8.12.15

Popper

…et verbum caro…”verità” carnefice?
Se le verità sociopolitiche, storiche, non fossero penultime‎, non sarebbero “dialogiche” ma “contundenti” (nella fendente sintesi di K. Popper)..
Come le verità penalgiudiziarie, d’altronde immancabilmente uccidenti …

Pisto(l)iu‎s Oscar senza protesi (giuridiche)

I giudizi penali sudafricani hanno impiegato un lustro (e dovuto ripetersi) per capire che se uno spara dieci pistolettate su chi ritenga essere un ladro mentre è la sua  fidanzata, vera o falsa che sia la rappresentazione, poiché ha comunque, quale che sia stata la ragione, antiveduto e voluto uccidere una persona (e il divieto di uccidere protegge la persona, non quella persona), poiché ha coscientemente apprestato ed attuato l’azione omicidiaria, è in dolo. E, quindi, compie omicidio volontario, non colposo, il quale si differenzia  dal doloso precisamente perché nolontario (involontario).
Mentre i giudizi penali italiani da quarant’anni (circa) non capiscono l’opposto, che se uno non vuole uccidere, con l’azione omicidiaria che attui, ne “accetti” o non ne accetti l’evento o la  possibilità di esso,  compie omicidio colposo, non doloso…
Ebbene, chi avrebbe detto che il Sudafrica potesse avere una intelligenza giuridica piu” pronta e proficua di quella italiana, alle origini, duemila anni or sono, del diritto moderno?
Qualcuno, in vero, lo avrebbe detto, se avesse potuto prevedere l’avvento,‎ al soglio romano,  della attuale  “cassazione” penale…

IS globale

Apostasia idolatria adulterio omosessualità blasfemia infedeltà, drogati etilisti musicofagia, e “crimini” consimili, celebrano i fasti della decapitazione pubblica dell'”anticrimine” arabosaudita , della antropofagia della giustizia penale locale.
Tuttavia non distinguibile tipologicamente da ogni altra, costituente quindi giustizia universale. E se giustizia, justitia, e stabilimento (stato) dello jus, del diritto, ‎è l’antropofagia uno dei caratteri del diritto (penale) universale…
L’anticrimine italiana‎, agenzia particolarmente attiva della giustizia universale, tuttavia, potrebbe insegnare all’arabia saudita che non occorre, al diritto antropofagico, una determinazione analitica dei crimini, quale quella sopra indicata…basta la determinazione generale di “associato”, a qualsiasi fine lo si sia. Siffatta determinazione incriminatrice, peraltro, ha il grande vantaggio di permettere la “decapitazione” di intere comunità, comunque denominate, purché di dato tipo esistenziale.
L’Italia (romana), d’altronde, non fu la culla del diritto?

Antisemitico? 

E se ci fosse un nesso fra l’esibizione, ostentatamente antipalestinese, a Tel Aviv‎, degli “Eagles of death metal”… e quella dello stesso gruppo (mentre supplicherebbe satana di baciarlo, ancora evidentemente..) al Bataclan parigino?
Resterebbe da capire, tuttavia, perché, “il gruppo”, non sia stato nemmeno sfiorato, dal commando armato.. sebbene si capisca perché, dopo l’eccidio, sia stato esaltato..

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4.12.15

Modii della repressione

La repressione penale del dissenso, che potrebbe essere rappresentato anche dal “diverso”, come la  repressione della opposizione sociopolitica, possono pervenire anche all’omicidio giudiziario (per formale esecuzione capitale) o paragiudiziario, (per assassini di strada perpetraio da polizie sicarie).
Esse, comunque, si attuano anche mediante la propaganda delle imprese giudiziarie o paragiudiziarie, perfino quelle omicidiarie, presentate abilmente (quanto fraudolentemente) come trionfi del bene sul male del giusto sull’ingiusto della giustizia sulla ingiustizia. Per tale via reprimono il dissenso acquisendo il consenso.
E la sinergia delle due forme, della repressione, inibisce la nascita o la evoluzione della opinione pubblica, quale possibile contropotere di base.

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1.12.15

Tahyyp Erdogan, Tahir Elci

Trattenuto ventiquattro ore dalla polizia al soldo di Tahyyp Erdogan, l’Avvocato Tahir Elci, poiché aveva, poco prima, teorizzato giuridicamente, dinanzi a un pubblico televisivo,  come, quello dei Curdi, fosse un popolo combattente per la propria liberazione (dall’oppressione turca),  e come, per ciò, non fosse qualificabile terrorista.
Sottoposto a processo intenzionalmente diretto alla incarcerazione pluriennale, dalla magistratura al soldo di Tahyp Erdoan, per “propaganda terroristica” (che avrebbe commesso da “terrorista”, chi, come lui, escludendolo, non avrebbe potuto esserlo (né sembrarlo), se, per diritto internazionale, sono terroristici le azioni o gli agenti che,  intenzionalmente e manifestamente, lo accludano).
Egli, dicevasi, mentre è a conferenza con suoi seguaci, da un pugno di sicarii  improvvisamente  erompente, è assassinato.
Assassinato dal sistema sociopoliticogiuridicogiudiziariopenale (dal sistema criminale,  sedicente anticrimine, massimo al mondo, diffuso in ogni statualità di questo senza eccezione, e, a differenza d’ogni altro, impune per legge), che da vero avvocato,  missionario del suo popolo,  dibattendo  contrastava.
Erdogan ha zelantemente chiosato che, “l’incidente”, sollecitava a proseguire la “giusta  lotta al terrorismo…”.
Dando di questo, in accordo con la polizia e la magistratura al suo soldo, una nozione  (appositamente falsaria e con ciò ) prodromica dell’assassinio.
Perché, per diritto (internazionale) convenzionale e consuetudinario, oltre che per diritto umanitario, non è reputabile “terrorista””, il popolo che, pur armato, vada in cerca della propria liberazione.
Giacché, esso, è “legittimo combattente”.
Tanto più se acculturato in un territorio, se stabilito e organizzato.
Anzi, per lo stesso diritto, chi lo qualifichi terrorista e con e per ciò lo aggredisca (e, qui, è palese il finalismo sociopolitico delle etichettature giuridicogiudiziariepenali o belliche,   escogitate e preposte, dai suddetti sistemi, a licenziare qualsiasi misfatto  sugli etichettati),  commette crimine contro la pace e di genocidio.
Perseguibili davanti la Corte penale internazionale.
Peraltro, la esclusione dal terrorismo giuridico, la esenzione dalle sue conseguenze, del “legittimo combattente”, erano certamente note al sunnita Erdogan, ed alla polizia ed alla magistratura al suo soldo, giacchè furono particolarmente disputate, e poi acquisite, nella Convenzione contro il terrorismo della Organizzazione della Conferenza Islamica del 1999 (allora, a prò della Intifada palestinese).
Erdogan, dunque, anche delinquente giuridico, il più turpe dei suoi nefandi attributi.

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12.11.15

Ho intravisto (la scorsa domenica) gli occhiucoli corrugati e rattrappiti, inarrivabili, di “Giletti”, affannarsi penosamente a perorare, dopo varie puntualizzazioni ed escusazioni verbali, l’invito che rivolgeva a De Magistris (che lo aveva querelato per dieci milioni di euro di danni risarcitorii, che scuoierebbero vivo lui e la Rai se imposti ), a convenire alla trasmissione l’Arena (ove da tempo taureggia e torreggia indisturbato), “per chiarirsi” (id est: squerelarsi).
In altre parole, ad esempio, quelle dell’art 314 cp, costui, “avendo, per ragione del suo…servizio [ è ritenuto incaricato di pubblico servizio] il possesso o comunque la disponibilità di denaro [per i rimborsi di spese, quando non per retribuzioni, di invitati partecipanti alle trasmissioni] o d’altra cosa mobile altrui [lo “studio” ed i suoi apparati], se ne appropria(va) [ li volgeva ad uso personale proprio, per interesse e vantaggio proprii]…”.
Costui, cioè, a termini della disposizione penale indicata, ricalcata senza residui, formalmente al meno, peculava, tentava di peculare…
Or bene, in disparte torti o ragioni di De Luca, (perfino) ciò (eticamente o esteticamente o giudiziariamente, non importa) gli era permesso?

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7.11.15

Magistratura in avvocatura

L’avvocatura non dovrebbe ammettere nei suoi Albi, per incompatibilità ai principii che li ispirarono, li generarono li reggono, la magistratura penale italiana..
tanto meno quella più impreparata insensata (per ciò) efferata, quella tale fin dalla facciata o dalla parlata …
ad esempio quella degli Ingroia dei  Dipietro, di innumerevoli altri, simili..
giacché, la magistratura porta istituzionalmente, “legalmente”, distruzione annientamento espropriazione, degli “inquisiti”, e delle popolazioni cui appartengano…
mentre l’avvocatura, istituzionalmente, legalmente, porta conservazione preservazione protezione, degli “inquisiti” e delle popolazioni cui appartengano…

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18.10.15

Classifica dei seguiti dei pigolii

Primo (twitter) valentino rossi secondo mario balotelli terzo un modista di cui non ricordo il nome quarto “papafrancesco”…
Il Paese si laicizza,e, ad un tempo, rimbambisce…
segue buffon un altro calciatore lo scantante “jovanotti” quindi “renzi…” rimbambisce appunto, il paese…
D’altro canto, il salotto televisivo e, in rete, più frequentato, sarebbe quello di mdefilippi‎, colei che scaverna (più della Finocchiaro) i suoni della comizialità più bassa che la popolazione escreti…. seguono x factor sanremo qualcosa altro l’isola dei famosi italy master chef etc…
a rincalzo e conferma…
Ebbene, sarebbe mai possibile, in un Paese con siffatte “maggioranze”, non dico una qualunque Primavera ‎politica, ma una semplicemente diversa politica?ù

Il triello

Renzi avrebbe ingaggiato un duello sulle tasse con la minoranza pd, sulle unioni civili con ncd, sulla legge di stabilità con “l’europa”, intitola un quotidiano nazionale ignorante che duello è una contesa a due, non a tre,la quale se mai sarebbe un triello…
ignorante già dei termini dei suoi titoli, ed tale condizione avrebbe fatto e vorrebbe fare “informazione”…

Renzi il cialtrone

“Tagliare le tasse non è né di destra né sinistra”, diffonde il sempre querulo quanto ignaro o capzioso “Renzi”…
E invece é “di sinistra”, non la sua né quella dei suoi predecessori partitici da cinquantanni, ma un’altra e tutt’altra…la sinistra che non è destra per differenziazione o esclusione o negazione di questa, la sinistra antipotere contropotere contro il potere, quello costituito e ogni altro da esso costituendo, l’oligo potere dominicale sul popolo servile, insomma il potere classico finora esistito e conosciuto…
il potere che ad esempio assicura il benessere delle burocrazie politiche civili militari giudiziarie clericali, e d’ogni altra specie, procurando accuratamente il malessere dei ceti sottordinati, imponendogli tasse depauperanti, immiserenti, spolianti, affamanti.. con  attività di furto, anzi di rapina o di estorsione, comunque di bottino, di confisca.
Con attività di destra da che mondo è mondo, che solo nel suo contrario conosce la sinistra..

“Anti”terrorismo israeliano

Il coltello dei palestinesi in giro per le strade “è la forma più repellente perché più accessibile di terrorismo”…intonano gli apologeti italiani di Israele ma, anzitutto, dell’ “antiterrorismo” mondiale.
Per il quale l’azione o la reazione comunque armate, delle minoranze oppresse, benché militarmente impotenti  rispetto a quelle delle maggioranze  opprimenti, e benché capaci di legittimarsi in ogni modo, compreso quello della delegittimazione degli oppressori, sarebbero “terroristiche”…
‎”Terroristiche”, quindi, affinché siano ingiustificabili, incolpabili ed eliminabili, sterminabili, e giustifichino l’antiterrorismo.
Così, qualsiasi accoltellatore prontamente fermabile,è freddato dalla polizia israeliana (come dalle polizie degli Stati “antiterroristi”, quasi  tutti); insieme ai lanciatori di sassi  (con o senza fionda…).
Freddati biblicamente, al modo della Sharia ebraica…

Campania (in)felix‎, transitato  “Saviano”

Il deficit della sanità in Campania ammonterebbe a cinquecentomila ‎euro, in Toscana e in Sardegna a cinquanta milioni di euro, in Piemonte a sessanta milioni di euro e così via…
Andrebbe comunicato allo scribacchino di “Gomorra”, ‎falsario due volte, dando a credere di non essere il copista, delle pagine di quel taccuino, dando a credere che sia vera, o che non sia frammentaria, la sua narrazione…

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5.10.15

Miracoli in deflazione

Se “non tutto il male viene per nuocere”, l’inondazione de la Promenade des Anglais, in Costa azzurra, che ha coinvolto quattro autobus di pellegrini tornanti dalla devozione alla Madonna di Lourdes, potrebbe abbassare l’indice della fede religiosa nella predetta, il tasso della credenza popolare..

Paparenzi

Se il Sinodo non sarebbe il parlamento perché non farebbe compromessi o transazioni, come riferisce Bergoglio, allora Renzi reputa o ambisce che il Parlamento sia un Sinodo‎..
e se la intransigenza del Sinodo ricalce l’assolutismo monarchico di Bergoglio, allora Renzi ad esso  aspira..
tipologicamente d’altronde, l’intera condotta politica di Renzi è conducibile a quel modello..

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3.10.15

Renzi l’impostore

Nell’ultima intervista‎ rivendica due “successi netti”, da “segretario di partito”, la elezione alla presidenza della Repubblica di S. Mattarella (che darebbe vita al successo), e,  prima il 41 per cento alle elezioni europee (in realtà il venti per cento dei votanti). Ovviamente dimenticando di aggiungere che,  segretario di partito, in quelle imprese  fu anche capo del governo, impadronitosi eversivamente del potere di minaccia di scioglimento del parlamento (“tutti a casa..”), del potere di cattura, per ricatto, della maggioranza necessaria alla elezione del Presidente della Repubblica, del potere di corruzione dell’elettorato per “le europee” mediante dazione di ottanta euro mensili a dieci milioni di elettori…
Dimenticando di aggiungere ciò che mostra la maggiore subordinazione del potere governativo al potere partitico, il maggiore conflitto fra i loro interessi, la più indecente corruzione d’essi….

Zanda

Il cagliaritano già di nome, in quanto figlio di un democratico, il capo della polizia,  divenne assistente di Cossiga, lo statista di polizia.
E, in questa veste, un coartefice del cossighismo, la politica dei Servizi desegretata abilmente dal suo denominatore.
In tale “carica”, oltre altro, alla vigilia dell’omicidio di Stato in danno di Aldo Moro, corse a  Milano per annacquare la perentoria indicazione, sorgente da una seduta spiritica (partecipata anche da Romano Prodi), di “via Gradoli” quale sito romano della detenzione del “prigioniero”. Che di fatti non fu perquisito, Moro in vita.
Poi, democraticamente, si infiltrò nel partito successore di quello gramsciano, fino alla  carica di capogruppo parlamentare.
Oggi, lasciata l’area bersaniana per quella renziana, naturalmente sintonico, per i “precedenti di polizia”, col procuratore nazionale antimafia presidente del Senato, si  è dedicato a  fare esplodere la gloriosa  istituzione repubblicana.
Il legato testatogli dall’ineffabile  “picconatore”, è  fedelmente  adempiuto.

Incubo Grasso

Il procuratore nazionale antimafia “prestato alla politica”  in particolare alla presidenza del Senato, affinché il prestito permanga, ad opera di chi redige le liste dei candidati al parlamento, del segretario del Suo partito alias presidente del consiglio dei ministri, il “presidente grasso” insomma, memore della sua alta magistratura della repubblica antimafia, e dei suoi accorgimenti per respingere a priori i ricorsi “le sentenze” di condanna, l’accorgimento della “doppia conforme” (se la prima è la seconda sentenza, di una magistratura componibile da un Grasso, sono conformi, di una terza difforme nemmeno se ne parli…), lo applica, per bloccare la terza discussione su un punto legislativo che elimina dalla repubblica il Senato…
Davvero “antimafioso”…

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2.10.15

Il nuovo bullismo 

Il bullismo cinematografico, un tempo affidato a varie subculture sociali o civiche‎, organizzate in gruppi o bande o gang o cricche o in altro modo, oggi è affidato alle varie specie della Polizia…anzi, è da questa appaltato…
E tanto più si palesa, e domina, quel bullismo, quanto più assuma forma giudiziaria o paragiudiziaria‎…
A questa forma, d’altronde, come a quella sportiva, affluisce generalmente l’interesse sociale: la reità penale, prevalentemente sessuale od omicidiaria o per droghe o  “mafiosa”, è il suo oggetto costante. Su questo si esercita lussuriosamente il bullismo degli addetti ai lavori, ed il fanatismo dei loro seguaci, sostenitori, emulatori, imitatori, il fanatismo della maggiore parte della popolazione italiana. Tutti convinti, o danti ad intendere, di avere a che fare con una questione sociale, anziché una inezia sociale, e (ovviamente) ignari d’essere e rappresentare, essi, la questione sociale, del delirio cognitivo ed attuativo di massa, penomane e giustiziere….

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29.09.15

Corruzioni “improprie”‎ 

Il figlio di Mattarella sarebbe una “figura apicale” nel ministero di Marianna Madia‎…
Ciò avrà avuto che fare con la elezione del padre alla presidenza della Repubblica, alacremente e felicemente tramata dal capo del governo, Matteo Renzi, di cui è parte Marianna Madia? E avrà avuto che fare l’inverso?

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27.09.15

Saviano l’empio

Fin dai “preliminari” senza etica estetica scienza, stile, senza l’umanità stessa della  modernità;  fin da lì sventurato:
che altro avrebbe potuto fare, per non divenire scarto o zimbello o rifiuto, della sua comunità, se non rovesciarle addosso la sua sciagura, classificarla nell’orrido per assurgere a moralizzarla, incolparla, giudicarla e, per colpirla a morte, far parte del giudizio penale, mimetizzarsi in questo divenendo “scrittore” (rectius, trascrittore occulto), dei suoi “documenti…”, “scorta” (con quella, della sua persona, carpita alla istituzione ripetutamente adulata corteggiata blandita, infine sedotta)?
Che altro avrebbe potuto fare, costui, se non assumerla a capro emendatore della sua  bruttezza costituzionale, fino, mostruosamente, ad invertire lo schema espiatorio  (comunità-individuo-capro), fino a  sacrificarla  a sé ..?‎
Tutta la sua “carriera” attesta irrefragabilmente il fatto, e purtroppo, ad un tempo, che la vittima non riconosce il carnefice, anzi ‎ ‎lo abilita, perfino lo applaude….
D’altronde, solo dalla completa cecità della vittima, costui, avrebbe potuto evolvere..

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Magistrati censori contro Erri De Luca, perché non dobbiamo stare zitti

erri
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Otto mesi per aver espresso un’opinione, cioè che la Tav va boicottata. E’ quanto chiesto dal pubblico ministero Antonio Rinaudo nel corso del processo contro Erri De Luca a Torino. Lo scrittore napoletano aveva pronunciato questa frase in alcune interviste rilasciate al Huffington Post e all’Ansa. L’intento era ed è chiaro: un giudizio negativissimo su una linea di alta velocità che secondo lui devasta l’ambiente, succhia denaro e non serve a niente. Un’opinione appunto che dovrebbe essere difesa dall’articolo 21 della Costituzione. Ma non per la procura di Torino che prima ha rinviato a giudizio De Luca e ora chiede per lui ben otto mesi di carcere, perché quella frase avrebbe il potere di istigare alla violenza.
Siamo tornati, in questo Paese, agli anni Settanta, quando si accusavano i cosiddetti cattivi maestri di spingere i giovani alla lotta armata. Non era vero allora, non è vero oggi. Ma oggi di quel clima di lotta e di conflitto anche ideologico è rimasto ben poco. La supremazia non la hanno i teorici della rivoluzione, il potere è quasi tutto in mano a una magistratura che in questi decenni ha assunto il ruolo di guida politica e “morale” del Paese. Chiedere la condanna di qualcuno per le sue opinioni è sempre stato grave, ma forse lo è ancora di più oggi in assenza di una cultura che vigili e che limiti il potere dei giudici. Negli anni Settanta la battaglia ideologica era forte, oggi restano sul campo pochi intellettuali coraggiosi che rischiano di finire in galera se solo osano alzare un po’ la voce.
In questo clima di assuefazione alla supremazia dei pm, nuovi censori delle idee e dei costumi, si registrano alcune contraddizioni.
Mentre infatti Erri De Luca rischia la galera, un senatore della Repubblica, Calderoli, è stato salvato dai suoi parigrado per aver offeso l’ex ministra Kyenge. Il senato doveva autorizzare la magistratura a procedere contro di lui per istigazione all’odio razziale, sulla base della legge Mancino. Questo giornale è sempre stato contrario al reato di opinione. Le idee distorte e pericolose, come quelle di Calderoli o Salvini, si combattono politicamente, non con la galera. Ma però guarda caso Calderoli si salva, mentre De Luca rischia di essere condannato per avere detto un suo parere e averlo fatto come sa fare lui: diretto, senza mediazioni.
L’altra contraddizione è insita nella sinistra. Quella sinistra che oggi scrive giustamente l’hastag #iostoconerri e si mobilita sui social in suo sostegno (in maniera molto debole, a dire il vero) spesso è la prima a chiedere punizioni per chi la pensa diversamente. Battiamoci perché lo scrittore napoletano non venga condannato, ma facciamo sì che questa sia anche un’occasione per capire come le opinioni, anche le più distanti da noi, non vanno punite semmai combattute con le armi del pensiero e dell’azione politica. Insomma la libertà di opinione va difesa sempre, non a seconda delle convenienze o dei propri convincimenti.

http://ilgarantista.it/2015/09/22/magistrati-censori-contro-erri-de-luca-perche-non-dobbiamo-stare-zitti/

 

(…)

  1. pietrodiaz 25 settembre 2015 at 19:54

Tuttavia, sminuzzando: l’accusatore che ha indicato l’oggetto della istigazione nell’uso di molotov e di cesoie, ha stravolto la fattispecie concreta e quella astratta. La prima perché De Luca evocò il “sabotaggio”, non quei due usi. La seconda perché, o, quel “sabotaggio”, è reato, o manca un elemento della “istigazione a delinquere” (che ha ad oggetto la commissione di reati: art 414 cp). Ebbene, il “sabotaggio” evocato da De Luca, non è reato. Giacchè esso, come tale, ha due previsioni codicistiche: il sabotaggio “di aziende agricole o industriali” (art 508 cp), il sabotaggio di “opere militari” (art 253 cp). E, nessuna delle due previsioni è riferibile alla fattispecie concreta (“sabotaggio”, ad oggetto assai differente: i lavori per la Tav). Quindi, la istigazione a commettere reato non parrebbe sussistita, se la sussistenza esige, non solo, che la “istigazione a delinquere” sia prevista come reato (e lo è, per art 414 cit), ma anche, che sia previsto come reato il suo oggetto (concreto), quel “sabotaggio” (e non lo è). Lo esige sotto il principio di “stretta legalità” e di “tassatività”, di tutti gli elementi della fattispecie concreta (artt 1 cp, 25.2 cost). Principio che, all’opposto, l’accusatore ha ignorato, sostituendo a “sabotare”, l’uso di “molotov” e “di cesoie” (costituente reato in materia di esplosivi o di armi o di danneggiamento di cose mobili o immobili altrui, non di “sabotaggio”). Ma che anche il difensore ha ignorato, evocando ( a quanto dice la cronaca) “il reato impossibile” (che, per l’art 49.2 cp, suppone la corrispondenza della fattispecie concreta a quella astratta – per quanto detto, nel caso in questione, mancante -, corrispondenza tuttavia apparente, non reale, per “inoffensività” del fatto: la esemplificazione scolastica è quella del furto dell’acino d’uva ).
Mentre, la diffusa protesta contro la incriminazione delle “opinioni”, che sarebbero salvaguardate dall’art. 21 Cost, è mal basata e male indirizzata. Mal basata perché la istigazione non è una opinione ma una azione. Che non è punibile quando si istighi taluno a commettere un reato, e l’istigazione non sia accolta (o, se accolta, il reato non sia commesso: art 115.comma 3 e 4 cp). Ma che è punibile quando si istighi “pubblicamente” (art 414 cp), a commettere reati, anche se l’istigazione non sia accolta (o, se accolta, il reato non sia commesso: il contrario esatto di quanto vuole l’art 115 cit.). Ciò perché, nel secondo caso, si è supposto un pericolo di reato (quello istigato) superiore a quello del primo caso, e si è reputato di poterlo punire (d’altronde chi, nel processo De Luca, avesse evocato il mito delle mura di Gerico, avrebbe accreditato pericolosità superiori…). Male indirizzata, dicevasi, la protesta, verso l’accusatore , perché è un magistrato, non un parlamentare, impotente (funzionalmente) ad abrogare i reati di pubblica istigazione; e, inoltre, tenuto ad applicarli, per art 112 cost (siffatti reati, di “espressione concettuale”, possibilitanti ma non eseguenti altri reati, detti reati, di sola possibilitazione di altri reati, assoggettando le libertà del loro autore ben prima e ben più di questi, dettero, al codice penale, l’impronta fascista, in deroga a quella “liberale”, pur coesistente nell’art 115 cit – ove, ripetesi, la istigazione è punita solo se il reato istigato sia commesso, è cioè punita ben dopo quella dell’art 414 cit.). La protesta, cioè, avrebbe dovuto dirigersi sui parlamentari della “repubblica italiana”, che hanno lasciato intatto il fascismo giuridico penale (per di più, illudendosi d’essere democratici….), e che, anzi, hanno inondato di quel fascismo (neofascisticamente cioè), di pubbliche istigazioni o “apologie” o “proselitismi” (di “reati di opinione” cosìddetti), le materie più disparate. E, subito dopo, curare (la protesta) di precisare il suo destinatario effettivo, la magistratura, quale appaltatrice esclusiva (d’altronde detentrice, ma non più dell’avvocatura, della “tecnologia” inerente, nella totale inscienza e insipienza giuridiche dell’insieme dei parlamentari) dell’attività legislativa. La protesta, cioè, avrebbe dovuto chiarire chi, degli attori dello Stato (“repubblicanodemocratico”..), realmente, ha fin qui gestito la conservazione e la riproduzione del fascismo giuridico.

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17.09.15

I neo crociati

“I cristiani perseguitati li prendiamo noi, non possiamo deludere i battezzati come noi, annuncia Sallusti da Il Giornale di Berlusconi, con “la senatrice Binetti” che lo appoggia…
Ma é siffatta discriminazione religiosa, o razziale o etnica o d’altra specie, che ha fondato  le cause delle immigrazioni…

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16.09.15

Il governa che legifera sui ‎diritti pubblici

A prevenzione di uno sciopero imminente nell’ambito dei servizi di apertura al pubblico dei Musei nazionali, il frivolo Franceschini (ministro dei beni culturali, fra i quali ha censito la barba che s’é fatto crescere a sfumatura della ciccia prognatica, la frangetta sulla fronte a mimesi dell’insufficienza di questa, le lenti a contatto a intermittenza ripensate perché gli stropicciano lo sguardo, peggio degli occhiali che glie lo stralunano: tanta fatuità senza tema di appellarsi “Franceschini”, uno degli ultimi resistenti antifascisti della Repubblica che costui ministra), ha chiesto al Consiglio di cui è membro la collocazione, tra i servizi essenziali insuscettibili di sciopero non rigidamente regolato, quello dell’apertura dei Musei. Il Consiglio ha emesso un decreto, previo annuncio di esso al Presidente della repubblica “secondo prassi’, in realtà per imbonire il predetto in vista della sua emanazione.
La sensibilità del regime renziano alla legalità, intesa, controtravagliescamente, come attribuzione solo alla legge parlamentare, del potere di intervenire sui diritti sociopolitici e costituzionali del popolo, questa volta ha la faccia, completamente rifatta, di Franceschini…

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Vietata la festa di CasaPound, ma che antifascismo è questo?

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Quando quasi mezzo secolo fa ho iniziato a far politica, nel 1968, erano due gli slogan che mi appassionavano di più. Il primo era semplice: “Vietnam rosso”. Il secondo – sempre di due sole parole – ancora più semplice: “Vietato vietare”. Il primo di questi due slogan non aveva niente di utopistico. E dopo circa sette anni si realizzò. Il secondo slogan veniva dalla Francia: “Il est interdit d’interdire”. Ma fu tradotto in tutto il mondo. Gli spagnoli dicevano: “Prohibido prohibire”. Gli inglesi e gli americani dicevano “it is forbidden to forbid”. Questo slogan invece era sommamente utopistico. Presumeva una completa rivoluzione: dei cervelli e delle anime. E probabilmente quella rivoluzione era impossibile. Lo slogan vietato vietare è il più radicale degli slogan mai gridato dalla sinistra politica. Perché mette in disussione tutto, sinistra compresa. Soprattutto mette in discussione il potere, le sue forme e il suo stesso diritto di esistere. Non c’è niente di più sovversivo al mondo. E niente di più tenuto. Mettere in discussione il potere, vietare i divieti, vuol dire costringere tutti a “strupparsi”, a pensare, a non accoccolarsi sulla potenza di chi comanda. Impresa quasi impossibile.
E così non c’è niente da stupirsi se la sinistra italiana, compatta, in queste ore ha chiesto di vietare la Festa nazionale di Casapound. Ed è felice di averlo ottenuto, questo divieto. Si sente più forte, più viva: chi vieta è vivo, esiste.
Le cose sono andate così. CasaPound (che è l’organizzazione che raccoglie i cosiddetti fascisti del terzo millennio) aveva deciso di organizzare la sua Festa nazionale a Milano, per questi giorni di metà settembre. Poi però la sinistra milanese e l’Anpi hanno chiesto al Comune, al prefetto e alla questura di vietare la manifestazione di CasaPound perché Milano è una città antifascista. Nonostante la scombiccheratezza della richiesta, la richiesta è passata. CasaPound ha deciso allora di ritirarsi in un paesino della cintura milanese che si chiama Castano Primo. Qui il sindaco prima ha dato l’autorizzazione, poi all’ultimo momento l’ha ritritata. A questo punto la tensione è salita a mille perché CasaPound ha deciso di tenere lo stesso la sua festa visto che ormai è troppo tardi per programmare un nuovo spostamento.
Che senso ha, nel 2015, vietare una festa politica, sia pure di una organizzazione che ha parecchio a che fare con le nostalgie fasciste? Ovviamente non ha nessun senso, salvo quello di riaffermare la forza e la prepotenza dello Stato. E’ chiaro che nessuno pensa neppure lontanamente che oggi in Italia ci sia il rischio di un golpe guidato dai fascisti (forse dei colpi di mano istituzionali ce ne sono stati, ma i fascisti non c’entravano niente), e dunque il gusto è solo quello di riaffermare il diritto a reprimere e a proibire.
Quello che colpisce è che questa onda reazionaria e proibizionista sia cavalcata dalla sinistra, quella moderata, quella moderatissima, quella più radicale o estremista, i centro sociali: tutti. Come si spiega? In un modo solo: che ormai la politica è diventata solo un gioco di “gruppi”, di piccole caste, di ceti politici. Con nessun legame più con le idee, con il pensiero, coi principi. E l’antifascismo, da religione della libertà come la concepiva Calamandrei, è diventa semplicemente una etichetta che serve a farsi riconoscere, senza più nessun valore libertario e antirepressivo. Come la maglietta della Roma, o dell’Atalanta.
Ieri ho provato a esprimere su Twitter questo concetto, in fondo così banale. E cioè l’idea che proibire è una attività fascista (senza per questo voler insultare nessuno, semplicemente per dare un po’ grossolanamente l’idea della differenza tra chi concepisce la politica come divieto e chi come libertà). Sono stato sommerso dalle proteste e dagli insulti. Per esempio, Paolo Ferrero, che è il segretario di Rifondazione comunista, mi ha risposto rovesciando la mia frase. Ha scritto: “Proibire la festa di CasaPound è una tipica iniziativa antifascista”. Confermando una visione poliziesca dell’antifascismo e della lotta politica che lascia pochissime speranze. E dimostra anche una buona dose di autolesionismo. Chiunque capisce che se oggi si leva la parola ai fascisti, sarà facilissimo, domani, toglierla ai comunisti o a chiunque altro, con la scusa che la loro è una ideologia non democratica. Non fece così Mario Scelba, il più reazionario dei ministri dell’Interno di tutta la storia della Repubblica? Non è che bisogna essere dei geni per capire queste cose.
Temo che il problema sia più serio: che quando si ha in mente che la libertà è una complicazione da limitare, specie da parte di chi fa politica, poi è logico che l’unica attività che si ritiene degna è quella di vietare: la droga, il sesso, l’indipendenza, la piccola illegalità, e poi magari l’alcool, l’aborto, l’omosessualità. E naturalmente il fascismo, e poi il comunismo e tutto i resto. Altro che vietato vietare. Lo slogan che ha vinto è un altro: veto, ergo sum!

http://ilgarantista.it/2015/09/12/vietata-la-festa-di-casapound-ma-che-antifascismo-e-questo/

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