22.12.12

Il furbetto del circolo Bilderberg, l’ “economista” professo degli affari d’esso e dei propri, l’eretista estetista di se’ stesso, detto (oramai) sinistramente “Monti”, approssimandosi al rendiconto delle sue malefatte tecnico politiche, avvezzo al sapere contadinesco (malgrado la boria dissimulatrice): “prender due piccioni con una fava”, prontamente consultato il suo souteneur, detto non meno sinistramente (e piu’ polisemicamente) “Napolitano” (colui che dovendo, per obbligo costituzionale, sciogliere un parlamento oramai destruito funzionalmente, affinché, ricostituendosi elettoralmente,  emanasse un nuovo Governo, non adempiendo golpisticamente, anziché scioglierlo, impose il suo Governo, nominato “senatore a vita”, con abuso di potere per deviazione d’esso dallo scopo, quel furbetto),   prendendo, costui, dicevasi, “due piccioni con una fava”, da un lato, dimettendosi “per protesta” alla (invero sprovveduta) revoca della “fiducia” dal più inaffidabile gruppuscolo degli occupanti abusivi del parlamento, si appresta a sfuggire a quel rendiconto, da altro, si appresta ad acconciarsi elettoralmente, per imporre al Paese qualche altro annetto di Circolo Bildelberg (per giunta, da “senatore a vita”, immune a vita per “i voti dati e le opinioni espresse” ….gli strumenti costituzionalizzati per la commissione impune di qualunque crimine politico….)…

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21.12.12

Goffamente assiso  al di là di una scrivania  che vanamente si sforza di incivilirne l’aria da villano che senza sosta lo perseguita, interrogato dall’intervistatore televisivo di La 7 sul “programma politico” della lista elettorale per il parlamento che starebbe per capeggiare (dal Guatemala ove svolgerebbe il compito di superpoliziotto internazionale!),  il procuratore aggiunto della Repubblica in Palermo, Ingroia, risponde che, con gli altri  procuratori (Demagistris Dipietro…) ed i paraprocuratori (Orlando), della lista, si propone di “liberare l’economia” del Paese  “dalle mafie e dalla corruzione”…

ma poiché ciò è, ad un tempo, il suo programma giudiziario, il “teorema” (dei tanti, suoi, giudiziari, sempre smaccatamente illogici, questo effettivamente logico), enuncerebbe che il programma legislativo potrebbe essere ad un tempo giudiziario, il programma giudiziario potrebbe essere ad un tempo legislativo, tanto che, esso,  sarebbe, oggi, da lui, sperimentalmente dimostrato.

Dimostrata anche, tuttavia, sarebbe, la eversione facinorosa della separazione costituzionale dei poteri, da parte della sua magistratura…

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17.12.12

Il “dirigente generale di Banca Nuova”, tal Maiolini,  intervistato a margine della “fuga di notizie”, segrete, che coinvolgerebbe, quale rivelatore di esse, il procuratore della repubblica in Palermo, (tal) Messineo, vanta di avere dato lavoro, nella propria Banca, a  caterve di familiari di “procuratoti antimafia”, di vicini, cioè, alla “antimafia”, diversamente da quanto avveniva in passato, pare dire, quando la Banca assumeva vicini  alla “mafia”…

Ma se “antimafia” e “mafia” avrebbero avuto il medesimo “ascendente”, sulla Banca, il medesimo potere di “persuasione”, di essa, a dare lavoro, che altro avrebbero avuto in comune, quale causa dello stesso effetto?

E poiché la “mafia”, secondo le leggi (per tutte: art 416 bis cp) della “antimafia, darebbe effetto alla propria presenza sociale ponendo la “forza di intimidazione” del “vincolo associativo”, la conseguente “condizione” sociale di “assoggettamento”, altrettanto avrebbe  anteposto,  per generare lo  stesso effetto, la “antimafia”?

Come che sia, per i principi della causalità generale, non potrebbe aversi identità di effetto senza identità di causa…

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11.12.12

Ma nel Regime narrato (abbastanza) fedelmente da Pannella non vi sarebbe spazio per lo scontro giuspolitico con il suo “diritto”, quello promulgato e (anzitutto) quello, assai più illegittimo, applicato? E, lo spazio, ed il tempo, dello scontro, non potrebbe, non dovrebbe, essere anche quello, prossimo, della tornata elettorale (non solo nazionale)? Per la più altisonante e furibonda denuncia della illegittimità giuspolitica del Regime?

Esemplificando: dopo la incriminazione di R. Bernardini, per fatto di droga (dimostrativa,  educativa, politicamente contestativa della sua proibizione): non si potrebbe cominciare a propugnare che la legislazione, “atto di alta amministrazione” (secondo la scienza giuridica) “arbitrario”, non potrebbe tuttavia violare il “principi(o) fondamental(e)” (in art 3 cost.) di uguaglianza, sparificare la proibizione (o la permissione) di situazioni pari, se lo facesse,  lederebbe i diritti (soggettivi) nascenti da quel principio, commetterebbe illecito (civile e/o amministrativo), potrebbe essere chiamata a risponderne (con i suoi autori ed i suoi applicatori)?

D’altronde, le altre condizioni della chiamata non mancherebbero, perché la sparificazione della proibizione tra droghe (sostanze stupefacenti e psicotrope) e sostanze alcooliche è palese (essa, anzi, è massima se, rispetto all’alcool, la proibizione si converte nel suo opposto, la permissione), la parità delle situazioni è altrettanto palese (per “lesività” psicofisica, quando, addirittura, la situazione proibita, la marijuana, non fosse infinitamente meno lesiva di quella permessa, il cognac). E, la chiamata, non si imbatterebbe nel limite della immunità delle persone dei legislatori per le “opinioni espresse” ed “i voti dati” (art 68 cost), poiché, quel limite, fermerebbe la responsabilità penale, non quella di altro ordine giuridico.

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10.12.12

Lo stipendio del magistrato italiano è sette volte maggiore di quello del magistrato europeo, peraltro, le pene che egli applica sono tre volte maggiori di quelle europee, lo stipendio è preposto a sedare il rammarico per la applicazione…

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9.12.12

“Non  c’e’ pace senza giustizia”,  come nel titolo del movimento Radicale, o “Non c’e’ giustizia senza  pace”?
La prima proposizione non esclude che il modo reale del  compimento della giustizia, quello guerresco fin dalle definizioni (“lotta alla mafia…alla droga”…”guerra agli evasori”…), quello italiano per esempio, rompa la pace anzi la escluda programmaticamente e a priori;
la seconda proposizione, postulando la pace quale modo immancabile del compimento della giustizia, ne esclude il modo guerresco sia reale che, prima, virtuale…
d’altronde, la seconda proposizione è verificata sperimentalmente dalla storia: quando, col diritto penale longobardo del settimo secolo, fu introdotto, per la soluzione giudiziaria della controversia, il guidrigildo (l’equivalente della pena pecuniaria a risarcimento dell’offeso), fu fermata la “faida” quale mezzo e modo guerreschi del compimento della giustizia.
Peraltro, la pace quale mezzo e modo del compimento della giustizia andrebbe postulata  non solo ad elemento della soluzione della controversia, ma anche, e prima, ad elemento della prevenzione della controversia; esemplificando: la abolizione del divieto della circolazione della droga preverrebbe ogni espressione guerresca d’essa, quella, diretta, della lotta alla droga, quella indiretta della lotta per la droga; la bonifica economica delle aree sociali della povertà materiale preverrebbe ogni espressione guerrresca d’esse, quella diretta della lotta al furto alla rapina alla estorsione, quella indiretta della lotta per il furto la rapina l’estorsione….

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7.12.12

Se il più nominato magistrato della procure della repubblica italiane, (detto) Ingroia, confessa da Ballarò di avere (quasi) indagato il presidente della repubblica per (il legalmente) inesistente reato di “trattativa con la mafia”, confessa, altrove, di avere incriminato mezza Italia per (il legalmente) inesistente reato di “concorso esterno” in associazioni per delinquere di varia specie, confessa cioè di avere assunto ed esercitato poteri non conferitigli dalla legge, poteri oltre e contro le legge, illegali, quale è la differenza tra la sua posizione davanti il diritto e quella, attuale, dell’egiziano Morsi?

Nessuna…se non quella che l’abuso di Morsi è perseguito dalle   avvocature le magistrature i giornalisti gli artisti i professionisti i lavoratori, dalle popolazioni locali, munite del sentimento del diritto, l’abuso di Ingroia è plaudito, dai loro corrispondenti nazionali, ed il sentimento del diritto è ad essi ignoto.

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6.12.12

Poiché l’ultimo quarantennio giuridicopenale, ad opera della magistratura “pianista” reale nelle aule legislative, previe mistificazioni svianti dal suo scopo effettivo ed unico, la implementazione del suo ruolo di assoggettamento della popolazione mediante minaccia e applicazione della pena, ha portato alla “quadruplicazione” delle pene minime e di quelle massime dei reati preesistenti, ed a pari livello quelle dei nuovi reati, così che il Regime d’essa corrisponde oramai a tutti quelli che, storicamente, furono denominati “Terrore”, prevedere una  pena (concreta) massima di due anni in  reati puniti con una pena (astratta) massima di quattro anni, quale limite del le candidature elettorali nazionali, implica (con minima iperbole) che soltanto i condannati per reato di “pascolo abusivo” staranno entro esso.

Implica d’altronde, che, il Regime, ha ormai raggiunto il traguardo, l’assoggettamento, fin dalle candidature elettorale, del potere parlamentare, per ciò, totalmente soggetto a quello giudiziario, aggiunto a questo, non separato (incostituzionale, quindi, con esso).

Come d’altronde mostra il fatto, oramai endemico, che, esso, non ha nemmeno sentore della sua soggezione, tanto meno della sopraffazione, ancor meno della necessità della ribellione, nell’interesse generale.

Ovviamente, non avendo quei sentori, tanto meno ne ha della qualità culturale (tecnica scientifica metodologica  gnoseologica epistemologica  logica, in una parola giuridica), delle “condanne definitive” delle quali, il Regime, ricopre il Paese.

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1.12.12

La magistratura (non solo) tarantina che vorrebbe demolire centomila lavoratori con le loro famiglie, l’acciaieria internazionale che essi alimentano, l’economia nazionale che essa sostiene, a tutela della salute d’essi e della popolazione circostante, dice, poichè bene primario e intangibile, la magistratura che ora si accingerebbe a sollevare conflitto di attribuzioni avverso il Governo che (con atto avente forza di legge, al quale essa potrebbe solo sottostare, a dire della Costituzione) ha deciso di tutelare contemporaneamente i lavoratori  le loro famiglie l’acciaieria l’economia e la salute, constando  oltretutto che non sarebbe possibile la tutela dell’insieme fermando l’acciaieria, che sarebbe possibile solo tenendola in attività, siffatta magistratura, dunque, del fiat justitia pereat mundus (implicante soltanto, oggi, per essa, esercizio di sovranità assoluta da qualunque controragione e controinteresse,  del mondo circostante, esercizio di sovranità ultraterrena, divina), nemmeno si domanda come e perchè essa, viceversa, (abbia potuto e) possa improntare il suo lavoro, l’ufficio, l’economia inerente, alla distruzione della  salute della popolazione, come e perchè possa fare, della distruzione professionale puntuale sistematica indefettibile, della salute, il proprio lavoro, addirittura, la istituzione, sociale politica etica economica, dalla quale imperversa…

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30.11.12

Interrogato sulla mancata introduzione del “contrasto di interessi”, tra fruitore ed erogatore di una prestazione, ove  il primo sia  indotto, dalla possibilità di detrazione fiscale della spesa relativa, ad ottenerne attestato dal secondo (che, quindi, diverrebbe imponibile fiscalmente), interrogato, si diceva, sulla opportunità della introduzione di un meccanismo accorto, perché contrattuale, consensuale, e inoffensivo, per l’ accrescimento delle Entrate, il contenimento della evasione, il capo della Agenzia relativa, tal Befera risponde che, lui, è contrario alla “onestà per convenienza” . …

Codesto ex bancario (come “Monti”, il suo più premuroso mallevadore), dedito, munito di  guardie armate e carcerieri, alla depredazione della popolazione, arricchita da pene pecuniarie e interessi usurari (quando non fosse prontamente adempiente al debito fiscale),   questo ingegno della spoliazione del reddito popolare a prò (quasi) esclusivo delle plutocrazie politiche amministrative giudiziarie militari… , delle burocrazie relate, delle   clientele aggregate, ebbene costui, mentre elargisce, sussiegoso e falsario, moralini  parrocchiali che plaudano all’uso della forza nel prelievo fiscale, mostra spudoratamente il volto della tecnica inerente, la rapina e l’estorsione…

Tale “armandospataro” (durante gli “anni di piombo” inquisitore politico giudiziario mediante “pentimento” delle sua vittime, oggi portavoce (informale) della associazione giudiziaria di cui è partecipe, pare indirizzarsi al pentimento anche proprio, pur senza avvertirlo (quindi più meritoriamente),  allorché elucubra, da par suo, che il decreto legge governativo che protrae e mantiene il ciclo produttivo della acciaieria Ilva a tutela  contemporanea ed unitaria dei lavoro e della salute, potrebbe essere incostituzionale per violazione dell’art 32 Cost. (che la salute la impone)…

Perché, alla stregua del criterio, la magistratura penale ove milita, la sua attività dall’ inizio alla fine di un processo, comunque atterrendo o ammorbando quando non uccidendo o suicidando, diffamando quando non calunniando, intercettando perquisendo sequestrando  interrogando detenendo o incarcerando, nuocendo gravemente alla salute, quando non sopprimendola, violando l’art 32 cost, sarebbe incostituzionale.

Guzzanti P. reputa che l’ingresso della polizia nella redazione di un giornale, quella di  Sallusti, equivale all’ingresso di un soldato in una ambasciata….

Chi l’avrebbe detto, costando che la polizia è la più assidua frequentatrice delle redazioni dei giornali, per autonotiziare le proprie gesta, per mistificarne eroismo a fin di gloria, e, anzitutto, per ridurre, autoritariamente, lo scibile sociale, il suo valore, ad un mattinale di questura….

constando quindi che tale è, oggi, quasi interamente, la mansione della stampa, liberata, con l’art 21, dalla censura della polizia fascista, ed oggi (auto)asservita alla polizia repubblicana…

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27.11.12

L’Ingroia in versione guatemalteca (sempre ad occhio vago e remoto ed a guanciale barbuto in penosa mimèsi) di “capo investigatore”, aliassuperpoliziotto internazionale finalmente dichiarato, impacciato da una domanda di Floris di Ballarò, se esista giuridicamente un reato di “trattativa con la mafia”, lo esclude torcendosi, ma si attribuisce “dirittodovere” di investigare la “trattativa” e di incriminare, per falsa informazione o testimonianza, chi gli  avesse  mentito.

Vien da pensare che,  profittando dell’incarico  ONU ( e dell’ignoranza dell’organismo sulla genia di  giustizieri in toga che impersona, e che passa per le armi  questo  Paese), sia riparato all’ estero, temendo d’essere chiamato a rispondere (se non dai giudici prevedibilmente, dal popolo) di quella attribuzione, poiché il “dirittodovere” di acquisire informazioni o testimonianze e di incriminarle  per falsità, lo avrebbe solo ove un reato fosse commesso e lui, con quelle, lo istruisse, a pena di illegalità giuridica e sociale, della attribuzione, incalcolabile.

E quel reato mancò, alle sue incriminazioni  per falsità.

Dalle quali, per giunta, trasse spunto per il rafforzamento simbolico e beffardo della attribuzione, scagliandola sadicamente su una icona del diritto processuale penale, Giovanni Conso, che l’avrebbe definita sacrilega.

Peraltro, in una libidine iconoclasta senza posa, se ad altra domanda di Floris di Ballarò, quale fosse, dopo tutto, la sua posizione politica, ha risposto, pur circonlocutorio: a sinistra….

Quella storica,  che non ne avrebbe nemmeno percepito  l’esistenza umana?

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25.11.12

Passi per “la carfagna”, una popolana napoletana senza arte ne’ parte (di fatti, come buona parte dei simili, deputato al Parlamento) che, erudita esclusivamente dal corpo, ha il diritto di credere che “omicidio” (art 575 cp) significhi uccisione dell’uomo (dal romanesco “omo”); quel diritto tuttavia non competerebbe a, viceversa, inerudibile dal corpo (per giunta sormontato da lenti che vorrebbero occultare lo sguardo down), “labongiorno”, altra parlamentare trascelta niente meno che dal  demente politico “fini”, la quale vanterebbe il titolo di avvocato penalista, a stare alle propagande dei suoi media, e ad onta della sua  usurpazione, nel merito, da cima a fondo;
la quale dunque assevera la comare nella convinzione interpretativa che, il prefisso alla parola “omicidio” sia l’ “omo” romanesco…
donde, la comune proposta di ergastolo per la uccisione della donna, si intitoli “femminicidio”…
tra i disastri sociopolitici del berlusconismo, che ha covato e cresciuto le due comari, quello della lingua e del lessico non e’ tra i minori, ne’ tra i meno intollerabili…

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23.11.12

Il prode “alfano”, colui che “scendendo in campo” dietro il suo capobranco minacciava sfracelli alla magistratura, oggi divide il mondo tra indagati e non indagati, si muove in esso secondo i (più aleatori) dettami d’essa; ed ora che li applica alle “primarie” del suo partito, ove concorrerebbe se non concorresse alcun indagato, non sospetta, stolto, che Berlusconi potrebbe farlo fuori concorrendo appositamente…

D’altronde nemmeno sospettò, inanimato che il suo ultimo criterio di conoscenza del mondo perpetrava parricidio…

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Manganelli: un poliziotto sui dieci compie abusi di potere

Antonio Manganelliintervistato ieri a Ballarò, si è detto convinto che nel 90% dei casi nellemanifestazioni di piazza non c’è abuso da parte delle forze dell’ordine. Considerato che Antonio Manganelli è il capo della Polizia, tendo a dare per scontato che la percentuale da lui riferita sia verosimile. Se questa percentuale dev’essere in qualche modo ritoccata tendo altresì a pensare che, per il corso naturale delle cose, si tratti di una stima in eccesso, cioè i casi in cui non c’è abuso da parte delle forze dell’ordine sono forse qualcosa di meno del 90% del totale. Considerato che qui non si tratta di fare la media tra i dati degli organizzatori e quelli della questura farò in modo di attenermi al dato riportato da Antonio Manganelli.

Ebbene, stando a questo dato, si deduce quanto segue:

  • Un poliziotto su dieci compie abusi di potere;
  • Una manganellata su dieci è illegittima (sulla legittimità delle altre nove si può discutere);
  • Una manifestazione su dieci finisce con un’aggressione da parte della polizia ai manifestanti;
  • Un arresto su dieci è immotivato.

Penso che se sia utile osservare le cose sotto molteplici prospettive, è la ragione per cui ho pensato di riscrivere i quattro punti in un altro modo. Dunque, secondo quanto riferito dal capo della polizia, nella gestione dell’ordine pubblico normalmente accade questo:

  • Cento poliziotti su mille compiono abusi di potere;
  • Cento manganellate su mille sono illegittime (sulla legittimità delle altre novecento si può discutere);
  • Cento manifestazioni su mille finiscono con un’aggressione da parte della polizia ai manifestanti;
  • Cento arresti su mille sono immotivati.

In genere tendo a considerare il buono delle cose, ragione per cui ritengo che la dichiarazione di Manganelli sulla fallibilità dell’operato delle forze dell’ordine rappresenti un fatto importante. Come è importante sapere che il 90% degli agenti di polizia svolge il proprio lavoro con professionalità e competenza. Che esista una percentuale “fisiologica” di abusi da parte della polizia è una realtà che qualsiasi democrazia è giocoforza tenuta a sobbarcarsi. Che questa percentuale si attesti al 10% credo sia allarmante. Sono dati – penso – ai quali il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri, quando domani riferirà nell’Aula del Senato sugli scontri dei giorni scorsi, dovrebbe dedicare un minimo di attenzione.

di Andrea Pomella – 21 novembre 2012

( Da “Il Fatto Quotidiano” )

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18.11.12

“La ministra severino”, sul razzo lacrimogeno lanciato dagli affacci murali del suo  Ministero, dichiara solenne “non posso escludere ne’ includere alcuna ipotesi”: convinta di   ammettere (lealmente) qualunque ipotesi, ma in effetti, secondo logica della frase,  escludendola (“non posso includere…” o  equivalentemente,  ‘escludo la ipotesi inclusa’);
cosi’ tradendo, oltre alla illogicità della mente, di avere solo certezze, sulla origine locale del  razzo lacrimogeno, e su quella autoriale, la occupazione, dai questurini del ministero dell’Interno, degli affacci del ministero della Giustizia…
e’ in tale stato mentale che si e’ affrettata a chiedere ai Carabinieri (imparziali secondo la sua scienza di “ministro tecnico” e, ancor piu’, di “avvocato penalista”), e a sbandierare,  una perizia che dicesse che il razzo disceso dagli affacci era in realtà salito ad essi, poi mutando in ingannevoli sciami di fumi calanti…. quelli del carnevale…

“la ministra cancellieri”, sollecitata a rendere identificabili personalmente, mediante appositi segni, i picchiatori i fratturatori i demolitori i gassatori e quant’altri, tra i questurini ai suoi ordini che avversino i cortei del popolo pacificamente manifestante, risponde (alla sua maniera da ventriloquo) che sarebbe pericoloso per la loro personale sicurezza:
da ministro e prefetto, di questa repubblica, ovviamente, o neppure sospetta che la  clandestinità dei predetti, simile a quella dei briganti intenti alla propria impunita’, getta  nella maggiore insicurezza, personale e collettiva, i manifestanti, o non se ne cura affatto….

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