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Le campagne
Scuola penale
Rosato (a pranzo e a cena)
Erutta in un Talk televisivo l’enonimo (che ha il nome del vino) suddetto, primo fiduciario del boss (per cio’ dubbiamente astemio) del Partito Democratico:
Travaglio ha pubblicato una vignetta “misogena”. E non per dire “che genera rifiuto” , come letteralmente fa, ma per dire “che rifiuta la donna”, “misogina” appunto, come letteralmente disfa’. .
l’eponimo (colui che da’ il nome) della nuova legge elettorale, il motore della mozione parlamentare (eversiva della competenza funzionale) contro il governatore di Banchitalia, il capogruppo del partito alla Camera dei deputati ….
Ora non sapendo costui di quel che dice, potrebbe sapere di quel che concepisce e di quel che da cio’ scaturisce, per di piu’ nella complessita’ culturale delle cose ove si e’ sconciamente accasato?
Rispondono (gia’ solo) quelle sue operette…
P.Diaz
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Tramaglio
Se la Boschi non smentisce quel di lei si dice ( che sia stata l’autrice della mozione contro il governatore di Banchitalia), cio’ e’ vero. Se la Boschi lo smentisce, e’ ugualmente vero.
Vero comunque insomma, pure in casi opposti.
L’Illogismo ricorda la regola probatoria dei processi alla stregoneria, ove sarebbe stata strega chi, immersa nell’acqua, fosse affondata, , ma anche chi galleggiasse, “perche’ assistita dal demonio” (ovviamente, non e’ che la regola non avvertisse l’illogismo, ma lo spianava con logica incondizionatamente condannatoria, insensibile a qualunque limite, intrinseco od estrinseco).
E ricorda anche, l’illogismo, la logica della colpevolezza universale di origine e propaganda davighiane, per la quale gli innocenti non sarebbero altro che colpevoli da scoprire.
Logica che non ha limite nella funzione del suo autore e del diritto che dovrebbe applicare: per la distinzione di innocenti e colpevoli. Ma non ha limite nemmeno nel coinvolgimento del suo autore, giudice innocente e colpevole non ancora scoperto (si fa per dire.), ovviamente.
Ma, cio’ ricordato, il punto:
chi mai avra’ siffattamente dissertato sulla Boschi (benche’ reproba)?
Ma il direttore del quotidiano dei condannatori d’Italia, istituzionale e non…
ma Travaglio…
La cui penofilia, d’altronde, e’ in effetti pseudologia.
P.Diaz
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Haters di Stato
L’hater devastatore della immagine della cantante “Emma”* interpellato sul perche’, ha detto che lo avrebbe fatto per avere consenso, tanto maggiore quanto piu’ famoso sia il bersaglio.
Esattamente la risposta che danno o che darebbero o che comunque dovrebbero dare, gli haters di Stato, ovvero gli intercettatori degli apparati giudiziari ed i loro divulgatori mediatici: semoventi per avere il consenso delle folle bramose di sacrifici umani, tanto piu’ sazianti quanto piu’ famose siano le vittime.
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Renzi il nazificatore inavvertito
” Corpo a corpo col centrodestra”…l’ultimo proposito, alla celebrazione dei dieci anni del PD, del piu’ a sproposito dei politicanti del secolo. Peraltro:
sfida a chi sia piu’ nazista? L’irresponsabile fiorentino potrebbe vincerla, dopo la introduzione, dal suo governo, della legislazione penale piu’ nazista d’Europa, che nemmeno il fascismo mussoliniano si sogno di ipotizzare…
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Che titoli scolastici, minimamente attinenti il diritto e il processo, il surrubricato aveva allorche’ divenne ministro della giustizia (cioe’ della istituzione e conservazione e gestione dello jus, del diritto)?
Paggetto (peraltro dall’occhio schizzato) della magistratura dettante, a lui ed al suo Partito, la legge penale piu’ antisociale e turpe di questi ultimi anni, forse nessuno..
“ora mi occupero’ di mio figlio, non di politica..” Come se il familismo non facesse politica, ma di infima specie retriva. E come se, il suddetto, non avesse mai avuto la nozione ed il senso della politica di cui si occupava…
Se Davigo, giureconsulto per concorso, fosse inconsulto per funzione, Floris, suo editore televisivo fisso, sarebbe inconsulto per informazione?
“Gotolonia” (Paese dei Goti, Catalogna) sotto i Borbone
“Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”
Tale il quesito referendario del primo giorno di questo ottobre mite e avvolgente. Quesito che forse non immaginava che già per uno solo dei suoi termini, Repubblica, avrebbe fatto detonare la risposta della Monarchia spagnola (oltre quella del popolo catalano), dinastia dei Borbone di Spagna (1700), alla cui restaurazione dette mano il belluismo (egomane necromane e cleptomane, come ogni altro della specie) del “generale Franco” (omuncolo che tuttavia, in divisa e in armi, potè flagellare la terra, e sopravviverle). E di fatti è detonata, la risposta, contraria e combattiva, come si è visto allorchè, nelle sedi industri illustri e nobili della Generalitat catalana, dedicate ai plebisciti, alle consultazioni del popolo, hanno fatto irruzione Polizia e Procura di “Mariano Rajoy” ( barbetta bianca e capello finto nero, fatui, sguardo vacuo ma), borbonicofranchista (già formalmente, quale capo del Governo del Reame). Tale ma anche, per ascendenza, nazifascista: se “il generale Franco ” potè restaurare la Monarchia (caduta nel 1931) fiancheggiato dai nazisti di Hitler e dai fascisti di Mussolini (altri esemplari della sua specie). Fin dal traghettamento, dal vicino Marocco, dell’Esercito Africano da lui (ed altri generali allora), comandato (esercito di soldati ammutinatisi alla repubblica appena succeduta alla monarchia) che prese a calpestare la penisola iberica mentre quelli, dal cielo, la bombardavano. Riportò Goering (processato quale criminale di guerra a Norimberga nel 1946), rettileo: “Guernica? è stato un esperimento. Sì, mi dispiace. Ma quale banco di prova migliore per la Luftwaffe si poteva trovare in quell’epoca?”.” E, algido: “l’esperimento è perfettamente riuscito”.
Sul bombardamento, padre Alberto Onaindia, testimone oculare: “Arrivai a Guernica il 26 Aprile alle 4,40 del pomeriggio. Ero appena sceso dalla vettura quando cominciò il bombardamento. La gente era terrorizzata. I contadini fuggirono dal mercato abbandonando i loro animali. Il bombardamento durò fino alle 7,45. Durante quel tempo non passavano cinque minuti senza che il cielo non fosse oscurato dagli aerei tedeschi. Il metodo di attacco fu sempre lo stesso. Prima mitragliavano, dopo lanciavano le bombe esplosive e alla fine quelle incendiarie… Nelle buche delle strade si ammucchiavano insieme stesi al suolo uomini, donne, bambini. Si udivano grida di dolore da tutte le parti e la gente terrorizzata si inginocchiava levando le mani al cielo come se implorasse…” . Le macerie della città seppellirono 1650 abitanti di 7000. Così orribilmente che tedeschi e italiani addussero che le case fossero esplose celando munizioni. Mentre il petulante “Ciano”, genero di Mussolini (da Muslìm: musulmano), a vanto di tre bombardieri S. Marchetti 79, chiocciò lezioso ed ebbro: ”Bene in Spagna. Grande vittoria quella odierna. Un colpo duro per la Spagna rossa. L’offensiva continua. Nell’impresa trovo la costante opposizione della marina che fa resistenza passiva. L’esercito, con regolarita’. La Milizia con slancio. Ma é l’aeronautica che va benissimo. Ma io e te Duce ne siamo i responsabili, coloro che ne hanno il merito. Ho dato ordine di bombardare stanotte anche Valenza. Bisogna cogliere il momento per terrorizzare il nemico”. Un mese prima, marzo 1937, Mussolini aveva ordinato ai piloti italiani il bombardamento di Barcellona, esigendolo sistematico e a tappeto. Ed il genero: “i nostri nove S.79 in un minuto e mezzo su Barcellona hanno polverizzato palazzi, ponti, seminato il panico che diveniva follia; 500 morti, 1500 feriti; era tutto così realisticamente terrorizzante. E’ una buona lezione per il futuro” (la capitale catalana era stata sottoposta ad attacchi crescenti iniziati a febbraio 1937. I morti accertati, a smentita di Ciano, furono più di tremila, in gran parte bambini). Ed alla “guerra civile” scandita da quei bombardamenti, iniziata nel 1936, conclusa nel 1939 con la vittoria letifera dei nazifascismi d’Europa occidentale, il Papa appena eletto, Pio XII (al secolo il posatore cinematografico Eugenio Pacelli), ricevendo in visita ufficiale Ciano, plaudì (con lui e poi con un Radiomessaggio alla nazione): “(in Spagna) ora risplende nuovamente la grande tradizione cattolica”, “baluardo inespugnabile della fede”.
Ebbene, che cosa aveva radunato e armato e mosso quelle forze del male assoluto? Un termine e la sua sostanza, Repubblica. Di fatti: la monarchia spagnola era giunta al 1931 quando repubblicani e socialisti, (vinte le elezioni) esiliato il monarca abdicante, proclamarono la repubblica di Spagna: il cammino verso la repubblica era iniziato nel 1923, con la resistenza alla dittatura militare del “Generale de Rivera” – voluta dal re Alfonso XIII di Borbone – che, come ogni fascista ingrediente, aveva sospeso i diritti di libertà politica e sociale, abolito i partiti, eliminato gli oppositori politici ( a sostegno della resistenza era accorsa clandestinamente la Legione Garibaldina – sessanta volontari antifascisti italiani istruttori di combattimento – ma fu tradita da Ricciotti junior Garibaldi, nipote di Giuseppe e spia di Mussolini). Osteggiato Il loro governo e, nel 1933, ripreso dai proprietari terrieri e dalla Chiesa (raccolti sotto le cupe insegne de La Falange), esso fu riconquistato, nel 1936, dal Fronte Popolare (di democratici borghesi, socialisti, comunisti e anarchici, di masse contadine e operaie, volti a trasformare le strutture sociali ed economiche della penisola). E fu, appunto, allora che i ceti spodestati, armati dei militari, partirono all’attacco della repubblica di Spagna e alla fine del percorso ( quello del franchismo), nel 1975 restaurarono, dicevasi, la Monarchia dei Borbone. Peraltro, durante quel decennio, nel 1931 (da Francesc Macià) fu proclamata la República Catalana com a estat integrant de la Federació Ibèrica (che tuttavia, turbando gravemente il governo provvisorio della Repubblica spagnola, accettò di trasformarsi in Generalitat de Catalunya. Nel 1934 (da Lluis Companys) fu proclamato lo : Estat Català de la República Federal Espanyola (che tuttavia, inducendo il governo spagnolo all’invio dei militari, subì l’abolizione dello Statuto e della Generalitat e l’arresto dei componenti del governo catalano). Nel 1939, conclusa la Guerra civile spagnola, la Generalitat va in esilio ( la dittatura militare di Franco – che gli Stati Uniti subito riconobbero…- instauratasi come governo nazionale, abrogò le istituzioni catalane). Peraltro, la vocazione repubblicana della Catalogna era assai risalente. La República Catalana (anche come Estat Català) fu proclamata: nel 1641 dal politico ecclesiastico Pau Claris; nel 1873 da Baldomer Lostau come “Stato Catalano”.
E’ dunque per ciò, perché rievocante, il quesito referendario, lo spettro della repubblica incubo della Monarchia dei Borbone di Spagna finalmente tornati al trono, che l’ultimo d’essa, Felipe VI (figlio di Juan Carlos I e, da parte della madre Sofia di Grecia, coagulante anche il fascismo – egomane necromane e cleptomane – della Giunta dei Colonnelli , con i quali Costantino II di Grecia, suo zio, regnò), ha emanato (tuttavia dozzinale e fatuo, singolarmente somigliante a Rajoy nella barbetta bianca e il capello annerito, e nello sguardo vacuo) che fu “irresponsabilità inammissibile, slealtà inaccettabile”, il referendum.
Eppure, come s’è visto, qualche ragione, se non ogni ragione, storicamente l’aveva, a proporlo perseguirlo ed organizzarlo, il referendum, la Catalogna.
E comunque, avrebbe immaginato resistenza, ad esso, giuridica e giudiziaria, non militare, con cariche perfino sull’attività referendaria minuta, di preparazione distribuzione predisposizione al voto delle schede; cioè esercizio di potere genuinamente borbonicofranchista, neofascista.
Che invece ancora una volta si è scatenato, partendo dalla violenza giuridica all’art 155 Costituzione dello Stato, assunto come ammissivo dell’uso di quella militare; e passando poi a questa (la lettura di quella Carta, peraltro, aiuterebbe chi reputa quella italiana “la più bella del mondo”, ad accertare se così effettivamente sia).
Art. 155 Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie por obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.
2. Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.
Ebbene, a parte la questione se il referendum catalano non ottemper(asse) agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comport(asse) in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, tutta da discutere e risolvere in punto di fatto e di diritto:
che tra le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato rientrasse la forza militare, è riflesso (interpretativo) da “cane di Pavlov” dei soli poteri politici monarconazifascisti, totalmente privi di capacità giuridica (oltre che civica e diplomatica).
P.Diaz
Pubblicato in "Diaz", Prima Pagina
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L’espianto giudiziario del trapianto
Sull’esito infausto di un trapianto di cuore, che dalla morte trae la vita, grazie al progresso medico, indagherebbe una “procuradellarepubblica”, che dalla vita trae la morte ( non solo civile), “grazie” alla stasi millenaria del suo diritto…
P.Diaz
Pubblicato in frammenti, tribunale repubblicano
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“Lagabanelli”
Quanto evadono in Italia Facebook e Internet? inquisisce per la consueta vocazione poliziaesca, su un giornale nazionale, “lagabanelli” .
E quando valore civile apportano all’italia i due istituti, anzitutto disgregando i monopolii “informativi e formativi” della pubblica opinione? Percio’, quanto evade l’Italia dal debito civile verso i due?
“Lagabanelli” tende assai a raddoppiare la b del nome…
Pubblicato in frammenti
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Parla Dimaio
Per Dimaio “l’unico argine agli estremisti d’Europa” sarebbe il M5S:
eppur fautore, in Europa, del piu’ mediorientale estremismo giudiziario penale .
D’altronde, in Europa non si scorge estremismo sociopolitico se non nella destra neonazifascirazzista. La sinistra e’ in letargo.
E’ dunque esso l’estremismo che M5S arginerebbe. Interpretandolo, appunto..
P.Diaz
Pubblicato in frammenti, Prima Pagina
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Pubblico ministero poliziotto e polizia giudiziaria segreta.
“… mi sono fidato dei miei uomini”, avrebbe detto Woodcock difendendosi dall’addebito di falsità ideologica commessa in concorso con un capitano dei carabinieri (subito dopo l’accusa promosso Maggiore…) e con un colonnello della stessa Arma, ma assegnato ai Servizi (“agenzia di informazione per la sicurezza esterna”).
Linguaggio “sportivo”, da questurino o carabiniere, da assimilato a questi, militaresco e operativo.
Eppure sboccante da un procuratore della Repubblica (fra i più celebrati), che “dispone direttamente della polizia giudiziaria” (art 109 Cost.) ma che non è polizia giudiziaria, dalla quale anzi è separato organicamente, perché Magistratura (artt. 101 ss Cost. ), non Governo (art 92 ss Cost.), e, quindi, culturalmente. E per ciò, ci si aspetterebbe, linguisticamente.
E la immedesimazione linguistica implica immedesimazione funzionale; donde, “l’autorità giudiziaria” di cui all’art 109 cit. è semanticamente, “autorità di polizia giudiziaria”. Questa ha progressivamente assimilato ”l’autorità giudiziaria”, e le ha trasmesso la funzione.
Né potrebbe opporsi che, il connubio di polizia e di pubblico ministero, sia moderato, se non inibito, dal giudice (“per le indagini preliminari” (art 328 cpp).
Sia perché giudice per, non del, le “indagini” dei predetti (la preposizione per è, dunque, programmatica e rivelativa, e a trent’anni circa dal suo esordio, diffusamente narrativa della pressochè completa assimilazione del giudice ad essi). Sia perché, immedesimati polizia e pubblico ministero, immedesimato peraltro già istituzionalmente questo al giudice ( per la “unità delle carriere”), egli è immedesimato a quella.
Per cui, almeno fino alla fase procedurale della conclusione delle indagini preliminari, lo “Stato di diritto” mediante quella magistratura è in effetti “Stato di polizia”.
Già formalmente, se, e perché, ad essa è la polizia che fornisce materia, dopo tutto. Ma anche sostanzialmente, se in polizia, oltre la commistione funzionale tra quella segreta e quella palese, benchè dal diritto pubblico drasticamente esclusa (basti notare che è giuridicamente permesso alla prima ciò che alla seconda è vietato), avviene commistione del vero e del falso (vd.le entrambe nel caso in parola). E se avviene in materia di fatti, si può facilmente immaginare se accada in materia di diritto. In proposito, gli esempi che la dottrina del diritto penale potrebbe dare non avrebbero fine, tanto che solo in base al principio di autorità, abilmente inoculato nella opinione pubblica ( “…le sentenze non si discutono…” “…la decisione spetta alla magistratura…”), essi oramai si accreditano socialmente.
Insomma il diritto giurisprudenziale, detto “vivente”, è pressochè ignoto, anzi contrario, al diritto vigente, pur parlamentare. D’altronde, anche linguisticamente il più delle volte è diritto di polizia.
Pubblicato in Prima Pagina, tribunale repubblicano
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Pseudotecnici e parasociali…
Saviano: “è ora di rivedere un reato applicabile oggi ai gruppi capeggiati solo dai meridionali”. Cioè, oltre i gruppi, “di tipo mafioso”, incriminati dall’art art 416 bis cp (che regola “associazioni”, in verità, non “gruppi”, che penalmente son tutt’altro: ma quando il diritto in genere, penale in specie, non è maneggiato da competenti, è devastato, e devastante), il romanziere di Gomorra vuole una legge che renda la nazione intera “di tipo mafioso”?
Gabrielli: “non è che non ci sia stata la mafia, nel processo Mafia Capitale, era sbagliata la legge (dell’art 416 bis cp). Senonchè, al seguito di quella legge, supponendosi la mafia di quella legge, è stato iniziato e proseguito il processo. Ed al seguito d’essa si è giudicato ( non si poteva non, si doveva assolutamente, giudicare): se al processo è permesso di perseguire esclusivamente un fatto che una legge previa incrimini e in base ad essa. Dunque, fu sbagliato il fatto, portato a processo, rispetto alla legge previa ad esso. Il capo della polizia non lo coglie. E, d’altronde, , non diverge da Saviano nel volere la sostituzione della legge, e, con ciò, l’estensione della mafiosità alla nazione intera.
Laddove, socialmente, e tecnicamente:
Il riflusso, nella sentenza romana 20 07 2017, della “associazione di tipo mafioso” (in art 416 bis cp), nella “associazione per delinquere” (in art 416 cp), tecnicamente indica che l’accertamento della applicabilità, al fatto a processo, della “legge speciale”, è fallito, e che è riuscito quello della applicabilità della “legge generale”.
Di fatti, le due leggi, dall’anno 1982 ( di vigenza della prima, dal 1931 vigendo la seconda), sono “in rapporto di specialità”, della prima (“speciale”), rispetto alla seconda (“generale”): art 15 cp. Rapporto che implica una connotazione della prima (culturalmente e fisionomicamente) più intensa che nella seconda. E quindi, una sua maggiore individualità fattuale e giuridica.
Perciò, la sua disindividualizzazione, ad ampliamento del raggio di azione, richiesta da più parti, è già attuata, dalla “legge generale” (suddetta).
Il contrario o il resto sono ciancia incompetente.
Pubblicato in Abusivi, Prima Pagina
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12.07.17
“giarrusso”…
L’ “avvocatoonorevolegiarrusso”, dei “cinquestelle” (tuttora a rotazioni consonantiche e vocaliche della piu’ tradizionale parlata sicula), impasta:
“Dell’Utri sta male? Doveva pensarci prima…”.
Ma “prima”, Dell’Utri cittadino europeo, mai avrebbe potuto, ne’ dovuto, pensare che quel che lecitamente facesse sarebbe divenuto illecito per legge penale successiva e retroattiva.
E non erro’ a non pensarlo, perchè mai quella legge sopravvenne.
Ed ancor meno avrebbe potuto ne’ dovuto pensare che, quel che facesse, sarebbe divenuto punibile per disposizioni della magistratura del Paese. Giacché in nessun Paese europeo la magistratura avrebbe potuto, fuori e contro la legge, sentenziarlo (per giunta retroattivamente, fuori e contro la norma del tempo del fatto): senza che il popolo, insorgendo direttamente o per altre sue istituzioni, le intimasse di desistere e si adoperasse a fermarla.
Benché stavolta abbia errato a non pensarlo.
A non pensare che un organo dell’ordinamento giuridico penale statale sarebbe potuto divenire più trasgressivo dell’organo del subordinamento subgiuridico subpenale “mafioso….” (ove, come in ogni altro subordinamento simile, vale effettivamente il principio di “legalita” e quello di “irretroattività” della punizione).
Come ha errato a non pensare che un avvocato e parlamentare del “movimento politico” di portata “pentastellare”, (sedicente) protettore dei pretèriti e rifondatore della giustizia, potesse non solo non cogliere quel multiforme e gigantesco eccesso, della magistratura, dal potere istituzionale, ma nemmeno avvertirlo o sospettarlo o (anche solo) congetturarlo.
A non pensare, cioè, che uno nella sua posizione professionale e politica, potesse condividerlo ed esaltarlo.
“ferro ignique…”
Qualcuno sa dire se fra i roghi che divorano la Sicilia ed il ferro che ne imprigiona le popolazioni “per mafia” vi sia qualche rapporto?
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Stampa e magistratura, dinanzi al delitto di corruzione.
Se il “giornalista” (di ogni mezzo della “informazione”) ottenga dal magistrato (o dal poliziotto o da altri di un Ufficio giudiziario), per diffonderlo, un atto, segreto o incomunicabile, in cambio della celebrazione dell’ “attore” (oramai costume, nel Paese senz’altro addobbo, e potestà, che la toga o la divisa, oltre la tonaca ..all’antica insomma) , sarebbe corrotto, il pubblico ufficiale, e corruttore, il giornalista, secondo artt. 319, 321 del codice penale?
La risposta e’ indiscutibilmente affermativa.
Ma, se così è, perché mai alcuno, dei suddetti, ne è stato finora incolpato?
Certo perché l’ “azione penale”, obbligatoria verso chiunque per l’art 112 della Costituzione, è “facoltativa” verso quelli, d’altronde in correlazione funzionale inscindibile e quindi intangibile.
Ma anzitutto perché la loro incolpazione fermerebbe (o frenerebbe) quella dell’umanità restante, insieme alla sua iperlucrosa propaganda.
D’altronde, per la “legge del capro”, il diluvio delle seconde suppone rigidamente le secche della prima. Cosi come la compulsione alle seconde suppone il rimorso non smaltito della prima (poco da fare: la legge è infallibile, quale causa e spiegazione delle istituzioni della caccia all’uomo).
Cosicchè, stampa e magistratura sono coglibili in associazione cospirativa e attuativa contro il popolo, giacchè la diffusione dell’atto giudiziario è immancabilmente a (sanguinario) insulto d’esso, oltre che a magnificazione dell’ attore”.
Ed il sistema demologico che ne risulta e’ nettamente dicotomico. Da una parte aggregazioni crescenti di “malfattori”, da altra apparati crescenti di “benefattori”. I primi, ovviamente, a completa mercè catalogatoria dei secondi, oltre che a loro nutrimento cacciatorio.
P.Diaz
Pubblicato in Antropofaghi e sarcofaghi, frammenti
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