“Miserabile”, dice di Renzi M. , con la consueta emissione ventrale, la “trans” (occulta) sostitutoprocuratoreparlamenta
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“Miserabile”, dice di Renzi M. , con la consueta emissione ventrale, la “trans” (occulta) sostitutoprocuratoreparlamenta
“Voglio la verità sulle stragi, ed un commissione parlamentare di inchiesta”, cincischia in italosiciliese il procuratorenazionale antimafia prorogato nella presidenza del Senato, Grasso, come se, il nuovo seggio, non fosse che un rialzo del primo, un prolungamento della procura della repubblica, la sede della riduzione dello società politica -organizzata, per accudire e provvedere alla totalità complessa dei suoi interessi, in Stato parlamentare- in società giudiziaria, esistenzialmente immiserita in un migliaio di titoli di reato per lo più creativi, iattantemente perturbatori della pace popolare, ingiustamente persecutori della popolazione, illecitamente disfacitori di questa….
Ma, a proposito, le stragi -politicanti nella repubblica italiana ad opera del suo potere ultimo, per ciò “Segreto”, il potere dei “Servizi” (di ogni tempo), quello che, avendo a suo primo strumento lo stragismo, non potrebbe avere tra i fini che la eliminazione dell’oppositore e dell’opposto, che la vittoria politica con l’assassinio di massa, e, dunque, non potrebbe che essere il potere ala radice di ogni sistema di tipo nazifascista, ed esso è alla radice del potere politico italiano – le stragi, si diceva, non furono tutte investigate e giudicate, dalla magistratura, accertate nella forma giudiziaria, cioè, nell’unica forma, istituita e costituita, di accertamento dei fatti integranti reati?
Quale altra “verità”, se non quella giudiziaria, potrebbe pretendere il procuratorenazionaleantimafia prorogato nella presidenza del Senato?
O vorrebbe significare (stoltamente) che nemmeno lui, magistrato della repubblica, è disposto a dare il neppur minimo valore storiografico agli accertamenti della magistratura, ben conoscendone, d’altronde, i metodi produttivi, formativi, enunciativi, i referenti gnoseologici ed epistemologici, i loro valori euristici, di verità, d’essi?
Con la attribuzione: della presidenza della commissione giustizia del Senato al procuratore della repubblica Nitto Palma, della vicepresidenza di essa al procuratore della repubblica Casson, della presidenza della commissione giustizia della Camera al procuratore della repubblica Ferranti (essa, si dice, sarebbe stata minacciosamente imposta, al Pd che aveva candidato il cittadino Fioroni, da un alto esponente del Csm, in proposito si è ipotizzata concussione), della presidenza della commissione affari costituzionali del Senato al procuratore della repubblica Finocchiaro, dopo la attribuzione, in esordio del Parlamento, della presidenza del Senato al procuratore della repubblica Grasso, insomma, con la assunzione della funzione legislativa, redigente o deliberante, delle commissioni suddette, dalle procure della repubblica nazionali, il Paese è da appellarsi “repubblica della procura”?
A vederla, la “bongiorno”, la diresti il cliente, dell’avvocato, non l’avvocato, a sentirla dall’udienza, ne avresti conferma, a leggerne le interviste “de lege ferenda”: questa, ad es., in cui inveisce sul ”femminicidio” (nella convinzione, popolana, che “omicidio” dell’art 575 cp, sia uccisione dell’uomo, romanamente “omo”), e reclama, per esso, la pena fissa e perpetua dell’ergastolo (ignorando, oltre tant’altro, che, una tutela d’offeso basata su sola “differenza di genere”, come lei con i suoi simili direbbe, su una “distinzione di sesso ” come dice l’art 3.1 cost, andrebbe a sbattere su questo), ti chiederesti se non ne sia abusivo anche il titolo, oltre la professione, di avvocato…
Travaglio, nella euforia instillatagli dalla platea di Santoro, voglioso di apparire trasgressivo, addirittura anarchico, squittisce, giulivo, che, lui, e’ contro tutte le regole, eccetto quelle del codice penale.
Ora, dato che molte regole penali sono anche regole non penali, e, lui, violando le seconde, violerebbe, contraddittoriamente, le prime; e dato che molte altre regole penali sono universalmente, quindi anche da lui, respinte (ad ess quelle sui delitti di opinione) e perciò, anche da lui, contraddittoriamente, violate; allora, delle regole penali, Travaglio condivide le pene, quelle del giornaliero massacro giudiziario perpetrato dalle sentenze, o, prima, perpetrato dall’annuncio di esse, del quale, lui, è messaggero principe, dopo Saviano, per conto delle questure e delle procure d’Italia: il massacro della innocenza quale prerogativa e usbergo, costituzionale, di ognuno…
e’ questo ruolo di boia di massa, nel quale ad un tempo, si identifica e si cela, che intriga e assorbe Travaglio, e che perversamente esercita, con superbia ed orgoglio…
Il direttore nazionale antimafia senatore “piero grasso”, da presidente del senato interloquendo sull’intento, del ministro per “la integrazione”, la congolese Kyenge, di attribuire la cittadinanza, agli stranieri che nascessero in Italia, sulla base del jus soli, eccepisce che, il suolo italico, sarebbe presto ricoperto di straniere partorienti, vogliose di figli italiani…
Ora, a parte la inusitata volgarità della interlocuzione, è, quello di “grasso”, lo stesso criptoxenorazzismo che, da un lato, ha guidato la direzione della applicazione giudiziaria de “la turconapolitanobossifini” unita, i suoi orrori da operatrice criminale genocida e contrumana; o che, da altro lato, ha indotto a non impedire, lui magistrato tenuto ad impedire, i naufragi gli affondamenti in mare, diretti o per astensione dai soccorsi, degli immigranti, lo ha indotto a mai processarne gli autori (eccidi e stragi non impediti, tollerati, accettati, e dunque voluti e attuati, dalla magistratura, come quelli nazifascisti del ventennio mussoliniano?)?
Peraltro, interloquendo, sulla intenzione di Kyenge, con atteggiamento di parte, benchè presidente del senato istituzionalmente sopra le parti, avrà così agito anche da giudice (istituzionalmente terzo e imparziale) della corte di assise di Palermo che mandò agli ergastoli, ineditamente, larga parte di popolani meridionali (supposti) componenti di “associazione di tipo mafioso”?
La “Convenzione”, concepita e varata dal governo letttaberlusconi, sintesi e sinergia del lungo percorso della “sinistra” italiana verso il neonazirazzifascismo in impasto berlusconiano, concepita per la riforma della Costituzione dello Stato, sarà presieduta da “quagliariello”, uno che con tale autoirriverente nome, ma, anzitutto, con la nomea d’essere appartenuto “anema e’ core” all’infame ventennio berlusconiano, ha avuto la spudoratezza ulteriore di accettarne l’incarico.
Starnazzava come un’anatra, da popolana tuttora inincivilita, per reprimere allezzosamente il mormorio degli astanti alla lettura della sentenza del processo Scazzi, la presidente della Corte di Assise…
d’altronde, qualche udienza prima, sussurrando al giudice togato un proprio giudizio, peraltro indebitamente antecipatore di quello finale, latineggiava maccheronicamente, in salsa napoletana: mors tua vita mia….
d’altronde, al sedicente e per ciò detto primo avvocato d’italia, giacché autonomantesi “coppi”, difensore di un malcapitato, nemmeno passava per la mente che avrebbe potuto, e dovuto, ricusare tanto abutente “giudice”…, per il bene del suo cliente…
Lo speaker di un servizio di una trasmissione di Lerner che ospita il ministro Kyenge, parla di Jus solis, quale criterio di attribuzione della cittadinanza allo straniero, ma quel latinetto vorrebbe significare diritto del sole, non del suolo, la nascita nel quale darebbe la cittadinanza…
Nella stessa trasmissione, Lerner, volendo parlare di odio sociale per le donne, di misoginia, dice misogenia, che vorrebbe significare generatore di odio, sociale…
Se le questioni sociali falliscono le parole che le pongono, come potrebbero non fallire le soluzioni..?
Berlusconi, tra sé e la festa della liberazione dai fascisti mussoliniàni, interpone una distanza pari all’oceano atlantico, sarebbe fuggito in America, Grillo interpone una distanza minore, resta in Italia, ma non partecipa alla celebrazione ufficiale della festa…alla festa di Liberazione dello scorso anno dimenticò di partecipare il ministro di polizia, montiano, Cancellieri…d’altronde, alla festa odierna, prende la parola ufficialmente, il direttore nazionale antimafia, presidente del senato, sterminatore giudiziario delle popolazioni meridionali ” di tipo mafioso”, dice, con metodo fascista, Grasso…
In una selva di microfoni dei vari canali televisivi, che non sarebbe mancata a L’Aquila nell’anniversario del terremoto che la devastò, e dove, per ciò, si è fatto puntualmente trovare, si fa strada compiaciuto il faccione rurale del procuratore nazionale antimafia- presidente del senato della repubblica, e, dopo il preambolo monomaniaco su quel che egli fece, nella prima qualità del binomio, per assicurare la “legalità” degli appalti per la ricostruzione della città, nella seconda qualità, scandisce:“l’ho detto e lo ripeto, è impossibile costituire le commissioni parlamentari prima che sia formato il governo, perché fino ad allora non si sa quale sia la maggioranza…(soltanto i primi due termini, della frase, sono suoi, gli altri gli sono elargiti per fargli grazia della pena lessicale della formulazione) ”.
Ora, a parte che l’antecedenza della formazione del governo della repubblica alla costituzione delle commissioni parlamentari- se non fosse nella normativa antimafia nella quale, egli, sarebbe versato- non sarebbe in nessuna parte dell’ordinamento giuridico vigente, men che meno in quello costituzionale (art 72 cost), ancora non ha percepito, costui, apicale carica della magistratura e del parlamento, nemmeno, che, il partito che lo ha nominato senatore, alla Camera, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, al Senato, quella relativa, e che, necessariamente, gli altri partiti eletti sono minoranza?
Dopo la scomparsa:
della separazione (politica) tra affare pubblico ed affare privato (avvento del berlusconismo, ogni altro modulo politico consenziente);
della separazione tra funzione legislativa del parlamento e funzione amministrativa del governo: il parlamento amministrerà affari privati o misti a pubblici o pseudo pubblici, il governo legifererà, per decreto, su essi (sviluppo del berlusconismo, ogni altro modulo politico consenziente);
della separazione tra cooptazione (nepotistica) ed elezione, quali strumenti (storicamente alternativi) della formazione del parlamento (maturazione del berlusconismo, ogni altro modulo politico consenziente).
E, quindi, dopo la scomparsa, col corpo (effettivamente) elettorale, del parlamento legislatore per esso, del governo amministratore per esso;
cioè, dopo la scomparsa, prima, della forma triadica (PRep. Parl. Gov.), poi della forma diadica (PRep. Gov.), della istituzione politica (centrale) dello repubblica, è rimasta la forma monadica, “a presidenza della Repubblica” (con i suoi “saggi”, dieci, evocativamente, quelli del Consiglio, detto X, della Repubblica di Venezia…).
Ebbene, nella teoria delle forme della democrazia, quale nome dovrebbe cercarsi e darsi, ad essa?
Aldrovandi, presidio per i poliziotti condannati sotto la finestra della madre Patrizia Moretti
Alle stesse condizioni, di una accolita di persone che, insistentemente, scorra una città, a volute concentriche intorno ad un suo edificio pubblico, segno (locale ma in allusione al centrale) di “poteri dello stato”, insidiandolo ed assediandolo minacciosamente, rifiutando, benché ripetutamente sollecitata, di desistere, in irriducibile opposizione (simbolica) ad essi:
negli “anni di piombo”, agitati dai moti e dai movimenti politici estremistici, i procuratori della repubblica accusavano di delitto di “insurrezione armata contro i poteri dello Stato” (art 284 cp).
Lo facevano, quando l’accolita portasse pur una sola artigianale “molotov”, e anche se non la portasse, ma la tenesse “in un luogo di deposito” (art 284 cit).
E’ verosimile che il Coisp (“fuoriservizio”?) non portasse le pistole o i manganelli o le bombe lacrimogene d’ordinanza, è certo tuttavia che li tenesse “in un luogo di deposito” (le armerie della Polizia di Stato).
D’altronde, non era necessario, in quegli anni, che, l’accolita, fosse insorta, poiché (anche per legge) bastava che minacciasse di insorgere (essendo, la insurrezione, una “condizione di maggiore punibilità”, punita, fino all’anno 1944, con pena di morte, oggi, con l’ergastolo, come la insurrezione minacciata).
E come, per quei movimenti politici, la insurrezione stava nella ribellione, ai “poteri dello Stato”, allo stesso modo essa sta nella “operazione” del Coisp. Con una differenza, intensificativa d’essa, tuttavia:
che, mentre i movimenti insorgevano contro la ingiustizia (materiale) generale (politica sociale economica morale…), dei “poteri dello Stato” in normale esercizio, cioè nella (formale) giustizia di questo, il Coisp è insorto contro una particolare “ingiustizia” (materiale), data per scontata la giustizia (materiale) generale (politica etc) di quell’esercizio, la coincidenza d’ essa con la giustizia formale;
(è insorto contro) la “ingiustizia” della punizione del poliziotto assassino (benché, questa, sia equivalsa ad un privilegio giuridico, giacché ha mistificato il fatto e la sua legge: un assassinio, per massacro della vittima, volto in “omicidio colposo”, con pena di tre anni qualche mese di reclusione), (la ingiustizia) del rifiuto, al poliziotto, della immunità dal divieto giuridico più antico e grave e universale (a parte quella da ogni altro divieto, che la quantità statistica della responsabilizzazione giuridica del poliziotto mostra); contro la ingiustizia, insomma, del rifiuto, a lui, del privilegio giuridico già dei monarchi assoluti (o dei loro emissari).
Così che, l’entità della ribellione del Coisp (anche di fronte a quella dei movimenti politici suddetti), oltre il delitto di “insurrezione armata”, potrebbe configurare quello di “attentato, per finalità…di eversione dell’ordine democratico” (certamente messo in gioco da quella ribellione, per la profondità della sua contrarietà all’ordine giuridico generale e particolare, quale base e radice, appunto, dell’ordine democratico), “alla incolumità” della madre (vivente nell’edificio insidiato e assediato, obbiettivo finale e simbolico della operazione) dell’ucciso (art 280 cp).
E così che, la eversività della ribellione del Coisp ha attinto (finanche) il livello del lessico giuridico, con la pretesa della esclusione semiologica, dal poliziotto assassino, autore di delitto, della denominazione di “delinquente” (colui che commette delitto), e, anzi, con la pretesa (se, come il Coisp recrimina: “i poliziotti sono in carcere, i delinquenti fuori”) che, quando il carcere contenga i poliziotti, i “delinquenti” siano altrove; e, anzi, con la pretesa (stavolta psicotica), che, recluso il poliziotto in carcere, delinquente sarebbe l’intero genere umano fuori di esso.
D’altronde, i procuratori della repubblica di quegli anni, quando la accolita si fosse staccata (nella condotta sociale) dalla “popolazione” d’origine (e fosse armata), la accusavano, anche, di delitto di “banda armata” (art 306 cp).
In primo approccio, “la Cancellieri“, prefetto di polizia offertosi “per spirito di servizio” al Governo (benchè civile, non militare o paramilitare) della Repubblica, ha rilevato disguidi “morali”, nelle “circonvoluzioni” del Coisp, nell’ultimo approccio, più meditato è da supporre, non è giunta, nemmeno, a rilevare il reato (contravvenzionale) di “radunata sediziosa” (art 655 cp)….
Non sarebbe inopportuno rammentare, che il “concorso esterno in associazione di tipo mafioso” fu “brevettato”, in Cassazione, nell’anno 1994. Che, per ciò, è improbabile che “Borsellino”, allora defunto -ne parlerebbe, di fatti (come sopra appare), per bocca del fratello Salvatore (oramai, di mestiere, suo medium ), o per la “Agenda rossa”, che pare sia esistita proprio perché mai rinvenuta (in aderenza ai modelli cognitivi siculi…) – lì, in quel “concorso”, avesse “rubricato” Dell’Utri (e Berlusconi).
Improbabile come nella recente Corte di Appello di Palermo, che lì, avrebbe rubricato Dell’Utri, “fino al 1992” -improbabile, eccetto che, la Corte, abbia dato forza retroattiva, a quel “brevetto”: ipotesi probabilissima, da quando, in Italia, non essendo (non potendo essere) retroattive, le leggi, lo sono le sentenze (di Cassazione in particolare).
D’altronde, non sarebbe inopportuno che temesse, Borsellino Salvatore, di diffamare suo fratello, perché, se salisse alla mente (dopotutto, “il sangue non è acqua”) che, anche questi godesse come lui, alle condanne, o che le (s)ragionasse allo stesso modo (come sopra appare), la infamatio memoriae sarebbe probabile.
Comunque, qui importa notare che, quel “concorso”, di conio (esclusivamente) giurisprudenziale (anche perché obbrobrio dottrinale), eseguito per usurpazione di potestà (legislativa) parlamentare (per giunta protetta, nella Carta, da riserva assoluta), ha consolidato il suo fasto, arrestando Cosentino (appena disinsediato), fatidicamente, il giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento, a mostra e a simbolo della presa del potere: di una potestà incompetente quanto imbelle, forse (perfino) ignara, della usurpazione subita, oppure (immoralmente) complice, se, nel suo scranno più alto, ha posto il “direttore nazionale” del “concorso esterno…” (a segno della unificazione delle funzioni, legislativa e giudiziaria).
Per fortuna, la terza categoria, di “giuristi”, è rimasta indenne (al meno in parte), da tanto incesto funzionale, tanto disfacimento culturale, quella degli avvocati: quando, essa, si confermasse nella propria “separatezza”, inizierebbe a combatterli.
P. Diaz
MAFIA: DELL’UTRI; S. BORSELLINO, ANIMA NERA DI BERLUSCONI (ANSA) – PALERMO, 26 MAR – ”E’ prima volta che mi succede di provare veramente gioia per una persona condannata: vedere finalmente un criminale come Dell’Utri condannato e prossimo ad entrare in prigione e’ una cosa che mi ha dato soddisfazione, perche’ ho sentito finalmente che la giustizia sta facendo il suo corso”. Lo dice Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Citta’ Futura, all’indomani della condanna in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex senatore Pdl Marcello Dell’Utri. ”Se ritrovassimo l’agenda di mio fratello – ha aggiunto – ci sarebbe anche il nome di Dell’Utri, visto che poco prima di morire in un’intervista parlava proprio sia dell’ex senatore, sia del suo sodale Berlusconi”.(ANSA).
COM-FK 26-MAR-13 12:00
MAFIA: DELL’UTRI, UN ALTRO CALVARIO PER LA MIA FAMIGLIA ‘FUGGIRE? NO, HO LA MIA CASA A MILANO, SPERO NELLA CASSAZIONE’ (ANSA) – ROMA, 26 MAR – ”Si, deluso. Certo, contento non posso essere. Forse mi ero illuso, ma e’ chiaro che questo romanzo criminale che i giudici hanno voluto scrivere sulla mia vita e che evidentemente continua a fare audience non poteva finire qui. E allora aspettiamo le prossime puntate”. Lo afferma Marcello Dell’Utri, intervistato da Repubblica, alla lettura della sentenza di condanna a 7 anni per concorso esterno alla mafia. ”Forse – afferma Dell’Utri sui giudici – mi ero illuso che avrebbero letto le carte con altri occhi. Certo devo dire ora? Che ho fiducia nella giustizia? Parole grosse, sono tranquillo, del resto le cose non le posso cambiare io. Io posso dire solo quello che e”’, ”cioe’ – spiega – quello che ripeto da vent’anni. Che io a Milano non ho portato la mafia ma tutt’al piu’ un signore per bene che si chiamava Vittorio Mangano e che si intendeva solo di cani e di cavalli e niente altro”. ”Vittorio Mangano – aggiunge – per me e’ un eroe, il mio eroe nel senso che mi risulta che si sia rifiutato di accusarmi, nonostante questo avrebbe risolto i suoi problemi giudiziari”. ”Io ho la mia casa a Milano – commenta Dell’Utri sulla caduta dello scudo dell’immunita’ parlamentare – A Santo Domingo mi sarebbe piaciuto andare a festeggiare l’assoluzione”. ”Spero nella Cassazione – fa quindi sapere -. La vita va avanti”. ”La trattativa Stato-mafia – osserva poi Dell’Utri -Un’altra farsa con la quale vogliono ritirarmi dentro alla questione delle stragi. Sopporteremo anche questo. Mi dispiace solo costringere la mia famiglia a quest’altro calvario”. ”E’ vero che Berlusconi e’ stato mio benefattore e amico – puntualizza infine l’ex senatore Pdl – ma anche io ho fatto tanto per lui. Ho fondato Publitalia che e’ una delle aziende piu’ importanti del Paese. Se invece di occuparmi di politica avessi continuato ad occuparmi solo di questo, oggi sarei un uomo ricco e senza questi pensieri”. (ANSA).
RIGETTO ARRESTO? L’AMMALATO PRENDE UN BRODINO Palermo, 26 mar. – (Adnkronos) – “Hanno rigettato la richiesta del mio arresto? Beh, che dire? L’ammalato prende un brodino…”. Cosi’ Marcello Dell’Utri commenta all’Adnkronos la decisione dei giudici della Corte d’Appello di Palermo di rigettare la richiesta di arresto fatta ieri dal pg Luigi Patronaggio doipoi la sentenza di condanna a sette anni in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell’Utri questa mattina e’ ripartito da Palermo per Milano. Ha saputo del rigetto della richiesta di arresto mentre era in volo per il capoluogo lombardo. Oltre che l’inesistenza di un pericolo di fuga, la Corte d’appello di Palermo, che ha respinto la richiesta di arresto di Marcello Dell’Utri avanzata dal pg, ha negato la sussistenza del rischio di reiterazione del reato che l’accusa aveva indicato nell’istanza di misura cautelare. Ha scritto la Corte nel provvedimento depositato ieri dopo la lettura del verdetto che ha condannato Dell’Utri a sette anni per concorso in associazione mafiosa: ”Il lungo tempo trascorso – oltre vent’anni – dall’ultima condotta giudicata come dimostrativa di colpevolezza costituisce elemento concreto per escludere l’esistenza dell’esigenza cautelare della reiterazione del reato”. Quanto al pericolo di fuga, escluso dai giudici, nel provvedimento si fa riferimento ai diversi viaggi effettuati dall’imputato smentendo che questi dimostrino la volonta’ di Dell’Utri di sottrarsi all’esecuzione della pena. (ANSA).
GIUSTIZIA: SEVERINO, SU OPG SOLO RINVIO,STRADA DA PERCORRERE (ANSA) – ROMA, 26 MAR – La proroga della chiusura degli Opg, gli Ospedali psichiatrici giudiziari, non pregiudica il cammino fatto. ”Si tratta di un rinvio e non di abbandono di una strada che occorrera’ comunque percorrere”. Lo afferma ai microfoni di Radio Vaticana il ministro della Giustizia Paola Severino. La Guardasigilli sottolinea che ”il decreto salva-carceri ha incominciato a funzionare e a dare un certo respiro di deflazione della popolazione carceraria” e ”per quanto riguarda gli Opg abbiamo avviato un cammino che non si era mai tracciato”. Per Severino resta pero’ aperta la questione delle misure alternative al carcere. ”Se guardo il bicchiere mezzo vuoto ovviamente mi rammarico – dice il ministro sempre nell’intervista alla radio – della mancata approvazione della legge sulle misure alternative alla detenzione. Credo, pero’, che l’attenzione che continua a permanere sul fenomeno, il fatto che tante autorita’ laiche e religiose continuino ad occuparsi di questo fenomeno, rappresenti un’indicazione estremamente positiva, nel senso che oggi si tratta di un tema che nell’agenda di tutti Š in cima rispetto agli altri, tra i primi a cui, io spero, si potra’ apprestare il prossimo Parlamento”.(ANSA).
BATTIATO, INACCETTABILI QUESTE TROIE IN PARLAMENTO (ANSA) – BRUXELLES, 26 MAR – ”Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. E’ una cosa inaccettabile”. Lo ha detto il musicista Franco Battiato nel suo intervento al Parlamento Europeo in veste di assessore al Turismo della Regione Sicilia, parlando della compagine politica italiana Secondo Battiato sarebbe meglio che ”aprissero un casino”.(ANSA).
PARLAMENTO: BOLDRINI A BATTIATO, OK CRITICA DURA MA NO A OLTRAGGIO Roma, 26 mar. (Adnkronos) – ”Stento a credere che un uomo di cultura come Franco Battiato, peraltro impegnato ora in un’esperienza di governo in una Regione importante come la Sicilia, possa aver pronunciato parole tanto volgari. Da presidente della Camera dei deputati e da donna respingo nel modo piu’ fermo l’insulto che da lui arriva alla dignita’ del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni cosi’ indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni puo’ essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall’oltraggio”. E’ quanto dichiara la presidente della Camera, Laura Boldrini, replicando a Franco Battiato che aveva parlato di ”troie in Parlamento” disposte a ”fare di tutto”.
CASO MARO’: CIRIELLI (FDI), GOVERNO ANDREBBE POSTO IN STATO D’ACCUSA PER ATTENTATO COSTITUZIONE Napoli, 26 mar. – (Adnkronos) – ”Alla luce del combinato disposto degli articoli 10 e 26 della Costituzione e dell’articolo 697 del Codice di Procedura Penale, e dell’art. 698 C.P.P. cosi’ come cassato dalla sentenza del 27 giugno 1996, n. 223 della Corte Costituzionale, i componenti del Governo che hanno consentito la consegna dei due maro’, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, andrebbero posti in stato d’accusa per attentato alla Costituzione”. Lo dichiara Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d’Italia. ”La Corte Costituzionale – spiega – ha deciso, infatti, che in ogni caso non possono essere consegnati cittadini italiani o stranieri per un processo che puo’ portare alla condanna a morte. Presentero’, pertanto, un’interrogazione parlamentare nella quale denuncero’ questa violazione gravissima delle norme fondamentali del nostro Stato e anche per accertare se ci sia stata costrizione nei confronti dei due militari per acconsentire alla loro consegna”. ”Si apprende dai giornali, infatti – aggiunge Cirielli – che ci siano volute ben cinque ore per convincerli a rientrare in India. Sara’ necessario verificare se si sia approfittato del loro status di militari e della particolare soggezione psicologica e di subordinazione che tale ruolo comporta. I responsabili di questa vergogna dovranno essere puniti”. ”L’Italia, in coerenza con l’apparato normativo fondante la civilta’ del nostro ordinamento giuridico, non avrebbe potuto consegnare neanche un cittadino indiano che avesse commesso un reato in India e si fosse rifugiato in Italia qualora per quel reato fosse prevista la pena di morte. Inoltre, aver acconsentito sulla base di una generica fiducia nei confronti dell’India, Paese che, di fatto, aveva sequestrato il nostro ambasciatore in spregio a tutte le convenzioni internazionali in materia, dimostra l’irresponsabilita’ e la colpevolezza dei componenti del Governo che hanno preso questa vergognosa decisione”, conclude Cirielli.
Quando finirà l’era, sadica, dei discaricatori di crudeltà sevizie perversioni abiezioni ossessioni repulsioni fobie manie paranoie demenze ferocie frustrazioni presunzioni immoralità oscenità, di ogni, pensabile e impensabile, malvagità, sul popolo italiano, per giunta, e per beffa, quali suoi commessi, legislatori o inquisitori o sentenziatori, in suo nome?
L’era di costoro, immutabilmente intenti all’adempimento del male, insanabile, della sottoposizione del loro committente, alla pena di Stato, per il bene “giustizia”(oggi detta, forse pudicamente, “legalità”)?
Intenti, per ciò, costoro, all’adempimento del male benefico, del bene malefico, alla contraffazione, pratica e concettuale, in benefizio, del proprio (immenso imperdonabile incancellabile) maleficio?
E facilmente,per tale grandiosità falsificatoria, intenti alla contraffazione del bene reale (la cannabis medicinale o ricreativa, per estensione, il suo portatore), in male “legale”?
Alle Fosse Ardeatine, accanto a Napolitano che officia solennemente, compare il faccione, da massaro mai inappetente, del neo presidente del senato procuratore nazionale antimafia, “Grasso”, che si offre “generosamente” al rito in ricordo dell’eccidio nazifascista di 335 innocenti…
335 è anche l’articolo, del codice di procedura penale, che custodisce, da oltre vent’anni, la lista, allungata a dismisura dalla procura del suddetto, per la iscrizione seriale dei nomi degli innocenti e dei (pochi) “colpevoli” (di mali ben minori, tuttavia, di quelli che l’iscrizione gli riserva), destinati all’eccidio giudiziario allestito dalla unione italiana dei legislatori e dei magistrati penali…
la posizione esatta del predetto, dalla parte dei perpetratori, nella storia degli eccidi, oltre al simbolismo dei numeri, è sfuggita, è da supporre, al presidente della repubblica…
Chi avesse pensato che, in base alle convenzioni (non più che) scolastiche sulla ironia, la (efficace) esclamazione di Bersani: “…siamo mica qui a smacchiare il giaguaro…”, screditasse il fare inutile, esortasse al fare utile, non avrebbe tenuto in conto che, dopo la ventennale politica generale della dissoluzione mentale, le convenzioni retoriche erano estinte, che i percettori dei detti avevano perso la capacità di oltrepassarne la lettera, che erano ridivenuti analfabeti della retorica e non più che alfabeti della comunicazione sociale…
così gli “osservatori politici” hanno potuto lodare il predetto, che, sconfiggendo politicamente taluno, “aveva smacchiato il giaguaro” (realizzato l’impossibile)…
ovviamente, neppure sospettando di denigrarlo, secondo l’ironia di quella figura retorica…