16.04.15

Renzi anacusico?

“Renzi non si farà tirare le orecchie da Obama” pre dice padre Livio a Radio Maria, prima della migrazione verso l’America del “capodelgovernoitaliano”….
Non si é ancora notato che Renzi, oltre due grumi informi di carne rossiccia e malaticcia, a rischio di sprofondamento nei canali auricolari (grumi diffusi, peraltro, nelle vecchie stampe, razziste invero, dei tratti del capo degli “inferiori” fisiopsichici), non ha orecchie?
Ed é per ciò che non intende, alcun suono verbale che non sia il proprio ?

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15.04.15

Fu, non fu, allora cosa fu (Il genocidio degli armeni, in Bergoglio ed in  Erdogan)?
..tuttavia, dovrebbe esserci qualche differenza fra lo Stato italiano, che vieta il “negazionismo”, e lo Stato turco, che vieta l’”affermazionismo”.
Benchè somiglino tanto, nel vietare la espressione del pensiero storiografico…
Diaz

Tortos(o)

In una intervista successiva alla diffusione, su facebook, della “rivendicazione”, il poliziotto ha posto una questione lessicale:
la Cedu afferma che fu “tortura”, io affermo che fu “operazione di polizia”.
Ora, poiché non ha contrapposto le due affermazioni, il poliziotto ha rivendicato alla polizia la facoltà di “tortura”?
Questo pare… ma già pareva nella diffusione su facebook…
Diaz

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14.04.15

Ucciso l’avvocato, repressa l’avvocatura, in magistratura.. 

Per la uccisione di un avvocato da un suo cliente al Tribunale di Milano, il procuratore generale di Napoli ha disposto la perquisizione quotidiana degli avvocati entranti in tribunale, scambiato per reo un offeso da reato, anzi, per reo, la categoria professionale dell’offeso da reato…
In tale stato mentale (confusionale ma anche padronale) dell’esercizio del potere della magistratura penale italiana, che un carabiniere (un “carabiniere”, uno la cui funzione e’ scritta nel porto di carabina che lo denomina), levi le mani sui primi, avvocati, della chilometrica fila (“per uno”) che attende di subire la perquisizione personale, e denuncia che le ore prefissate per i loro adempimenti processuali scadano inesorabilmente e drammaticamente, e’ del tutto conseguente al sopruso (non solo logico) del procuratore che, d’altronde, gli e’ “superiore”…
Benchè, in tale stato delle cose, l’unico giusto, e tutore di giustizia, paia l’avvocatura…

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13.04.15

‎Stampa liberata dall’antifascismo per il ritorno al fascismo

“Il giornalista” Statera attacca il “dermatologo” Soro, che denuncia, quale tutore nazionale della privacy, la macelleria sociale attuata dalla stampa giudiziaria con la diffusione di atti giudiziari contenenti intercettazioni le quali, al fondo, avvengono su accusati e non accusati di reato su chiunque…
ed obbietta che  Soro non denunci l’ossessività delle chiamate telefoniche delle aziende per offerte commerciali…
Le quali quindi, per “uno dei più autorevoli giornalisti italiani”, sarebbero assimilabili alle intercettazioni nascoste all’intercettato, non consentite dall’intercettato, rubate clandestinamente all’intercettato, inoltre, lesive dei diritti costituzionali  dell’intercettato..
D’altronde, sullo scandalismo giudiziario (a pro’ delle polprocure), “Libera”, la associazione “antimafia” guidata dall’inquisitore cattolico e clericale “antimafia”, “donciotti”, ha accumulato un patrimonio di sei milioni di euro e conseguito il lascito di un capannone Fiat da un  Agnelli in persona..

‎Mattarell(o) antipopolo..

“Bisogna bandire ogni forma di disprezzo verso la magistratura”…elucubra a voce alta il “presidente della repubblica”…
Cioè, privilegiata la magistratura della immunità da ogni responsabilizzazione giuridica, e sociale, il presidente della repubblica democratica ne rivendica l’immunità anche dal giudizio popolare?
Ne rivendica le prerogative della maestà, anzi della divinità ( Islam ed ebraismo lo insegnano ed impongono)?
D’altronde, l’eversività della elucubrazione del predetto, “deriva” conseguentemente dalla qualità,  concomitante, di presidente del Consiglio superiore della magistratura, di “maxistrato”…

La scienza incasellata 

Il telegiornale scentifico di Rai Tre intervista “il giudice Caselli” sulle contraffazioni del cibo, e costui (il veggente giudiziario della diccì mafiosa, della trattativa statomafia e di altre anamnesi della sua cartella clinica) le giudica “mafiose”..
Gli fa da contrappunto, altrove, il segretario della ANM, enunciando che violenza e magistratura sono inconciliabili…dove la violenza legalmente istituzionalmente quotidianamente, applicata dalla magistratura penale, é sfumata, ai suoi occhi, nella  “banalità del male” …

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10.04.15

I diritti personali, costituzionali, alla mercè di siffatta magistratura….
Diaz

G8, Sabella nella bufera. “Io vittima di una regia, la politica cercava il morto per demonizzare la piazza”
 
L’intervista ad Alfonso Sabella: “Adesso spero in un nuovo processo per cancellare questa macchia sulla mia vita e sulla mia carriera”
di GIOVANNA VITALE
“A Genova sono successe cose molto strane”. Nel suo stanzino a Palazzo Senatorio l’assessore Alfonso Sabella divora una sigaretta dopo l’altra e torna con la mente a quel G8 di 14 anni fa che non ha mai smesso di tormentarlo. “Io ho avuto il torto di rivelare ai pm il piano, secondo me folle, degli arresti preventivi. E i servizi me l’hanno fatta pagare cancellando i tabulati del mio cellulare”.”Il gip Vignale ha poi fatto il resto”, prosegue Sabella. “Con un’ordinanza infamante ha archiviato la mia posizione, nonostante io sia l’unico del G8 che non solo ha rinunciato alla prescrizione ma si è anche opposto alla richiesta di archiviazione. Ecco perché adesso spero che qualcuno mi denunci: fra gli indagati di allora io sono il solo ancora processabile. Così potrò finalmente cancellare questa macchia che ha devastato la mia vita e bloccato la mia carriera di magistrato”.

Cominciamo dall’inizio. Ci spiega cos’era questo “piano degli arresti preventivi” e quali erano le sue mansioni a Genova?
“In quell’estate del 2001, io ero capo dell’Ufficio Ispettorato del Dap. Una ventina di giorni prima dell’inizio del G8 mi chiamano e mi illustrano il piano degli arresti preventivi. Gli obbiettivi  –  mi spiegarono  –  erano due: respingere alla frontiera quanti più malintenzionati possibile, sulla scorta delle segnalazioni dell’intelligence; cominciare ad arrestare, già da lunedì 15 luglio, tutti i manifestanti che avessero con sé cappucci neri, mazze da baseball e ogni tipo di arma, propria e impropria. E trattenerli in stato di fermo, prima, e in attesa della convalida del gip, dopo, sino alla fine del summit. Vietando per di più i colloqui con i difensori, che dovevano essere differiti”.

Perché era un piano folle?
“Intanto perché non si può portare la gente in carcere senza prove. Oltretutto avevano deciso di chiudere i due penitenziari della città, che stavano nella cosiddetta zona gialla, e di creare due prigioni provvisorie a Forte San Giuliano e a Bolzaneto. È ciò che mi rimprovero di più: accettare un piano che faceva acqua da tutte le parti, tentando di correggerlo in corsa. Piano che in realtà non è mai scattato”.

E che avrebbe poi scatenato i massacri?
“Il piano fu modificato in corso d’opera forse proprio per soffiare sul fuoco e far esplodere gli scontri. Fino a venerdì pomeriggio, alla morte di Carlo Giuliani, non era stato fatto nemmeno un arresto: il primo, il fotografo Alfonso De Munno, arrivò a Bolzaneto pochi minuti prima dell’omicidio. Mi sono fatto l’idea che dietro ci fosse una regia politica”.

È un’accusa grave, assessore. Regia di chi?
“Di preciso non lo so. È possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre”.

Torniamo a lei. Per le torture a Bolzaneto è stato indagato, poi stralciato e infine archiviato, ma secondo il gip lei è stato negligente nei controlli, imprudente nell’organizzare il servizio, imperito…
“Ma allora se così è, perché non mi ha rinviato a giudizio per lesioni colpose? La verità è che mi volevano incastrare. Per due motivi: aver rivelato il piano aberrante degli arresti preventivi; per il fatto che fossi un magistrato e dunque perfettamente funzionale alla logica craxiana del “tutti colpevoli, nessun colpevole””.

Lei però era responsabile del carcere di Bolzaneto.
“Si ma non ero lì quando i pestaggi si verificarono, ma a Forte San Giuliano, dove non è successo niente. Lo dimostrano i tabulati dei 4 telefoni cellulari che usavo quel giorno. Chiesi ai magistrati di Genova di controllare i miei spostamenti, perché ogni sospetto fosse dissipato. Ma quando dopo 9 mesi furono finalmente acquisiti, il traffico relativo alla ‘cella’ territoriale che io occupavo durante le violenze era sparito (cancellato su quattro cellulari!) e dunque era impossibile affermare dove mi trovassi”.

E chi è stato?
“Posso pensare ai servizi. Perciò mi sono messo da solo a ricostruire tutti i miei movimenti attraverso i tabulati delle chiamate in entrata, cioè delle telefonate ricevute. E dimostrai che quando ero a Bolzaneto, non c’era stata alcuna violenza. Ma, nonostante questo, il giudice se n’è infischiato e ha emesso un provvedimento di archiviazione che mi ha devastato la vita e la carriera”.

All’indomani dei massacri lei ha difeso i suoi uomini.
“Pensavo fossero stati corretti. Quando ho scoperto cosa avevano fatto, mi sono sentito uno schifo”.

E ora, pensa alle dimissioni?
“No. Io qui in Campidoglio sto dando parecchio fastidio. Perciò non me ne vado. Non intendo dargliela vinta”.

 
http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/04/10/news/g8_sabella_nella_bufera_io_vittima_di_una_regia_-111565317/?ref=fbpr
 
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7.04.15

Malavita della Bonavita…

‎In “C’era  una volta in America” (nella versione integrale faticosamente ricostruita ed edita a “pasquetta”, Sergio Leone mostra interrogatori violenti, attuati dalla “malavita”, molto simili a quelli della polizia..mostra inoltre, della “malavita”, pretese di esclusiva dell’uso della forza, al suo interno, molto  simili a quelle  della polizia rispetto ad essa.
Film, il suo, consapevolmente o no, molto istruttivo, ‎della coessenzialità degli organismi sociali utenti la forza e la violenza..

Polmagistratura universale…

‎La magistratura turca ha oscurato i socialnetwork frequentati dalla popolazione turca dopo che, alcuni, avevano diffuso le immagini del sequestro di un magistrato turco, da una organizzazione politica “terroristica”, che manifestava contro il favoreggiamento giudiziario, dal predetto, della polizia che aveva ucciso un innocuo minorenne in piazza a contestare il regime di Erdogan..

Saviano non abortisce …

‎Teme l’abuso della pillola abortiva, cioè teme la libertà di accoppiamento (ma è anche ipotizzabile che, la sua mente ben truccata, tema l’abuso della pillola in se’, senza la funzione antiabortiva…), ed esorta poi, sul “suo” settimanale (che in un momento di stasi delle facoltà cognitive gli ha affidato la rubrica del “povero” (per ciò) Giorgio Bocca… d’altronde, contemporaneamente, ne ha affidato un’altra al similpenomane Travaglio) a far parlare le donne anziché parlare d’esse…
Cioè costui, nel suo “stato etico”, da un lato reputa di stabilire ciò di cui si possa e si debba parlare, da altro chi possa e debba parlare..
D’altronde, le donne dei casalesi, lui, le ha messe a tacere per sempre, insieme alla specie, infamandole o incarcerandole…

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6.04.15

Il papare

Oramai Francesco (Bergoglio) è completamente “secolare”, nella visione nella considerazione nella ispirazione nella profetazione…non esce da un (solo) tema che non sia trattato dalla politica nazionale (con sguardi fugaci a quella internazionale), con preferenza per quelli più reazionari e “statali” (polizieschi e giudiziari), populisti e mediatici : lotta alla mafia alla corruzione…
come nella storia della chiesa, che, quando non abbia esercitato direttamente il potere “temporale”, lo ha ‎affiancato seguitato imitato echeggiato…
Con ciò dimostrando (scientificamente) come il potere della chiesa sia stato esclusivamente secolare, sotto mentita spoglia sacrale (irrazionale magica decettiva),  basata sulla menzogna e sulla corruzione (collusione col potere vincente, captazione della credulità popolare)…
Ora si apprende, finanche, che, lui regnante, i vescovi diocesani, con loro decretali, hanno inibito al popolo di partecipare alle processioni religiose come portatori di statue o di insegne, se non per iscritti in appositi elenchi, sostanzialmente predisposti secondo criteri elaborati da forze dell’ordine, della magistratura penale particolarmente antimafia, da associazioni pseudoreligiose portavoce ufficiali delle predette (ad esempio e ironicamente, “Libera” di “Donciotti”)…d’altronde. Non fu la chiesa ad inventare e ad applicare l’Inquisizione?

Mafiantimafiantimafiantimafia...‎conviventi o commorienti…

‎Un siciliano (miracolosamente) coglie che, se dal 1997 al 2007 (circa) gli omicidi, nella sua regione, sono scesi da centocinquanta (circa) a nove,  la mafia “militare” (questo aggettivo, ufficiale, trascura, strategicamente, la capacità di assimilazione, al sostantivo, degli altri organismi militari..statali…) è estinta, insieme alla sua specifica cultura; congettura,   inoltre, che l’intera cultura mafiosa sarebbe prossima alla estinzione, od al diradamento..
E constata, ad un tempo,che l’antimafia rifiuta espressamente di coglierlo, e di adottare condotte conseguenti…
persevera, può aggiungersi, nell’assalto “militare” alle persone ed alle cose, oltre ogni principio del diritto penale moderno e liberale, ‎inventando gli obbiettivi, non più la mafia formalmente illegale (per estorsioni etc) ma la mafia formalmente legale, degli affari legali, degli appalti e dei subappalti, rispetto alla quale lo stigma penale non è impresso al fatto in sé, ma alla contiguità del suo autore a contesti famiglie o gruppi etnicamente mafiosi, è impresso al mafioidismo, all’impronta etnica…
ma, beninteso, tanto potere, di etnocidio, è conferito. al titolare, da leggi dello Stato,  quelle della “lotta” etnica agli aggregati sociali (oggi, col renzismo, draconiane)…da ultimo, contro un “mafioso” (forse) vivente in latitanza, M Messina Denaro, ha incarcerato, dopo gli amici, parenti e affini tra la figlia, perché e in quanto tali…
” tecnica”, invero, esemplarmente attuata nella unione sovietica di Stalin, la afflizione della famiglia dell’incolpato quale mezzo di ricatto della sua condotta, o mezzo della sua repressione..

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5.04.15

L’ingiustizia del giusto..

“ Che cosa aveva fatto di male Jerome Crainquebille, venditore ambulante di verdura fresca? Nulla, all’apparenza. Spingeva, come d’abitudine, il suo carretto per le vie di Parigi, gridando ai passanti: “Cavoli, rape, carote!”. Il peggio che se ne potesse dire è che ostruiva un poco il traffico. Ma in rue Montmartre, tra il fragore delle carrozze e dei barrocci e il trapestìo dei passanti, l’agente 64, che aveva intimato a Crainquebille di sgombrare la strada, credette di sentirgli pronunciare, in risposta, un irriverente: “Porca vacca!”. Ed ecco che, acciuffatolo per il bavero, trascinava fino in commissariato il verduraio allibito, che lo guardava “con i suoi occhi bovini e bruciati dal sole”. Un episodio trascurabile, un nonnulla. Eppure, quasi smossi dai loro scranni celesti, tutti gli dèi e i demoni della Giustizia piombarono sulla testa del povero Crainquebille, come neri avvoltoi. Principati e Potestà, Troni e Dominazioni si diedero convegno nell’aula magnifica e tetra dove Crainquebille, sul banco degli accusati, vide intorno a sé “i giudici, i cancellieri, gli avvocati in toga, l’usciere gallonato, i gendarmi, e, dietro un tramezzo, le teste nude degli spettatori silenziosi”. L’agente 64 era un semplice agente di prefettura, certo, ma anche un agente di prefettura è una particola del Principe: “Il Principe risiede in ciascuno dei suoi ufficiali. Compromettere l’autorità dell’agente 64 è indebolire lo stato. Mangiare una foglia del carciofo è mangiare il carciofo, come dice Bossuet nel suo linguaggio sublime”. E questo esempio, c’è da giurare, persino il verduraio Crainquebille poteva capirlo bene. Del pari, anche il processo più insignificante, che debba accertare il più sciocco dei casi, è una particola del grande Leviatano giudiziario: “La maestà della giustizia risiede integralmente in ogni sentenza resa dal giudice in nome del popolo sovrano”.
Da Anatole France

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2.04.15

“Reintroduzione” del  “falso in bilancio”, già “cancellato”?

…..”reintroduzione”, del “falso in bilancio”… “cancellato”…
ma di che parlano, codesti “attacchini” di manifesti “legali”, ignoranti che mai fu “cancellato” il reato di “falso in bilancio” (che, quindi, non sarà “reintrod[otto]” dai loro incontinenti gesticolii), del quale non conoscono neppure il titolo ( “false comunicazioni sociali”), e che, quindi, ancor meno sanno che “manifestano” contro (ben) tre (col “falso in prospetto”: art 2623 cc) reati, dopo che, dall’unico reato dell’anno 1942 (del “codice civile”, tuttavia, non penale… benchè penofili e penomani tatticamente lo decontestualizzino), ne furono tratti (appunto) tre, nell’anno 2005, in un insieme che fu capolavoro (esecutivo ed esemplificativo) della più evoluta scienza penalistica; giacchè:
in rapporto alla “lesività” del fatto i reati furono distinti in delitti e contravvenzioni (sulla scia del codice penale del 1930 in art 39, “contravvenzioni” che, tuttavia, taluni dei suddetti, quelli versanti in analfabetismo giuridico completo, hanno creduto equivalessero a quelle del “divieto di sosta”);
in rapporto alla “offensività” del fatto, furono distinti in reati di pericolo e di danno;
in proporzione ad esse (lesività ed offensività) furono distinte e graduate le pene (tutte comunque detentive: o arresto o reclusione);
in relazione a siffatte corrispondenze furono modellate le “procedibilità”, dei reati (a “querela di parte” o “d’ufficio”: ovviamente, non è neanche immaginabile, dai suddetti, che la differenza, fra esse, ricalchi, in materia, quella fra “capitalismo” liberale e “capitalismo” autoritario, fra prerogativa popolare e prerogativa pubblicoministeriale, sempre più ostile, ad espansione della propria egemonia, ad essa );
in sinfonia (sperimentale) di principii e di strumenti normativi, al seguito d’ altra, dell’anno 2000, in materia tributaria ( fino alla brutale manomissione “bersaniana” ), e con essa confidante, illusoriamente, nella fondazione del moderno diritto penale (“liberale”).
(Insomma) di che parlano, domandavasi, i suddetti?
E come si potrebbero, nella essenza culturale, differenziare, essi devastatori di capolavori giuridici “in nome del popolo italiano”, dai devastatori di capolavori architettonici “in nome di Allah…;
E, assunto a loro emblema il volto cacomorfo di Grillo (sù esposto), quando sorgerà il corpo elettorale che li terrà nei luoghi d’origine, fino alla educazione alla civiltà (non solo) giuridica?
(PDiaz)

Grillo vuole una ”procura anti-Pd” ma sulla corruzione gli ex  lo accusano di plagiare i suoi

Quella contro la corruzione, la battaglia madre del Movimento 5 stelle, rischia di rivoltarsi contro gli stessi grillini. L’accusa, questa volta, arriva dagli ex compagni, usciti dalla compagine di Grillo nel corso della legislatura per dissidi col capo. «Siamo al teatro dell’ assurdo. In pratica i pochi iscritti (solo 27mila) che hanno risposto alla chiamata del M5s e si sono pronunciati in Rete per un voto contro il ddl anticorruzione lo hanno fatto sulla base di informazioni fuorvianti fornite dal blog di Beppe Grillo».
A denunciarlo sono i senatori del gruppo Misto, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella, Monica Casaletto, Francesco Molinari e Luis Alberto Orellana, che continuano circostanziando la grave accusa: «Il reato di scambio politico-mafioso e l’autoriciclaggio non fanno parte di questa legge. Come invece sostiene il blog, parlando addirittura di una riduzione della pena. Perché scrivere simili falsità? O siamo di fronte a un errore, seppure marchiano, oppure si tratta di una strategia precisa per orientare gli iscritti al voto contro. Tertium non datur». Gli ex cinquestelle concludevano ieri: «A questo punto come si regoleranno i senatori M5s in Aula? Davvero voteranno seguendo le indicazioni della Rete, ingannata ad arte dalle ”tavole della legge” del blog?», in vista del voto avvenuto in serata. Ma dai grillino non è arrivata alcuna risposta, anche perché ieri erano affaccendati in tutt’altre faccende.
Da una parte, nel denunciare l’attività di ”pianisti” durante l’esame del disegno di legge anticorruzione. Il rappresentante M5S Lello Ciampolillo ha quindi accusato il senatore Francesco Aracri di Forza Italia, nel corso del voto a scrutinio segreto, di aver espresso la preferenza anche per il collega, in quel momento assente, Lucio Tarquinio. Il presidente Pietro Grasso ha chiesto una verifica, mentre il M5S Maurizio Santangelo ha chiesto di «far ripetere la votazione». Grasso ha quindi deciso di ritirare la tessera del senatore Tarquinio, effettivamente assente, pur non facendo ripetere la votazione avendola ritenuta ininfluente per il voto. Intanto, a scatenare una polemica sul merito della votazione è stato il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd in commissione antimafia, secondo cui: «Deve far riflettere il fatto che i Cinque stelle, dopo aver fatto finta per mesi di volere le norme anticorruzione, oggi hanno persino votato contro alla reintroduzione del falso in bilancio.Gli italiani devono sapere che i grillini hanno votato con chi il falso in bilancio l’ aveva cancellato. Insomma oggi i Cinque stelle, dopo aver demonizzato il patto del Nazareno, pur di combattere il governo, si sono ridotti a fare da ruota di scorta di Forza Italia nel contrastare le norme anticorruzione».
Secca la risposta dei senatori del Movimento 5 Stelle, Maurizio Buccarella ed Enrico Cappelletti in commissione Giustizia: «Sul falso in bilancio il Pd con Mirabelli dichiara il falso e gioca alle tre carte. Ci siamo astenuti sull’ articolo 8 che riguarda la non possibilità di effettuare intercettazioni per le indagini su società non quotate in borsa, tra le quali cooperative ”Rosse” e ”bianche” e fondazioni politiche che fanno girare milioni di euro. Ci siamo astenuti dopo che sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti che prevedevano il massimo di pena a 6 anni». A sostenerlo, anche lo stesso Beppe Grillo, che sul suo blog scrive: «Non gli si sta più dietro. Tra indagati e arrestati al giorno, il Pd sta battendo ogni record. Al posto della procura antimafia, ci vorrebbe una procura anti-Pd. Sarebbe più immediata la ricerca delle responsabilità».
Parte invece da un’altro scontro in Aula, ben più agitato, l’altra grana che ieri ha tenuto in fibrillazione i 5 stelle per tutto il giorno. Il senatore socialista, eletto col Pd, Enrico Buemi, ha denunciato presso la Procura di Roma i cinque stelle per«interruzione di esercizio di organi costituzionali» durante i disordini avvenuto per le votazioni sullo sblocca Italia. in quell’occasione i pentastellati occuparono i banchi del Governo, scatenando la bagarre in Aula. Ieri, il presidente del Senato, Piero Grasso, ha convocato la conferenza dei capigruppo allargata per discutere la questione. Alla fine la conferenza «ha deciso di rinviare alla Giunta» delle elezioni e le immunità parlamentari «l’ espressione di un parere» in merito all’ inchiesta. Immediata la reazione dei cinquestelle che al grido di ”arrestateci tutti” hanno protestato per il trattamento. «E’ un attacco specifico fatto da senatori che appartengono a tutti i gruppi parlamentare,contro l’unica forza che si oppone e siccome si oppone deve essere messa a tacere con qualsiasi mezzo» ha detto il capogruppo M5s, Andrea Cioffi, a chiusura di una delle giornate più agitate degli ultimi mesi per i cinquestelle.

http://ilgarantista.it/2015/04/02/grillo-vuole-una-procura-anti-pd-ma-sulla-corruzione-gli-ex-lo-accusano-di-plagiare-i-suoi/

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27.3.15

Gipol

Ieri sera, durante una trasmissione televisiva di una rete Rai condotta da un “liberal”, appare “in remoto”, d’improvviso, il faccione macrocutaneo, “adulto”, reboante dal lato orale, inquietante dal lato della civitas, di taluno che, in sintesi (delle sue illetterate parole), divulga:
bisogna istituire “il pregiudicato di polizia”, non solo quello (del Casellario) giudiziario (cioè del condannato con sentenza irrevocabile, vincitrice  della presunzione di innocenza costituzionalmente stabilita all’art 27: ndr);
ad evitare che si possa ridelinquere senza aggravio di pena (da “recidiva”, ndr), se il precedente delitto non sia ancora andato in giudicato (cioè, bisognerebbe correggere  l’istituto della recidiva: ndr);
bisogna abolire le “attenuanti generiche” (chè,  d’altronde,  non si sa bene cosa siano, e lo  direbbe la parola stessa), poichè permettono la detrazione di un terzo della pena.
Come fare, gli  domanda il conduttore, perplesso sulle idee medesime ?
Semplice, basta che la magistratura tutta si sintonizzi su quelle due linee, e uniformi le  condotte giudiziarie (cioè, per la “riforma” della legge vigente, basta la applicazione infedele che la magistratura, opportunamente organizzata, indica e compia: ndr).
Essendo sfuggita la presentazione, dal conduttore, del personaggio, lo si ritiene un poliziotto, del genere più ottuso protervo, poiché:
la polizia ha già escogitato, nei suoi tendenziosi e tendenzialmente contraffattori rapporti alla “autorità giudiziaria”, “il precedente di polizia”;
solo la polizia potrebbe essere non antifascista, ignorare che le attenuanti generiche furono introdotte dal legislatore antifascista (nell’anno 1944) in polemica con quello fascista, a moderazione generale di tutte le pene (le quali, peraltro, oggi sono almeno quintuplicate, e su precisa richiesta della polizia, imponentesi anzitutto populisticamente);
solo la polizia potrebbe ignorare che “le attenuanti generiche” non riducono la pena di un terzo ma “in misura non eccedente il terzo (art 65 cp), e tante altre cose in materia di circostanze del reato (che qui non sono sintetizzabili);
la polizia sarebbe più che capace (la  storia oggi lo dimostra), di ridurre la magistratura alle sue volontà (inquisitorie incolpatorie condannatorie).
Dunque, non potrebbe che essere un poliziotto, costui.
E  in vece no, a precisa domanda del conduttore, il faccione (eppur) parlante risponde:
sono gip (giudice, quello, per giunta, preposto a garantire la legalità della attività del pubblico ministero vettore di quella di polizia: ndr) al Tribunale di …
Diaz

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Bergoglio contro pene perpetue e lunghe

Nulla è più scomodo e rivoluzionario della verità. Lo sapeva bene Erasmo da Rotterdam, il quale notava come i Principi del suo tempo preferissero la compagnia degli adulatori e dei buffoni a quella dei filosofi, appunto perché soltanto questi avevano il coraggio di dir loro la verità. Oggi,  Papa Francesco è fra i pochi che ha questo coraggio, anche a costo di apparire contro corrente, contro lo spirito del tempo.
Ne ha dato ultima prova, ieri l’altro, scrivendo alla commissione internazionale contro la pena di morte, di essere contrario non solo alla pena capitale, ma anche all’ergastolo e ad ogni pena che sia talmente lunga, come l’ergastolo, da divenire una pena di morte occulta. Qui il Papa non si limita a ribadire la condanna per la pena di morte, ma ne aggiunge una ulteriore a carico di una pena che sia eccessivamente lunga: e dunque non solo l’ergastolo, cioè il carcere a vita, ma anche una pena troppo protratta nel tempo in relazione alle condizioni concrete del soggetto di cui di volta in volta si tratti.
Dietro questa inequivoca presa di posizione del Pontefice, che si pone del resto sulla medesima linea di insegnamento dei suoi predecessori, c’è un intero universo di significati sull’uomo e sulla società che chiede di essere preso in seria considerazione. Innanzitutto, si trova la riaffermazione del primato assoluto dell’essere umano sullo Stato o su qualsiasi altra organizzazione sociale. Prima viene l’uomo concreto, il singolo, sulla irripetibilità del quale tanto insisteva Kierkegaard: dopo, soltanto dopo viene il resto. Ne viene il rifiuto dell’onnipotenza, dell’onniscienza, dell’onnipresenza dello Stato: ed invece l’accoglienza delle ragioni profonde dello Stato di diritto, il quale, se è davvero tale, non può che ripudiare la pena di morte e i suoi occulti equipollenti.
Altro aspetto di non secondaria importanza è la relativizzazione di ogni possibile giudizio sull’uomo e sui suoi comportamenti. Nessun giudizio umano, fosse anche il più perfetto e sagace, potrà mai davvero comprendere ed esaurire in modo completo e definitivo la verità di un essere umano: ciascuno di noi infatti è molto di più e di diverso rispetto ad ogni singolo atto che compie lungo la strada della vita.
Nessun atto, considerato nella sua puntualità temporale, è in grado di contenere ed esprimere la totalità della personalità del suo autore: nessuno di noi può cioè essere ricondotto in modo assoluto e sena residui al suo singolo comportamento. Ecco dunque, fra l’altro, una profonda ragione per ripudiare quelle pene: perché esse, non cogliendo la complessa infinità della persona umana, ne assolutizzano un singolo atto a partire dal quale pretendono di cogliere il tutto e di giudicarlo.
Mai fu commesso errore più grande, mai pene furono più antiumane e perciò da escludere categoricamente dal novero di quelle irrogabili dallo Stato di diritto, che veda al centro la persona umana.Questo ripudio espresso con forza dal Papa non riguarda soltanto la pena di morte, ma anche l’ergastolo: e fin qui, come dire, ci sta. Molti ed articolati sono infatti oggi i movimenti favorevoli all’abolizione dell’ergastolo. Ma il Papa si spinge oltre, fino a stigmatizzare ogni pena che, per eccessiva lunghezza, di fatto si trasformi in una pena di morte occulta e tuttavia di fatto inflitta al condannato.
Fino ad oggi non mi risulta che ciò sia stato proclamato con altrettanta chiarezza e forza. Il Papa ci vuol dire che condannare, per esempio a trent’anni di reclusione, un sessantenne, spesso equivale di fatto a decretarne la morte in stato di detenzione. Insomma, la durata della pena , se rettamente considerata secondo giustizia, andrebbe calibrata non solo – come si fa da sempre – sulla gravità del reato commesso, ma anche tenendo conto della situazione reale di vita del condannato, della sua età, della sua condizione.
Tenere presenti questi dati non significa cedere al crimine, ma soltanto cercare di mantenere la pena nel solco della giustizia, senza farla deviare verso le pericolose sponde dell’iniquità. Insomma, nessuna pena detentiva è legittimata a spegnere definitivamente e fin da principio la speranza di una vita umana, per quanto il reo possa apparire crudele e colpevole di efferati delitti. Perchè, se anche questo spietato delinquente, che all’opinione pubblica più ottusa appare meritevole di morte, avesse dimenticato – in forza della sua efferatezza – di essere un uomo, nessuno di noi ha il diritto di fare altrettanto: nessuno di noi ha il diritto di dimenticare che dietro ogni condannato, anche per truci delitti, si cela il volto di un essere umano. Cioè di uno di noi.
 
http://ilgarantista.it/2015/03/23/perche-bergoglio-e-anche-contro-lergastolo/
 

Eppure, la Costituzione della Repubblica Italiana, somministrante diritto allo Stato (il quale, quindi, sarebbe “stato di diritto” nella misura in cui lo adempisse, ed in materia è totalmente inadempiente: vd dopo), il Verbo costituzionale, va ben oltre quello papale.
Di fatti:

esso, prevedendo la “pena” (e la “puni(zione)”) del reo di “reato” (artt. 25, 27), non la rappresenta come “detentiva”, tanto meno come incarcerativa, ancor meno come “cellulare” e per nulla come “loculare” (quella ex art 41 bis L. 354/’75); e nemmeno come duratura, e ancora meno come perpetua…
anzi, di siffatti caratteri della “pena” – che, quindi, soltanto la legge inferiore gerarchicamente (e culturalmente) a quella costituzionale, ha impresso (e più incisivamente, oggi, della tradizione anche monarconazifascista) – quel Verbo ne pretende(rebbe), oltre il bando, l’incriminazione:
“ è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà” (art 13.3; notisi: “restrizioni”, per nulla implicanti incarcerazione, tanto meno “sepoltura del vivo”…);
…ed una sola volta, la Costituzione emette la parola “carcer(e)”, allorchè, volendo agire da, o come, legge ordinaria –cioè non costituzionale- (per porre fine, (in)sorgendo, a carcerazioni preventive sine die), mette mano a queste (con l’art. 13.4 ).
Ed anzi se, nella connotazione (de jure condendo) della “pena”, si mobilitasse l’insieme delle disposizioni costituzionali, (ad esempio) quelle dei Principi Fondamentali (artt 2 ss), dei Diritti Dei Cittadini” (art 13 ss, 29 ss, 35 ss), la connotazione attuale, confezionata e insediata e somministrata dai tre Poteri (“contingentemente” uniti) dello Stato (diretti dal “Giudiziario”), non potrebbe apparire più eversiva, dell’Ordine Costituzionale.
Laddove, il verbo papale, indubbiamente umanizzante (ma nemmeno “civilizzante”), la pena incarcerativa la suppone, la implica, la conferma, tutta (“riformisticamente”, d’altronde).
Pietro Diaz

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23.03.15

‎”Controignoti”

Quattromionicinquecentomila proc contro ignoti…per ciò in attesa di archiviazione, sono anche la cifra del mancato ascolto dei mancati ascoltatori, auscultatori, otofili od otomani, delle comunicazioni conversazioni interlocuzioni del popolo italiano, già  libere e segrete per volontà della Assemblea costituente, oggi illibere e (altrimenti) “pubbliche” per volontà dello Stato di polmagistratura italiano… d’altronde, per elezione, unico suo mezzo di esplorazione ispezione cognizione, della realtà prescelta, il mezzo costituzionalmente più delinquente del processo penale italiano.

Bergoglio‎ Il furbo

‎E’ ammissibile razionalmente (oltre che giuridicamente moralmente esteticamente politicamente) la indizione unilaterale, in territorio italiano, dal capo di uno stato estero, della più ingombrante ed occupante ed invadente, manifestazione della sua religione e del suo culto, a discapito, oltre che di tant’altro, di ogni altra religione e di ogni altro culto, e comunque di ogni altra fede anzitutto quella irreligiosa e incultuale delle popolazioni pazienti?
Quindi, si sbaglierebbe a sottovalutare la bonomia e la melensaggine dell’indicente,  francescobergolgio, in effetti maschere e travisamenti di un fondamentalista…

Ainis (nel nome e nel pensiero..) 

‎Bisogna allineare la costituzione formale  a quella materiale, o in un senso o nell’altro, dice “il professore Ainis”, per il quale il senso è indifferente, come è indifferente che la costituzione materiale sia antagonista neofascista di quella formale, come è indifferente che, questa, sia  difesa antifascisticamente …

D’Annunzio  in bocca al Ris

La “vetustità” del reperto…, dice saccente “il colonnello Delogu”, finanche assimilando  l’indagine biologica, su una discendenza da D’Annunzio, ad una “indagine criminale”, ‎non pago di avere vilipeso l’artista della lingua poetica storpiando il nome vetustà con “vetustità”..

Incriminato non incriminato…

Divenuto  il criterio universale di approvazione o disapprovazione di inclusione o di esclusione sociali, ‎come, un tempo, la comunica e la scomunica, ciò implica che è divenuto tale  l’atto relativo della magistratura penale, e che, questa, ha acquisito il potere assoluto della condizione sociale singolare o plurale…
Siffatto potere, dal‎la esizialita sosioumanopolitica pari alla demenzialità di chi ha permesso sorgesse insorgesse insediasse, di chi lo diffonde e lo propaganda, è strutturalmente nemico al popolo..

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22.03.15

Deboraserracchiani

La predetta, che all’interno del nome ha la raffigurazione dell’animo (si tralascia il prenome, che denuncia la condizione estetica, di esterofilia da rotocalco, di chi glie lo assegnò), verso D’Alema che denuncia la gestione personalistica e autoritaria del partito renziano, ove la predetta petula incessantemente per conto del capo, lo definisce “vecchio e presuntuoso” e lo invita a “farsene una ragione di avere perso” …
Ben segnalando, con l’incapacità di ascolto (e di comprensione del reale), da politicante,  la vocazione annientatrice, di ogni “antagonismo”, non differente, essenzialmente, da ogni altra, oggi teatralmente nota, andante  verso la stessa meta (prepolitica)…

Grasso‎incauto

Il procuratorenazionaleantimafiapresidentedelsenatodellarepubblica, Grasso, nella compulsione di riverginamento popolardemocratico che, dalla assunzione della seconda carica, lo esagita, ha ottenuto di introdurre, con tanto di biografia ovviamente a lui ignota e raccattata chissà dove, la commemorazione, alla sala Zuccari del Senato, del lavorista Marco Biagi, ucciso nell’anno duemiladue da antagonisti della sua proposta di riforma del Lavoro, e ha concluso invocando il bando “di ogni violenza e di ogni terrorismo”…
lui, che, nella carica originaria, ha prosperato sulla violenza ed il terrorismo (rispetto a  vittime inconsapevoli che potesse essere reato, punito fino a trent’anni di reclusione, per  la legge e la magistratura dello Stato, esistere in un “tipo mafioso”) “giudiziari”…

Is domestico

‎La mentalità della aggressione della lesione della eliminazione (della decapitazione “civile” e non solo), essenzialmente e sinteticamente, la mentalità degli agenti del Is, è diffusa, in Italia, tanto quanto quella dei plauditori lodatori fautori fomentatori complici correi autori, della “pena certa” carceraria (oltre altro: sessantacinque “suicidi” in media per anno, centoventi morti “naturali”, milleduecento feriti, loro famiglie amici aggregazioni sociali nella mortificazione morale e materiale)…
né differiscono, le due mentalità, per il fatto che, in Italia, sarebbero incarcerati “criminali”, se, a parte che, l’aggettivo, è all’esclusivo servizio della propaganda degli  organismi nazionali  “anticrimine”, e delle sue sempre discutibili catalogazioni: altrettali sono ritenuti, dal Is, i suoi “bersagli”…

Grassoinavvertito

Il procuratorenazionaleantimafia-presidentedelsenatodellarepubblica, Grasso, nella compulsione di riverginamento “popolardemocratico” che dalla assunzione delle seconda carica ipocritamente lo agita, ha ottenuto di introdurre, con tanto di biografia (ovviamente a lui completamente ignota e raccattata chissà dove), alla Sala Zuccari del Senato, la commemorazione del lavorista Marco Biagi (ucciso nell’anno 2002 da antagonisti politici della sua proposta di riforma legislativa della materia), concludendo solennemente con la invocazione di messa al bando di “ogni violenza e terrorismo”…lui, che, nella qualità originaria, ha prosperato sulla violenza ed il terrorismo (perché inconsapevoli, le sue vittime, che potesse essere  reato, secondo una  legge e la magistratura dello Stato, esistere in “tipo mafioso”) …

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21.3.15

Negatori dell’olocausto e negati dall’olocausto

In punto di incriminazione del “negazionismo”:
si potrebbe distinguere, “qualitativamente”, la violenza giuridica oggi lanciata sulla “negazione”, dell’olocausto, dalla violenza giuridica ieri lanciata sul “negato”, da esso?
Si potrebbe distinguere solo la violenza materiale relativa, ad esse, si potrebbe distinguerle, cioè, (solo) “quantitativamente”.
Quindi, le due (serie di) violenze, non sono distinguibili “paradigmaticamente”….

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19.03.15

Per la uccisione di un avvocato da un suo cliente al Tribunale di Milano, il procuratore generale di Napoli ha disposto la perquisizione quotidiana degli avvocati entranti in tribunale, scambiato per reo un offeso da reato, anzi, per reo, la categoria professionale dell’offeso da reato… In tale stato mentale (confusionale ma anche padronale) dell’esercizio del potere della magistratura penale italiana, che un carabiniere (un “carabiniere”, uno la cui funzione è scritta nel porto di carabina che lo denomina), levi le mani sui primi della chilometrica fila (indiana) di avvocati che attende di subire la perquisizione personale, e protesta che le ore prefissate per i loro adempimenti processuali scadono inesorabilmente e drammaticamente, è del tutto conseguente al sopruso (non solo logico) del procuratore che, d’altronde, gli è “superiore”…benché in tale stato delle cose, l’unico giusto, e tutore di giustizia, paia l’avvocatura…

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