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Era prevedibile che i media italiani, via via divenuti essenzialmente organi della divulgazione della azione anticrimine delle polizie e procure e giurisdizioni della repubblica. Della sua propaganda per la captazione del consenso e del plauso popolari. Della sua rappresentazione come solutrice unica della questione criminale quale unica questione sociale. Della inoculazione d’essa nella opinione e nella cultura sociali.

E così via via divenuti essenzialmente organi della diffamazione umiliazione mortificazione del popolo “criminale”. Della sua separazione, escissione, segregazione dal popolo totale. Della spoliazione dei diritti di cittadino di persona e (pure) di semplice essere umano dei suoi membri. Della sua opposizione e posposizione quale specie inumana, animale, a quella umana del popolo totale. Della sua destinazione, per ciò, alla deportazione esclusione eliminazione. Della inimicizia e della lotta mortali ad esso.

E così, nemici di parte del popolo, via via divenuti nemici di tutto il popolo (discriminato per specie benchè indiscriminabile, diviso benchè indivisibile).

Era prevedibile, dicevasi, che, via via divenuti (per immedesimazione) coattori (fomentatori e mallevadori) della azione anticrimine, potessero divenire istigatori di crimine; coautori d’esso. Schizofrenicamente in funzione anticrimine. Agenti provocatori di reato per farne scoperta denuncia diffamazione distruzione dei coautori. Autofonte della loro informazione giudiziaria. Per giunta in combutta con “collaboratori di giustizia” (corpo professionale di elucubratori e facitori d’accuse, a disposizione della istituzione anticrimine, se adeguatamente retribuito o comunque premiato). Ed è accaduto.

Per fortuna. Essendo l’accaduto epifania della loro effettiva reale funzione culturale, sociale e politica. Della politica del più antipopolare polizismo mondiale.
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