La più esilarante facezia di Bersani

Liberi e uguali con Pietro Grasso”, recita il simbolo della neonata entità politica. Tuttavia: Con la guida reclusore d’esseri umani, quale procuratore della repubblica poi giudice penale poi procuratore della repubblica poi procuratore nazionale antimafia, infine, membro (e presidente) del Senato della repubblica, mandato a proporvi e comporvi le più liberticide leggi di Europa Estovest. E, per ciò, diseguagliatore d’esseri umani: qua “gli incensurati”, là “i censurati”, tanto più se reclusi. Il tutto con la “neutralità” del pubblico ministero-giudice, del legislatore-magistrato, del capo-partito-seconda carica dello Stato… D’altronde, alla domanda chi condurrà il partito (mormorandosi che non lui ma “un politico” …D’Alema, potrebbe farlo), ha risposto che avendo guidato procure e superprocure e corti, potrebbe ben guidare un partito. Ma con tale equiparazione non distinguendo giurisdizione e politica, disconoscendone l’alterità, la rispettiva identità (del suo “teorema Buscetta” al Maxiprocesso ora non se ne può dire). E alla domanda che cosa fossero le tre linguette dopo Liberi, ha risposto che, oltre che congiuntiva E di Uguali, erano: “foglioline” evocative “dell’ambiente” e femminile di Liberi per le donne in politica («danno l’idea dell’ambiente e la possibilità di individuare le donne come elemento fondante della formazione politica», ha masticato laboriosamente). Chi l’avrebbe detto, di quell’esile segno, spiacente di non potere declinare il femminile plurale di Uguali senza rischiare il singolare (o lo strafalcione alla Boccassini, che, in una occasione pubblica, auspicò dai Gorilla “…..maniere brutale…”); e non incosciente dell’inutilità di declinarlo in Liberi, lessema “collettivo”, o “di massa”, che il femminile lo incorpora… ? Insomma, il capolavoro del noto umorismo di Bersani (che adottò Grasso, dal parlamento al partito), la composizione di quel simbolo. Tanto che è “smacchiare il giaguaro” (attuare l’inattuabile…); “pettinare le bambole” (sprecare energia …), tentare di decifrarla. Chi ci ha provato, arresosi, la ha degradata a scopiazzatura da Emergency, o dall’art 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Nella Costituzione italiana (art 48.2) i due termini qualificano il  “voto”, “eguale”, “libero”; se il compositore (che sarebbe il fratello di “Civati”) li avesse presi lì, avrebbe dovuto riportare  il terzo, “segreto”.  Di fatti: Liberi chi da chi per chi perché come dove quando? Uguali chi a chi perché come dove quando? D’altronde, storicamente, accompagnarono le demagogie più assoggettatorie e discriminatorie. Quindi, è prevedibile che, l’enigma, lascerà a lungo “la mucca in corridoio” (il popolo che chiede conto, al potere politico, della propria costitutiva infelicità…).

P.Diaz

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