LO SCUGNIZZO E “LO STATO”: SULLA MESSA A MORTE DI UN QUINDICENNE..


1. La pistola dell’ucciso era falsa, quella dell’uccisore era vera
All’ucciso era vietato, all’uccisore permesso, portare una pistola vera
L’ucciso era un reietto, l’uccisore era una Forza, dello Stato
L’ucciso non aveva, l’uccisore aveva, il Rolex
All’ucciso nessuno, all’uccisore qualcuno, aveva pagato il Rolex
L’ucciso aveva, l’uccisore aveva avuto, desiderio del Rolex
L’ucciso non poteva, l’uccisore poteva, ostentargli il Rolex
L’ucciso lo richiedeva con una pistola falsa, l’uccisore lo rifiutava con una pistola vera
L’ucciso non sapeva della pistola vera, l’uccisore sapeva della pistola falsa
L’ucciso arretrava, l’uccisore lo impediva, sparandogli al petto
L’ucciso scappava, l’uccisore lo impediva, sparandogli alla nuca
2. I due spari, quindi, non proteggevano il Rolex, né il suo ostentatore
Impedivano all’ucciso di scampare alla morte
Potevano quindi mancare
Anzi dovevano, e ben lo sapeva lo sparatore, Forza (al servizio della legge) dello Stato,
Tanto più sapendo del dovere di inquisire “il rapinatore”, per identificarlo, arrestarlo reo flagrante, consegnarlo (vivo) allo Stato, “assicurarlo alla sua giustizia”, non alla propria
Ben sapendo, quindi, che tutto il suo potere stava in quel dovere
Compreso quello, eventuale, di rifilargli il Rolex, per meglio inquisirlo in flagrante possesso di refurtiva
Conscio, insomma, che il suo potere non era che dovere di attivare tutta la legge, sostanziale e processuale, dello Stato
3. Tanto più, con un minorenne, quindicenne, da appena un anno accusabile e punibile di reato
Un adolescente quasinnocente davanti alla legge, intestatario pieno, anche morale, di diritto alla vita, la quale avesse (perché no?) dalla vita di uno Stato minimamente egualitario quel che il suo uccisore gli negava.
Ebbene
4. in questo confronto, fra lo scugnizzo e “lo Stato”: chi ha più malfatto?
pietro diaz

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