valentina Tereshkova nella larga sala della Duma. Dove esercita la scienza politica di ex tessitrice e di prima donna spedita nello spazio. E dove quel mattino depone un emendamento. Uno di innumerevoli, che si accumulano per poi rimettersi ai Lavori Parlamentari che verranno.
Ma stavolta l’emendamento attrae l’ Assemblea, per un’ora e mezza . Quale ne è l’oggetto?
La disposizione della Costituzione russa che impedirebbe a Vladimir Putin di ridivenire presidente della Federazione, dopo due mandati di sei anni ciascuno, scadenti nel 2024. Due? In verità quattro, mandati, gli altri due di Putin travestito da Medvedev alla presidenza della Federazione, egli frattanto vestito da capo del governo russo. Certo, mandati più brevi di quello in corso, di quattr’anni anziché di sei. Ma che Putin, tornato ufficialmente alla presidenza della Federazione nel 2012, ha tosto allungato a sei anni. Con chirurgia (contro)costituzionale gemella di quella che oggi cura Tereshkova. Giacchè ruminava fin da allora che “per la Russia l'alternanza di potere è ancora un lusso».
L’emendamento Tereshkova propone l’estinzione ( aritmetica) del passato presidenziale di Putin. Dopo di che, l’”ex” agente del KGB avrebbe la possibilità di governare per altri sei anni. Più sei ovviamente, essendone per deferenza scontato il rinnovo del primo. Avrebbe la possibilità, cioè, di governare ( alla sua maniera!) dalle future elezioni presidenziali del 2024 fino al 2036.
Accanto all’emendamento di Tereshkova ne è presentato un altro. Dall’olimpionico di Lotta Aleksandr Karelin, anch’egli, come l’ex tessitrice, dipanante scienza politica in quella sede. Esso prevede lo scioglimento della Duma subito dopo il referendum del 22 aprile venturo (asseverativo della riforma della Costituzione), quattro anni prima della fine della legislatura (e dell’accantonamento delle poltrone dei deputati e dei loro privilegi!).
Dopo di che compare Putin.
I più si attendono che parli del crollo del rublo per la dissennata politica di incremento della produzione del petrolio russo, cui è seguita, per ritorsione, l’esondazione del liquido dalla Arabia Saudita a prezzo più basso, che ha polarizzato la domanda.
E invece no.
Esordisce pacatamente riferendo, asciutto, che gli piace la mozione di Tereshkova e non gli piace quella di Karelin ( che scioglierebbe il parlamento in un paio di mesi). E subito compiace i parlamentari.
Poi si inoltra nella illustrazione della necessità di conservare un presidenzialismo forte e soggettivamente stabile: - «Esiste la democrazia parlamentare, un giorno il potere sarà meno personalizzato, ma per ora non fa per noi»
I deputati ne sono affascinati, e approvando l’emendamento, conferiscono a Putin la possibilità di governare per ulteriori dodici anni dopo il 2024. Cioè per una quarantina d’anni ininterrottamente, dalla fine dei passati anni ’90. Da autocrate (chi non condivida il potere con alcuno), autoereditario per di più! In una Federazione di repubbliche democratiche! Putin comunque appare democratico ai deputati. Di fatti non ha chiesto che fosse toccato il divieto del terzo mandato: dodici anni non di più!!
Esulta Tereshkova, tornata dallo spazio ai tempi di Kruscev (il “revisore” dello stalinismo) all’esito della sua operazione diritta ad esso: «Perché dobbiamo inventarci giri complicati?». Non se la prende a male Karelin, ben dissimulando che con la sua proposta ha fatto il gioco della "compagna".
Né tanto meno se la prende a male il popolino lì “rappresentato”. Anelante, Putin messianico, al ritorno di Dio nella Costituzione.
Ed ancor meno se la prende a male il capo della Duma Viacheslav Volodin, proclamante «Senza Putin non ci sarà più la Russia». Senza lui, per il quale la presidenza della Federazione «Non è un lavoro, è un destino…”. Lui, e potentati sociopoliticoeconomicomoralgiuridici, in effetti affaristici, bramanti l’assolutismo plutocratico.
Quindi
Caddero per ciò venti milioni di sovietici sotto il fuoco dei repressori politici?
Putin, successore legittimo di questi ne è convinto…
P.S. alcuni dati sono stati tratti da un articolo su Linkiesta del giorno 11 marzo 2020.

pietro diaz

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