28.12.14

Renzi Giobatta

Interpellato sulla questione se la disposizione, ancora non vigente, sulla licenziabilità dei lavoratori privati e (dubbiamente) pubblici. Renzi avrebbe risposto “c’è giurisprudenza discorde”. L’omiciattolo della “rivoluzione copernicana” vaneggia l’inesistente, la giurisprudenza su una disposizione di legge non promulgata, nemmeno sa di che parli, mentre sarebbe titolare “delegante” del ministero della giustizia…

Il tesoro dei curiali.. 

Quando, il 16 luglio dell’anno 1999, a Roma Piazzale Clodio, fu forzato il caveau e furono spogliate 150 (circa) cassette di sicurezza, di un totale di 997, appartenenti a magistrati (avvocati e impiegati), furono asportati due chili di cocaina cinquanta miliardi (in lire) di gioielli, cinque quintali d’oro, dieci miliardi di lire (e documenti vari).
Il furto fu ascritto, fra altri, a Carminati.
“Terrorista nero” e, oggi, “capo della mafia romana”?

Polizia assassina 

Il vicepresidente degli USA Baiden, definisce pubblicamente la polizia newyorkese, che pratica pubbliche esecuzioni capitali, senza processo, sul primo nero che le passi accanto senza strisciare, e che la magistratura approva e apprezza, la “migliore del mondo”…
D’altronde, al sindaco della città che ha avuto a ridire sulla sua impunità, quella polizia, in pubblico, si è schierata a voltargli simbolicamente le spalle..
Nella democrazia più verace del mondo…si dice…

La ” culla del diritto”, nel mondo

Cinquantaseiesimo posto nel mondo, diciottesimo in Europa, quello dell’Italia, nel disbrigo delle controversie civili:
secondo un indice sul favore all’ investimento economico,  sulla ” attrattivita di impresa”, nei vari Paesi, elaborato dalla Banca Mondiale.
Ne sanno qualcosa il consiglio superiore della magistratura e la associazione nazionale magistrati (la Corporazione a tasso regolato di partecipazione, perché non si disperda il tesoro dei partecipanti, insieme alla costituzione oligarchica del potere)?

Detenuti d’Austria e d’Italia

Ai detenuti austriaci, tutti lavoranti, all’interno e all’esterno  dei centri di detenzione, viene dato, di paga, da 8 a 10 euro l’ora, e viene prelevato il 75 per cento di essa, a sostegno della organizzazione di quei centri…
in Italia tal prelievo è fatto ai non detenuti, ai liberi, a sostegno della élite istituzionale plutocratica…i detenuti sono sepolti vivi..

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

25.12.14

Incivile Turchia?

In Turchia hanno incriminato e arrestato un ragazzo incolpandolo di avere insultato Erdoghan, e ciò ha scandalizzato la pubblica opinione…
In Italia migliaia di ragazzi sono incriminati ed arrestati, incolpati di avere insultato  l’ultimo dei poliziotti (per giunta, e per lo più, sulla scorta di false accuse mosse da costui,  o di accuse vere, ma per reazioni a suoi abusi, che in base ad una delle prime norme seguite alla caduta del fascismo, non sarebbero punibili: quanto, già per ciò, il fascismo sia mai caduto, nemmeno lo si immagina..)

 

Perfetto cialtrone, imperfetto falsario

L’abolizione dell’articolo diciotto dello Statuto dei lavoratori rappresenterebbe “una rivoluzione copernicana”, secondo il suo autore, il capo del governo della “repubblica  fondata sul lavoro”, il segretario del partito (all’origine) dei lavoratori, “Renzi da Rignano..”
Ma la rivoluzione suddetta non mutò nulla, della terra e del sole e della loro interazione, proprio nulla, se non la comune opinione su essi, per cui, con Tolomeo, a girare intorno la terra sarebbe stato il sole, con Copernico (cui, peraltro, a quanto pare storiograficamente, non spetterebbe la primogenitura della scoperta), l’inverso…
Mentre l’abolizione dell’articolo predetto, posto a tutela della permanenza del posto di lavoro del lavoratore, muta il rapporto fra il datore di lavoro ed il lavoratore, la mutazione non è solo cognitiva, e anche effettiva..
Ma il cialtrone lo ignora completamente, o lo falsifica spudoratamente…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

24.12.14

Bologna

Un incendio “doloso” della ferrovia bolognese induce un ministro del “Governo Renzi” a gridare, comarescamente, al terrorismo…, ma potrebbe essere stato spinto dalla ricorrenza (assillante) di una sigla questorile, “antiterroristica”, del passato prossimo; “Improta”…

Marino madrino

Il sindaco “chirurgo”, o viceversa, rifacendo la giunta capitolina, lui, funzionario civico, adotta, come “assessore alla legalità”,  un funzionario di  magistratura, “Sabella”.
Idea amorevole, altamente educativa, tale da compensare l’inimmaginabile (finora)  sgarro politico, del potere civile municipale, il più consapevole e fiero della propria natura,  che si offre al potere paramilitare:
poiché dà generosamente l’opportunità, a siffatto assessore, di esercitare finalmente la legalità reale, quella effettivamente applicativa della legge, anziché creativa d’essa, la illegalità reale sotto spoglia mendace di legalità formale, esercizio quotidiano della magistratura penale italiana….

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

23.12.14

«Volevano fare il colpo di Stato». Arrestati 14 “fascisti”

Delitto: consumato, tentato, attentato, pensato…ad offesa piena, semipiena, seminterna,  interna…
Gli aggettivi descrivono la evoluzione (storica) dello stato del delitto, dalla “fattualità” maggiore alla minima fino alla sua estinzione, allorché il delitto è composto da puro pensiero,  del pensante, nella legge che lo prevede.
E descrivono la evoluzione, corrispondente, dello stato solido, liquido, gassoso, mentale, del delitto, nella legge che lo processa: nell’ultimo stato, l’inquisitore-giudice (o viceversa)  non ha vincoli o limiti che “mentali”, nel ravvisare e nel punire il “puro pensiero, del pensante”.
E descrivono, per implicazione, la corrispondente evoluzione (storica) dello Stato politico:   liberale, semiliberale, illiberale, autoritario.
Ebbene, oggi, in Italia, il delitto prediletto dagli inquisitori-giudici ( o viceversa) puntati  sul ceto sociale borghese (piccolomedio”alto”) tradizionalmente immune, è quello del  “puro pensiero, del pensante” (individuale o collettivo: associato), a stato processuale “mentale” (che, poi, il processo, giudichi anche di detenzione di armi o munizioni, come nel caso in commento, conferma, non confuta, la esposta teoria: della corrispondenza del passaggio dello stato politico da liberale ad autoritario, al passaggio  della reità  dal reato- fatto al  reo-persona ( all’”uomo delinquente” perché  tale…).

L’ombra di Bolzaneto sul nuovo assessore di Roma
Posted on 23 dicembre 2014 by Damiano Aliprandi in Lettere dal carcere with 2 Comments
 
Gli spettri delle torture subite dai manifestanti contro il G8 a Genova si affacciano sul Campidoglio. E’ arrivato ieri sera l’ok del Csm per l’aspettativa che Alfonso Sabella, giudice presso il tribunale romano, attendeva per poter rispondere positivamente all’offerta di Ignazio Marino, il sindaco di Roma che lo ha voluto come assessore alla Legalità e alla Trasparenza dopo i fatti di Mafia Capitale.
La nomina di Sabella viene oggi pesantemente criticata dall’associazione Giuristi Democratici di Roma che rievoca – tramite un comunicato – il ruolo avuto da Sabella durante il G8 di Genova.
Il magistrato che a questo punto entrerà nel governo della Capitale della città – si legge nel comunicato dove i giuristi democratici esprimono perplessità riguardo l’idea di nominare Sabella assessore alla legalità- durante i fatti di Bolzaneto era il coordinatore “dell’organizzazione e del controllo su tutte le attività dell’amministrazione penitenziaria”, e dunque era anche deputato a sovrintendere su ciò che accadeva alla caserma Bixio. Per i fatti del G8 Sabella finì a processo e la sua posizione fu archiviata.
Tuttavia, scriveva il Tribunale nell’archiviarlo, «il comportamento del dott. Sabella non fu adeguato alle necessità del momento. Egli fu infatti negligente nell’adempiere al proprio obbligo di controllo, imprudente nell’organizzare il servizio (…) imperito nel porre rimedio alle difficoltà manifestatesi»: così i giudici del Tribunale di Genova nella sua ordinanza del 24 gennaio 2007; e ancora: «Alfonso Sabella non adempì con la dovuta scrupolosa diligenza al proprio dovere di controllo e che, pur trovandosi nella speciale posizione di “garante” (…), non impedì il verificarsi di eventi che sarebbe stato suo obbligo evitare».
La posizione di Sabella fu stralciata da quella degli altri imputati e per lui venne chiesto il non luogo a procedere. «A Bolzaneto vide che i detenuti erano tenuti in piedi con la faccia contro il muro, ma non fu testimone diretto delle violenze più gravi, né della loro sistematicità, quindi non avrebbe potuto impedirle», scrivevano i Pubblici Ministeri nel richiedere al Gip l’archiviazione per Sabella.
Il giudice, dopo l’ordine di un supplemento di indagini a carico del magistrato, e nonostante l’avvocato di Sabella stesso avesse chiesto il processo, dispose l’archiviazione scrivendo nell’ordinanza le parole sopracitate.
Ma la dichiarazione di Sabella che fece indignare all’epoca – e che oggi vengono ricordate dai Giuristi Democratici per sollecitare Ignazio Marino affinchè torni sui suoi passi – fu la sua opinione in merito all’operato degli agenti penitenziari durante le giornate terribili del G8 di Genova: secondo il magistrato Sabella il loro comportamento è stato «esemplare».
I Giuristi Democratici di Roma infatti scrivono nel comunicato: «Sebbene l’operato del Dr. Sabella non sia stato ritenuto illecito, lo stesso non è stato ritenuto in grado di svolgere i ruoli organizzativi e di controllo sulla commissione di reati affidatigli, avendo per di più creduto alle giustificazioni di chi fu poi condannato per quei fatti gravissimi».
E viene anche ricordata la frase di Sabella, pronunciata nel 2001: «Non ho alcuna intenzione di dimettermi. A Genova l’operato degli agenti penitenziari è stato esemplare»; secondo il magistrato, infatti, non sarebbero stati gli agenti penitenziari a picchiare i manifestanti durante il vertice genovese: «Qualcuno è stato. Ma i fermati sono arrivati alla caserma di Bolzaneto già ricoperti di ecchimosi», aggiungeva Sabella, allora, nell’intervista.
 

 

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

22.12.14

La insindacabilità  del potere polgiudiziario

E’ subito appellato (mediaticamente) assassino, il nero che ha ucciso due poliziotti newyorkesi per vendicare anche simbolicamente i neri uccisi dal killerismo seriale della polizia locale..
Ma mai furono appellati assassini costoro..
Il sindaco che ha protestato per le loro gesta è stato sottoposto a veemente contestazione pubblica dalla polizia locale, che è giunta ad accusarlo che la difesa delle ragioni dei neri uccisi avrebbe causato l'”assassinio” dei poliziotti…
La “scienza della causalità” applicata anche  in Italia, dalle Forze Antimafia, per cui, la difesa delle ragioni dei “mafiosi”, perseguitati e sterminati sulla esclusiva scorta di quella etichetta, ferirebbe “l’antimafia”…
La “causalità” delle Forze polgiudiziarie del Globo..

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

18.12.14

Riforma del divieto di intercettazione del difensore per sua maggiore efficacia?

Se non è effettivo il divieto espresso nell’enunciato “non è consentita l’intercettazione relativa a  conversazioni o alle comunicazioni dei difensori…nè a quelle tra i medesimi e le persone dal loro assistite”, in art 103.5 cpp:
quale riforma lessicale potrebbe renderlo effettivo?
nessuna ovviamente…
quindi, poiché l’effettività del (la fattispecie giuridica di) divieto è assicurata dalla sua sanzione (precetto e sanzione sono inseparabili, nuclei del diritto pubblico e della sua forza normativa: nulla, più di ciò, d’altronde, è condiviso dalla magistratura penale,  straconvintamente sanzionatoria, pure oltre o contro il precetto), non resta, alla avvocatura (che non potrebbe politicamente sottrarvisi, essendo, oggi, a ben vedere,  l’unico baluardo reale, della legalità generale e particolare), che innescare il processo sanzionatorio, della violazione del divieto;  che denunciare, ex art 323 cp, i violatori ( una denuncia di massa, forse, conferirebbe almeno impudenza, alla non improbabile inazione penale, insieme al suo opposto, la azione, fondamento della  monocrazia dei magistrati).
Il passo successivo, questo sì necessariamente riformatore, potrebbe essere la conquista legislativa, dalla avvocatura, del potere di azione penale sulle offese alle sue prerogative e guarentigie.
P.S. combattivo abbastanza, l’articolo in commento [apparso su IL Garantista], da imitare e diffondere (e un solo refuso: “detergere”sta per “detegere”).

Inchiesta Terra di Mezzo: l’uso strumentale e suggestivo di documenti, risultanze d’indagine, intercettazioni, il preannuncio di ulteriori operazioni, tendono a determinare un esito anticipato del procedimento basato sulla reazione emotiva e non sulla valutazione processuale. Questo comporta una alterazione del principio di parità delle parti con conseguente inquinamento dell’ambiente processuale. L’avvocatura penale, forte delle proprie battaglie, non si stanca di ricordare a tutti che il rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionalmente previste deve essere la sola guida per esercitare l’attivitàgiurisdizionale in un paese democratico. Il durissimo comunicato della Camera Penale Roma. Sull’inchiesta Terra di Mezzo è un atto di coraggio. L’indignazione unanime dell’opinione pubblica avrebbe forse consigliato una di quelle prese di posizione anodine e caute che sono abituali in frangenti come questi.
Tuttavia l’uso strumentale e suggestivo di documenti, risultanze d’indagine, intercettazioni, il preannuncio di ulteriori operazioni tendono a determinare un esito anticipato del procedimento basato sulla reazione emotiva e non sulla valutazione processuale. E questo è un profilo che riguarda tutti i processi e tutte le indagini come su di un altro versante la vicenda di Ragusa dimostra. Questa sperequazione informativa si risolve in una alterazione del principio di parità delle parti con conseguente inquinamento dell’ambiente processuale. Costituisce un fenomeno divenuto nel tempo una modalità d’indagine. L’operazione Terra di Mezzo sicuramente ne costituisce una delle esemplificazioni più sofisticate e spettacolari: al di là delle risultanze di prova che qui non interessano, è il riflesso sui principi costituzionali del giusto processo che deve preoccupare ed essere respinto.
”I tempi cambiano, le emergenze si moltiplicano ed incidono sostanzialmente nel modo di legiferare, di fare le indagini e di esercitare la giurisdizione. L’avvocatura penale, però, è sempre la stessa, forte delle proprie battaglie, combattute ricordando a tutti che il rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionalmente previste deve essere la sola guida per esercitare l’attività giurisdizionale in un paese democratico. La Camera Penale di Roma continuerà a vigilare con tutte le sue forze per contrastare ogni forma strumentale e distorta di esercizio della giurisdizione e di violazione del diritto di difesa.
La denuncia della Camera Penale di Roma
La Camera Penale di Roma  ha denunciato già all’indomani della esecuzione della ordinanza di custodia cautelare relativa alla indagine “mafia Capitale”, l’illegittima spettacolarizzazione e diffusione di atti di indagine, la deliberata ricerca di una sponda mediatica tesa a creare consenso popolare, la pilotata fuoriuscita quotidiana di parti di informative di polizia giudiziaria che raggiungono lo scopo della preventiva distruzione della immagine degli indagati, prima – ed a prescindere – dallo sviluppo del processo. Un collegamento tra media ed investigatori che appare scontato, addirittura esaltato dalla stampa, e che in questo procedimento è quanto mai evidente, se è vero che gli ”esiti” delle indagini oggi di dominio pubblico erano stati anticipati molti mesi fa da un settimanale e le reazioni degli indagati monitorate dagli inquirenti.
Allo stesso modo i circuiti investigativi e gli ”ambienti” giudiziari diffondono la notizia di ”nuove iniziative”, ”di clamorosi sviluppi” e – addirittura – di “nuove operazioni” verso questo o quell’ambiente, politico, imprenditoriale, professionale, creando un effetto annuncio che appare in perfetta ed insanabile antitesi con le caratteristiche proprie di una indagine giudiziaria. Come avviene da anni, l’informazione non solo non ”controlla” il potere giudiziario, ma se ne fa strumento, ed in cambio utilizza atti che non sarebbero pubblicabili se la magistratura stessa esercitasse quel controllo di legalità, che pubblicamente rivendica, ma che sistematicamente dimentica quando è necessario creare e mantenere consenso attorno ad una indagine.  Non importa se la diffusione delle notizie finisce per travolgere anche persone che non sono oggetto dell’accertamento, ovvero che sono citate solo occasionalmente nelle carte. Non importa se gli atti
giudiziari approdano sulle pagine dei quotidiani o vengono commentati nei talk show in tempo reale, beninteso solo nelle parti che gli investigatori hanno selezionato. Non importa neppure che le conversazioni registrate, che ovviamente ancora non sono state verificate dai difensori, siano diffuse ad arte senza nessuna reale garanzia di completezza.
La verità è che l’azione giudiziaria cerca Il consenso per intercettare gli umori della pubblica opinione, soprattutto ora che l’obiettivo dichiarato è quello di ”esportare” il modello di indagine sulla criminalità organizzata a qualsiasi altro fenomeno di rilievo penale ed in qualsivoglia contesto; ciò anche a costo di compiere, rivendicandole apertamente negli atti giudiziari, operazioni di ingegneria giuridica, sulle quali poi, e non a caso, si invoca una copertura legislativa ex post con la richiesta di includere, sic et sempliciter, nell’area del doppio binario, anche reati che affondano su realtà criminologiche e sociali del tutto diverse. L’uso massivo e prolungato delle attività di intercettazione e la loro pervasività, la contestuale applicazione di misure di prevenzione in uno con i provvedimenti di custodia cautelare, persino l’allontanamento degli indagati in custodia cautelare dai luoghi di arresto con la conseguente difficoltà, se non impossibilità, di avere contatti con i difensori, fanno ormai parte di uno schema ”facilitato e inquisitorio”, più volte sperimentato, in cui l’ indebolimento del diritto degli indagati, attraverso la normazione del ”sospetto”, come per le misure patrimoniali, ovvero l’inversione dell’onere probatorio, come per le esigenze cautelari, diventano un tassello necessario, ineluttabile di fronte alla ”emergenza’”, che non crea nessuna riflessione sulla progressiva estensione di una area di minorata difesa, che a suo tempo era stata giustificata proprio in base alla sua ”eccezionalità”.
Lasciando da parte il merito delle singole vicende giudiziarie, resta il fatto che in questa indagine, come da anni avviene nei distretti dove il doppio binario è la regola, l’esplicazione del mandato difensivo e gli stessi contatti tra  clienti ed avvocati sono monitorati e citati nelle informative, i dialoghi telefonici sono ascoltati, i difensori sono identificati nelle relazioni di polizia giudiziaria: tutto ciò non solo nei casi in cui si ipotizza la violazione della legge da parte di qualche avvocato, ma anche quando appare evidente che gli avvocati si limitano ad esplicare il loro mandato! In questa indagine, un avvocato e’ stato sottoposto a servizio di osservazione – pedinato si sarebbe detto un tempo – benché nulla sul suo conto fosse minimamente ipotizzabile: una iniziativa di gravità inaudita, sulla quale non può calare il silenzio. Tutto ciò avviene perché l’area di riservatezza e di inviolabilità della difesa è ormai, nella prassi, ritenuta inaccettabile, tanto più quando i reati in esame trascendono all’empireo mediatico della “eccezionalità”.
In questo contesto l’ascolto delle conversazioni difensive sta diventando consuetudine ”preventiva” – quanto alle cosiddette intercettazioni casuali che nella stragrande maggioranza dei casi non sono affatto tali – mentre sempre più frequente è il posizionamento di microspie negli studi legali, che dovrebbe essere invece, per definizione, fatto eccezionale proprio per l’ineluttabile captazione di conversazioni coperte dal segreto, che riguardano, inevitabilmente, anche fatti e assistiti dell’avvocato estranei alla indagine. Gli esiti inquisitori di indagini protratte per anni, compendiate in migliaia di atti che solo gli inquirenti possono governare in sede cautelare, sono subito raccolti dalla politica che, per l’ennesima volta, dimostra di non voler ”governare” la legalità, pronta come è a licenziare provvedimenti legislativi di segno repressivo solo per accontentare gli umori pubblici, e magari allontanare sospetti di connivenza. Con la scarsa lungimiranza che la classe politica dimostra da decenni, si cede immediatamente alla richiesta di norme repressive, sull’altare di un simbolismo penale, feroce negli effetti contingenti ma di nessuna efficacia deterrente.
Dopo aver per mesi dichiarato chiusa la stagione dell’emergenza normativa ovvero innalzato peana sulla necessità di legiferare in maniera strutturale, si viviseziona la riforma della giustizia per estrapolarne, peggiorandole, le norme che possono essere contrabbandate come la efficace risposta alla emergenza che il circuito mediatico giudiziario ha imposto a quello politico. Il che avviene, al solito, senza alcuna considerazione per i dati reali, criminologici e giudiziari, sui quali si vuole legiferare, in tempo reale, senza che nessuno ricordi agli smemorati che ancora non si è asciugato l’inchiostro con il quale i demagoghi delle emergenze avevano riscritto le leggi sulla corruzione, alla fine del 2012.
Populismo penale, come si è più volte denunciato negli ultimi decenni, quello che porta a norme ipersimboliche, frutto di parole d’ordine, come quelle lanciate dal Presidente del Consiglio che, ricorrendo ai soliti slogan, promette di peggiorare la già pessima legislazione in tema di confisca. Tutto questo non è una novità, è già successo nella storia politica e giudiziaria del nostro Paese, in molte stagioni, non solo negli anni di tangentopoli, ma anche prima, quando alle emergenze vere, come il terrorismo o la lotta alla criminalità sanguinaria e stragista, si è opposto il frutto avvelenato delle leggi emergenziali, destinate a sopravvivere alle emergenze ed anzi a proporsi come modello ordinario. A nulla sono valsi in quei contesti i richiami alla necessità che il rispetto della legalità sia integrale, altrimenti si trasforma in un vuoto simulacro.
A nulla sono valsi, in quei momenti, gli appelli a non legiferare seguendo la spasmodica ricerca del consenso. A nulla è valso, in molti passaggi storici, rammentare che le garanzie della difesa sono coessenziali alla tutela della legalità costituzionale. Eppure noi, che lo dicemmo allora, oggi lo ripetiamo con la stessa forza e quasi le stesse parole, rammentando agli apprendisti stregoni dell’emergenza che la storia di tangentopoli lasciò sul campo, primo fra tutti, lo squilibrio dei rapporti tra chi fa le leggi e chi le dovrebbe applicare. I tempi cambiano, le emergenze si moltiplicano ed incidono sostanzialmente nel modo di legiferare, di fare le indagini e di esercitare la giurisdizione. L’avvocatura penale, però, è sempre la stessa, forte delle proprie battaglie, combattute ricordando a tutti che il rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionalmente previste deve essere la sola guida per esercitare l’attività giurisdizionale in un paese democratico.  La Camera Penale di Roma continuerà a vigilare con tutte le sue forze per contrastare ogni forma strumentale e distorta di esercizio della giurisdizione e di violazione del diritto di difesa.
http://ilgarantista.it/2014/12/16/vogliamo-cancellare-il-diritto-alla-difesa/ 

 

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

14.12.14

Polgiurisdizione..

La polizia giudiziaria egiziana per ordine dei suoi giudici ha arrestato tutti i possibili gay del Paese, per la moralizzazione dello Stato, ha detto…
Immagini di moralizzazione criminosa della polgiurisdizione universale, con qualche marginale ritocco visibili in ogni Paese, particolarmente mediterraneo..

Statistica comparata della “cronaca nera”

La proporzione tra la quantità della cronaca giudiziaria italiana è di cento a uno con quella tedesca, di cento a dieci con quella francese, di cento a  venti con quella spagnola…
alla domanda sul perché, interpellati, anche qualificati, non hanno risposto….
A nessuno è passato per la mente che, la misura italiana, mentre mostra la (meschina) riduzione della informazione e della formazione sociali ad affare giudiziario, essenzialmente poliziesco, mostra la costrizione ad esso, da chi su esso ha edificato il massimo del potere sociale…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

13.12.14

“Mafia e antimafia” 

La legislazione “antimafia”, decollante nel 1982 col “volo” 416 bis cp “Rognoni Latorre” (“tratta” del “compromesso storico” diccì-picci tra la scomparsa di A Moro e quella di E Berlinguer), segna il passaggio (penalisticamente a ritroso) dalla “mafia fattuale”, del diritto penale cercatore e punitore di fatti, e solo perciò punitore di persone, alla “mafia sociale”, del diritto penale cercatore e punitore di persone, indipendenti dai fatti; segna il (retro)passaggio, cioè, dalla “responsabilità personale” per il fatto, alla “responsabiltà collettiva” senza il fatto.
E poichè solo la prima, esigente la partecipazione della persona, col suo fatto, alla (sua) responsabilizzazione, potrebbe ritenersi “democratica”, non anche la seconda, prescindente da essa, cioè autocratica (appartiene politicamente ai sottosistemi penali degli Stati totalitari: indimenticabile quello nazista della Scuola di Kiel del secolo scorso…ben imitato da quello fascista antiebraico):
pare assai chiaro che cosa siano oggi, effettivamente, “mafia” e “antimafia”, come quella sia formata dalla “legge” di questa.

La concentrazione dei poteri

Preso il potere esecutivo, dopo accorto uso, su esso, del (proprio) potere giudiziario.
Preso il potere legislativo, dopo codificazione propria (alternativa o contraria a quella parlamentare), del diritto (giurisprudenza).
Al possesso dall’origine (ovviamente) del potere giudiziario.
Cioè, riuniti i tre poteri in sè stessa.
D’altronde, resasi immune (con legge parlamentare) da responsabilità civile, e immune (per la “esclusiva”, propria, della accusa), da responsabilità penale.
Ci si domanda:
la Magistratura (per quanto notato) Supremo Organo, dello Stato (se non Stato), come si differenzia dal Potere Assoluto di “antico regime” (e, questo, dal regime in atto, che la contiene)?

Sabella tinti

Mentre il primo chiede la abolizione della prescrizione dei reati, per la punibilità in eterno d’essi, il secondo chiede l’abolizione dell’appello, avverso le sentenze di condanna su essi, per la immutabilità (da infallibilità) in eterno d’esse…
eternità del loro potere di magistrati, si intende, in oramai avanzato delirio teocratico…

 Il “giudiziario” italiano visto dalla Germania

Manca certezza del diritto, in Italia (per sottrazione di esso alla legge, dalla giurisprudenza?) e d’altronde, se ottieni un permesso dalla amministrazione, che qualunque magistrato può incriminare per abuso d’ufficio, sequestrandoti l’azienda, hai perso il permesso..mentre in Germania, se hai un permesso della autorità, nessuno può permettersi di toccarlo… nessuno ha convenienza a investire in Italia….
Diffonde in Europa il  leader degli imprenditori in Germania, mettendo a nudo come pochi la illegittimità, sociopoliticoeconomicogiuridica, dell’esercizio del potere di magistratura,  in Italia…

Il condannato riconoscente

A Totò Cuffaro, carcerato a sette anni per un delitto di invenzione giurisprudenziale non solo fattuale, è stato negato, dalla magistratura italiana, il permesso di visitare la madre gravemente inferma, giacché, essendo costei affetta da demenza senile, non avrebbe percepito il senso del gesto..
Ma lo avrebbe percepito lui, il senso del gesto, benchè non avesse percepito il senso della magistratura penale in azione, quando, alla prima condanna (a due anni meno della seconda), offrì i cannoli siciliani in onore di chi l’aveva condannato…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

9.12.14

Il giurista della magistratura

Giovanni Fiandaca, in cerca di perdoni per la sua ardita campagna contro il processo palermitano alla “trattativa stato mafia”, si affretta a diffondere che sarebbe fondata l’accusa del processo romano “mafiacapitale”…e che lo sarebbe, inoltre, perché il procuratore (di origine palermitana) Pignatone, non sarebbe professionalmente incauto…
Eppure, a lui giurista non disattento, dovrebbe essere chiaro a colpo d’occhio che nulla, della “fattispecie associativa” romana, è riconducibile a quella legale in art 416 bis cp…e dovrebbe essere noto che poco è pseudolegale quanto i blitz della magistratura nazionale contro talune forme di vita associata, come è perché tale…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

7.12.14

Polizie e Corti razziste

La pratiche “sociali” della polizia americana varierebbero secondo il colore e perfino l’aspetto del sottoposto, è acutamente segnalato da quelle parti, dopo l’aggressione a mano armata e la uccisione di tre neri inermi innocui ed innocenti, in rapida sequenza…
dipenderà anche dalla impunità giudiziaria assicurata in altrettanto rapida sequenza dalle Corti americane alla polizia assassina, oltre che dalla conformità del suo operato ai protocolli della “giustizia”, americana e (tendenzialmente) globale?

Alquedisti domestici

Con un articolo dal titolo “immigrazione criminale”, il furbo transnazionale già islamico poi cristianizzato quindi scristianizzato, Magdi Allam, mostra di avere appreso le basi della giustizia italica…
egli propone di curare la corruzione romana con “decreti legge” (cioè, oltretutto, con atti del dispotismo legislativo governativo) che impediscano l’arrivo degli, o espellano tutti gli, immigrati…
Cioè, gli sfruttati rispondano per gli sfruttatori, come gli affamati per gli affamatori, gli evasori per gli impositori, i perseguitati per i persecutori…
In somma, secondo un principio di giustizia stabilmente teso all’occultamento della criminalità reale dietro lo schermo della criminalità formale…
D’altronde, prima di costui, il confratello e consorte Alfanoministrodell’interno, esemplarmente, ha sospeso “marenostrum”, il salvataggio in mare dell’ umanità in fuga dalla fame dalla persecuzione dalla guerra…

“Criminalità organizzata”

Il comunicato ufficiale tedesco dell’eccidio “per rappresaglia” delle Fosse Ardeatine appellava i fucilati “elementi criminali” o semplicemente “criminali”.
Come i rapporti di polizia, o di procura o di giudicatura d’Italia e di altre parti del Globo, esperti nell’uso “sociologico” del “diritto criminale”, che appella criminale il suo oggetto per scriminare il suo soggetto, altrimenti a rischio, o passibile, del medesimo appellativo….
D’altronde, in genere, la proporzione fra la “criminosità” dell’oggetto e quella del soggetto è la stessa del nazismo di Kappler, uno a dieci, anzi, talora, uno a un miliardo, se per la corruttela  di un clan, polizia procura e giudicatura incriminano una  intera Capitale…

“Impresa criminale”

Due giornalisti (Di Vico e Corbellini) reputano che il principio dinamico della accolita romana sarebbe quello della impresa legale (punteggiata di illegalità), non della impresa illegale, tanto meno criminale (se non per la “fedina penale” e “sociale” di alcuni suoi membri).
Con ciò, forse (e involontariamente) implicando che il principio dinamico dell’organo repressivo (“antimafia”), e dello Stato suo emanatore, sarebbe anticapitalistico, antiborghese, antiliberista (sovietico, cinese, “comunista”?)…
In realtà quell’organo è espressione precipua dello Stato capitalista borghese liberista, tendente storicamente alla involuzione (regressione) in senso assolutista, per precipua mano del detentore del potere (poliziesco) di coazione e di assoggettamento sociali, esercitato demagogicamente (“populisticamente”?) in forma giudiziaria, preparato dalla opportuna legislazione stigmatizzatoria (“tipo mafioso” ad esempio) di persone singole in gruppi in associazioni in masse, mimetizzatrice (perché giustificatrice dei vari atti) della corsa alla  egemonia politica…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

6.12.14

Carcere per principio

Provenzano farfuglia, non percepisce né recepisce ne emette senso, la difesa ne ha chiesto la liberazione dalla forma mortifera, ferma restando quella morbifera, dell’art 41 bis dell’ordinamento penitenziario, ma la “direzione nazionale antimafia” (che oggi siede anche alla presidenza del senato della repubblica), davanti il Tribunale di Sorveglianza, si è opposta fermamente.
Nessuna delle funzioni pratiche, razionalizzabili sia pure aprioristicamente, della carcerazione, è visibile nella specie, se qualcuna lo fosse, sarebbe esplicata dalla carcerazione morbifera, e, comunque, sarebbe annichilita, comparativamente, dalla completa disumanità della sua applicazione.
Per ciò il carcere risponde ad un principio interno, non esterno (pratico), carcere come valore in sé, come principio, di ispirazione di fondazione di organizzazione di funzione di applicazione, della “Azione Penale” e del suo passo marziale.
Ma, a questo punto, tali connotati  del carcere plasmano quanto lo applica.
E, a questo punto, la istituzione che lo sostiene e contiene è di puro potere, assoluto autocratico autoreferente, divora sempre maggiore parte del corpo sociale, ed infetta mortalmente le altre…

 

Mafia magia nera 

La prossimità al “demonio”, vietata sotto minaccia di punizione eterna, di azioni omissioni persone o cose, ha dato alla chiesa cattolica, nei secoli, il pieno governo socioeticopolitico delle popolazioni che non li evitassero o rifiutassero, o che volessero ammetterlii o accettarli…
La tecnica “giuridicogiudiziaria”, basata sulla istituzione e la divulgazione e la infusione di una (pur macroscopica) superstizione, ha avuto tale successo che ad essa ha fatto pronto ricorso la magistratura italiana, vietando con minaccia di punizione eterna, e punendo, quanto fosse in relazione di prossimità alla “mafia”, se non tutta o in tutto superstizione, tale certamente nel trattamento “giuridicogiudiziario” della prossimità ad essa…
E anche la magistratura ha avuto tale successo, che ha conseguito il pieno governo socioeticopolitico delle popolazioni italiane…

 

(l’) “autonom(i)a della politica”

“Sciogliere il Comune…fossi Marino comunque chiederei al ministro dell’Interno ed al prefetto, aiutatemi a capire dove sta il marcio e come potrei estirparlo”…
dichiara “l’assistente di Bachelet” (il sensibile costituzionalista ucciso fuori dell’aula dall’estremismo rosso), la fervente “cattolica di sinistra”, la passionaria (ex) dicci, Rosi Bindi (oggi, tuttavia, lasciatasi morire civilmente dalla presidenza della Commissione Antimafia…) per la quale un sindaco, l’ esponente maggiore del potere civico diffuso, dovrebbe andare a lezione di politica dalla polizia…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

5.12.14

Alemannopignattone…

All’insediamento a capo della procura di Roma dell’inquisitore antimafioso palermitano, Pignatone, Alemanno, in visita a lui quale sindaco di Roma, gli avrebbe domandato se ci fosse mafia, nella città, e avrebbe avuto, per risposta, “non so vedremo…”.
Se fosse stato meglio consigliato, gli avrebbe domandato, più pertinentemente,  se ci sarebbe stata “antimafia”, nella città… la risposta affermativa avrebbe reso superflua quella domanda…

Sperpero giudiziario dell’umanità

Nel “capitale inagito, dissipato”, di otto milioni di disoccupati, della statistica polemica nazionale, tuttavia, non rientra  quello incarcerato o arrestato o inerziato mobilizzato o socialmente escluso o mortificato e umiliato, dall’ufficio di distruzione delle risorse umane tenuto monopolisticamente e stabilmente entro il sistema di “giustizia penale” italiano, per nulla (al confronto) o quasi nulla, e in cambio di nulla o quasi nulla…

Il lavoratore di polizia 

Al terzo nero ucciso dalla polizia americana, all’ultima fucilazione sul posto del nero, uno dei capetti della organizzazione criminale ha detto dell’esecutore, “faceva il suo lavoro”…
Sarebbe stato un “lavoratore”, costui, come l’ucciso, secondo il modello rappresentativo e divulgativo del proprio rapporto, col cittadino percosso o ucciso, apprestato dalla polizia italiana, per bocca di più d’uno dei suoi “portavoce”, e finanche  del suo Ministro, “Alfano”:
il fucilatore (o il manganellatore) gratuito di polizia quale lavoratore (professionale)…da non posporre nella stima sociale al lavoratore da lui ucciso o percosso…

Sbruffoneria  deleteria

Le maggiori sbruffonate le proferiva con serieta istituzionale ognora e fattualmente non solo verbalmente, Mussolini, ed era lo sforzo della loro materializzazione e la sua impotenza a portare disastri…
Con il coetaneo, da capo del Governo, Renzi, mancando lo sforzo della realizzazione di sbruffonate simili, dovrebbero mancare i disastri; così non è, tuttavia, benché le dimensioni d’essi cambino..

“Non avrai altro dio al di fuori di me” comincia a postullare l’istituzione giudiziaria che combatte per se; il politeismo sociale. Intento alla differenza verso altre soggettivita’

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

4.12.14

Roma delenda est (disse “l’antimafia”?)

Ho letto (per ora, soltanto) qualche passo della ordinanza cautelare del gip presso il Procuratore “romano” (già palermitano) Pignatone.
Non una sola parola, ho rinvenuto, del lessico del “diritto penale”, neppure di quello che  contesterebbe l’accusa (anzi, contro esso, enunciato in art 416 bis cp, che ha per nucleo,  della associazione “di tipo mafioso”, l’”avvale(rsi) della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva…”, quella romana, per espressa ammissione, sarebbe “autoctona”, (e comunque) non imperativa né coercitiva, ma comiziale e affaristica). Ho rinvenuto solo lessico (descrittivo o assertivo o “argomentativo”) comune (o popolare).
Eppure, non sarebbe stato usabile altro lessico che quello del diritto (sostanziale e processuale), per basare l’accusa, tanto meno se accusa incarceratoria.
Essendo, esso, obbligatorio, per il principio di “stretta legalità” (artt 25 cost, 1 cp) dei reati  (delle pene) e dei loro procedimenti operativi:
“legalità” (ovviamente della loro formulazione legislativa, ma anche, va chiarito) della formulazione della loro applicazione giudiziaria (“giurisdizionale”, oltre che, naturalmente, di quella “dottrinale”).
Obbligatorietà inadempiuta la quale, il diritto come limite alla “forza” (quella di ogni istituzione politica pre – o post o para- giuridica,  “di polizia”) è disattivato, e la forza può  erompere in tutta la sua brutalità (e faziosità).
Così che, esemplificando, quando, nella ordinanza, appaia denaro (per lo più “parlato” invero, non “contato”), non appare ad un tempo alcun rapporto (diretto e univoco), di esso, con “atti di ufficio”, e di “ufficiale”, pubblici, che possa integrare delitti di “corruzione” (“impropria” o “propria”: artt 318, 319 cp), o altri delitti contro la “Pubblica Amministrazione” (la quale dovrebbe, oggettivamente e soggettivamente, costituire la platea del “mondo di mezzo”).
Il  denaro vi appare come tramite di (pur gigantesco) malaffarismo, vietato o sconsigliato dal (più elementare) civismo, ma non dal “diritto penale”.
Tuttavia l’ordinanza è stata attenta a non dismettere il pudore “legalistico”, attenta a non degiuridicizzarsi completamente.
E, come (oramai purtroppo) innumerevoli consorelle, che, prima del diritto penale classico (“liberale”), caro-estinto della “seconda repubblica”, hanno fatto strame (e strage) di affollate  popolazioni (prevalentemente) meridionali (più o meno etnicamente connotate), anch’essa si è data una patina di “legalità”, mettendo in campo truci  riproduzioni di figure (penalisticamente) protostoriche (essenzialmente guerresche), di “delitti della collettività”,  di associazione “di stampo” (ma la legge, ripetesi,  dice “di tipo”), mafioso.
(va chiosato) Non una fattispecie giuridica come altre (finalisticamente), ma la “fattispecie” escogitata  dalla “prima repubblica”:
per liquidare, con lo sterminio invisibile (perché “di tipo” giudiziario, giusto e incriticabile per principio), (una delle sottoquestioni del) la (multisecolare) “questione meridionale” (quella della differenza “morale”, cioè, di costume, ed economica, cioè di modo di sopravvivenza, delle popolazioni meridionali);
e liquidare, ad un tempo, la differenza (di storia recente, invero, malgrado contrarie apparenze o illusioni) fra innocente e colpevole (e fra prove di innocenza e di colpevolezza), dissolvendola a priori, con la incriminazione (legislativa e  giudiziaria)  della collettività  in sè, indivisibilmente criminale, immancabilmente colpevole.
Una mostruosità (della reità della collettività in quanto tale) impronosticabile, nell’area geogiuridica schiusa dal diritto greco-romano, ben altra da quella del diritto centrasiatico…
Non impunita, compensativamente, tuttavia, ricadendo oggi, con la sua immane potenza  distruttiva,  sulla popolazione politicante che  volle essa, ed il suo organismo operativo.
Ma da estirpare con  la massima urgenza legislativa, oggi, costituendo il più operoso ed operante strumento del dispotismo sociopolitico generale, antipopolare, che per fortuna la forma (pseudogiuridica e giudiziaria) non riesce più a mentire.
Diaz

Renzismo giuridicamente assurdo

Il governo pone la fiducia sul disegno di legge delega? Cioè, la delega della funzione legislativa, del Parlamento al Governo, la delega di esercizio di un potere originario e normale al parlamento, l’atto di esclusiva competenza del delegante, appropriato e imposto dal delegatario?

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

2.12.14

Galletti di corte

Per non avere adempiuto ad una sentenza della Corte europea, che nel 2007 aveva condannato l’Italia, per illeciti in materia di smaltimento di rifiuti, alla sanzione di poco meno di cinquanta milioni di euro, la Corte ha condannato l’Italia a pagare altrettanto ogni sei mesi di ritardo…
Un ministro del governo “Renzi”, tal Galletti, di rimando avrebbe annunciato, “non pagheremo una lira, trattasi di una sentenza del passato…”
E’ questo alto senso del diritto che distingue quello “Renzi” dai governi degli stati di polizia…

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento

30.11.14

Avvocatura ligia

“Le sentenze non si commentano”, dichiara sulla stampa un avvocato dell’allevamento della “sinistra  italiana”, il più vicino, pur incredibilmente, fra i pur tant’altri di vario colore politico, a quello della “magistratura italiana”, che alla violazione costante (di fatti: “legale”) dei diritti dell’accusato, abbinano la inviolabilità anzi la intangibilità anzi la indiscutibilità, dell’opera propria ….
Così rinverdendo, da “avvocato”, i fasti primordiali, sacerdotali, del verbo divino…
Diaz

 

Sel (è scappata a gambe levate, dalla “sinistra”)

“L’onorevole Piras” di “sel” il partito capeggiato dal sinistroide Vendola, presenta oggi una interrogazione alla Camera per lamentare che i contratti “dei lavoratori delle forze armate” (i lavoratori degli arresti dei sequestri delle perquisizioni delle intercettazioni delle incriminazioni dei pestaggi delle incarcerazioni delle fucilazioni sul posto, del popolo italiano innocente o colpevole, alla mercé d’essi e dei camerieri delle loro “leggi”) non siano stati rinnovati…
Il connubio fra un sardo servile e un pugliese montato può essere esteticamente rivoltante…


Il maestro di K Marx

“L’estrema povertà rende lecito, a chi la subisce, anche il furto finalizzato alla propria sopravvivenza”, “tale azione è illegale, ma sarebbe ingiusto considerarla come un furto comune” …
“Geroglifico della ragione”, lo Stato, anche per la illegalizzazione di quel furto?
“Circolarità inesauribile del denaro e della ricchezza, tanto più crescente quanto più concentrata quanto più immiserente gli esterni ad essi…”
Anche da ciò la difesa hegeliana del furto per bisogno?
Peraltro
Nel periodo esaminato da Hegel, il “ceto commerciale” detiene il denaro ed esso può con ciò condizionare se non dominare gli Stati..”
E’ quindi pensabile che il prelievo fiscale sia stato concepito organizzato e attuato per ridurre o estinguere quel potere, attraverso la espropriazione della sua base, il danaro e la ricchezza, e che l’avvenimento abbia segnato il passaggio dallo ” Stato liberale” allo ” Stato illiberale” o “assoluto” e “totalitario”?  E che, quindi, esso fosse liberale solo in quanto non espropriante la ricchezza di quel ceto, liberale solo rispetto a quel ceto, non ad ogni altro,  esterno o interno ad esso, e non nella sua legislazione sociale, penale ad esempio, rimasta invariata al  variare di quegli Stati..?

Pubblicato in frammenti | Lascia un commento