“Gotolonia” (Paese dei Goti, Catalogna) sotto i Borbone

“Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?”

Tale il quesito referendario del primo giorno di questo ottobre mite e avvolgente. Quesito che forse non immaginava che già per uno solo dei suoi termini, Repubblica, avrebbe fatto detonare la risposta della Monarchia spagnola (oltre quella del popolo catalano), dinastia dei Borbone di Spagna (1700), alla cui restaurazione dette mano il belluismo (egomane necromane e cleptomane, come ogni altro della specie) del “generale Franco” (omuncolo che tuttavia, in divisa e in armi, potè flagellare la terra, e sopravviverle). E di fatti è detonata, la risposta, contraria e combattiva,  come  si è visto allorchè, nelle sedi industri illustri e nobili della Generalitat catalana,  dedicate ai plebisciti,  alle  consultazioni  del popolo, hanno  fatto irruzione  Polizia e  Procura  di  “Mariano Rajoy” ( barbetta bianca e   capello finto nero, fatui,   sguardo vacuo ma),   borbonicofranchista (già formalmente, quale capo del Governo del Reame). Tale ma anche, per ascendenza,  nazifascista: se “il generale Franco ” potè restaurare   la Monarchia (caduta nel 1931) fiancheggiato  dai nazisti di Hitler e dai fascisti di Mussolini (altri esemplari della sua specie). Fin dal traghettamento, dal vicino Marocco, dell’Esercito Africano da lui (ed altri generali allora), comandato (esercito di soldati ammutinatisi alla repubblica appena succeduta alla monarchia) che prese a calpestare la penisola iberica mentre quelli, dal cielo,  la bombardavano. Riportò Goering (processato quale criminale di guerra a Norimberga nel 1946), rettileo:  “Guernica? è stato un esperimento. Sì, mi dispiace. Ma quale banco di prova migliore per la Luftwaffe si poteva trovare in quell’epoca?”.” E, algido: “l’esperimento è perfettamente riuscito”.

Sul  bombardamento,  padre Alberto Onaindia, testimone oculare:  “Arrivai a Guernica il 26 Aprile alle 4,40 del pomeriggio. Ero appena sceso dalla vettura quando cominciò il bombardamento. La gente era terrorizzata. I contadini fuggirono dal mercato abbandonando i loro animali. Il bombardamento durò fino alle 7,45. Durante quel tempo non passavano cinque minuti senza che il cielo non fosse oscurato dagli aerei tedeschi. Il metodo di attacco fu sempre lo stesso. Prima mitragliavano, dopo lanciavano le bombe esplosive e alla fine quelle incendiarie… Nelle buche delle strade si ammucchiavano insieme stesi al suolo uomini, donne, bambini. Si udivano grida di dolore da tutte le parti e la gente terrorizzata si inginocchiava levando le mani al cielo come se implorasse…” . Le macerie della città seppellirono 1650 abitanti  di  7000.  Così orribilmente che  tedeschi e italiani addussero che le case fossero esplose celando munizioni. Mentre il petulante  “Ciano”, genero di Mussolini (da Muslìm: musulmano), a vanto di tre bombardieri S. Marchetti 79, chiocciò lezioso ed ebbro:    
”Bene in Spagna. Grande vittoria quella odierna. Un colpo duro per la Spagna rossa. L’offensiva continua. Nell’impresa trovo la costante opposizione della marina che fa resistenza passiva. L’esercito, con regolarita’. La Milizia con slancio. Ma é l’aeronautica che va benissimo. Ma io e te Duce ne siamo i responsabili, coloro che ne hanno il merito. Ho dato ordine di bombardare stanotte anche Valenza. Bisogna cogliere il momento per terrorizzare il nemico”. 
 Un mese prima, marzo 1937, Mussolini  aveva ordinato  ai piloti italiani il bombardamento di Barcellona, esigendolo sistematico e  a tappeto. Ed il genero:  “i nostri nove S.79 in un minuto e mezzo su Barcellona hanno polverizzato palazzi, ponti, seminato il panico che diveniva follia; 500 morti, 1500 feriti; era tutto così realisticamente terrorizzante. E’ una buona lezione per il futuro”  (la capitale catalana era stata  sottoposta ad  attacchi crescenti iniziati a febbraio 1937. I morti accertati, a smentita di Ciano,  furono più di tremila, in gran parte bambini). Ed alla  “guerra civile” scandita da quei bombardamenti, iniziata nel 1936, conclusa nel 1939 con la   vittoria letifera dei nazifascismi d’Europa occidentale,  il Papa appena eletto, Pio XII (al secolo il posatore cinematografico  Eugenio Pacelli),  ricevendo  in visita ufficiale Ciano, plaudì (con lui e poi con un Radiomessaggio alla nazione):  “(in Spagna) ora risplende nuovamente la grande tradizione cattolica”, “baluardo inespugnabile della fede”.

Ebbene, che  cosa aveva radunato e armato e mosso  quelle forze del male assoluto? Un termine e la sua sostanza,  Repubblica. Di fatti: la monarchia spagnola era giunta al 1931 quando  repubblicani e  socialisti, (vinte le elezioni) esiliato  il monarca abdicante,  proclamarono la repubblica di Spagna: il cammino verso la repubblica era iniziato nel 1923, con la resistenza alla dittatura militare del “Generale de Rivera” – voluta dal re Alfonso XIII di Borbone – che, come ogni fascista ingrediente, aveva sospeso i diritti di libertà politica e sociale, abolito i partiti, eliminato gli oppositori politici ( a sostegno della resistenza era accorsa clandestinamente la  Legione Garibaldina – sessanta volontari antifascisti italiani istruttori di combattimento – ma fu tradita da Ricciotti junior Garibaldi, nipote di Giuseppe e spia di Mussolini). Osteggiato Il loro governo e, nel 1933, ripreso dai  proprietari terrieri e dalla Chiesa (raccolti sotto le cupe insegne de La Falange), esso fu riconquistato, nel 1936, dal Fronte Popolare (di democratici borghesi, socialisti, comunisti e anarchici, di masse contadine e operaie, volti a trasformare le strutture sociali ed economiche della penisola). E fu, appunto, allora che i ceti spodestati, armati dei  militari,   partirono all’attacco della repubblica di Spagna e alla fine del percorso ( quello del franchismo), nel 1975 restaurarono, dicevasi, la Monarchia dei Borbone. Peraltro, durante quel decennio, nel 1931 (da Francesc Macià) fu proclamata la  República Catalana com a estat integrant de la Federació Ibèrica (che tuttavia, turbando gravemente il governo provvisorio della  Repubblica spagnola, accettò di trasformarsi in Generalitat de Catalunya. Nel 1934 (da Lluis Companys) fu proclamato lo : Estat Català de la República Federal Espanyola (che tuttavia, inducendo il governo spagnolo all’invio dei militari, subì l’abolizione dello Statuto e della Generalitat e l’arresto dei componenti del governo catalano). Nel 1939, conclusa la Guerra civile spagnola, la Generalitat va in esilio ( la dittatura militare di Franco – che gli Stati Uniti subito riconobbero…- instauratasi come governo nazionale, abrogò le istituzioni catalane). Peraltro, la vocazione repubblicana della Catalogna era assai risalente. La República Catalana (anche come  Estat Català) fu proclamata: nel 1641 dal politico ecclesiastico Pau Claris; nel 1873 da Baldomer Lostau come “Stato Catalano”.

E’ dunque per ciò, perché rievocante, il quesito referendario, lo spettro della repubblica incubo della Monarchia dei Borbone di Spagna finalmente tornati al trono,   che  l’ultimo d’essa,  Felipe VI  (figlio di Juan Carlos I e, da parte della madre Sofia di Grecia, coagulante anche il fascismo – egomane necromane e cleptomane – della Giunta dei Colonnelli , con i quali Costantino II di Grecia, suo zio, regnò), ha emanato (tuttavia  dozzinale e fatuo,  singolarmente somigliante a Rajoy nella barbetta bianca e il  capello annerito, e nello sguardo vacuo) che fu “irresponsabilità inammissibile, slealtà inaccettabile”, il referendum.

Eppure, come s’è visto, qualche ragione, se non ogni ragione, storicamente l’aveva, a proporlo perseguirlo ed organizzarlo, il referendum, la Catalogna.

E comunque, avrebbe immaginato resistenza, ad esso, giuridica e giudiziaria, non militare, con cariche perfino sull’attività referendaria minuta, di preparazione distribuzione predisposizione al voto delle schede; cioè esercizio di potere genuinamente borbonicofranchista, neofascista.

Che invece ancora una volta si è scatenato, partendo dalla violenza giuridica all’art 155 Costituzione dello Stato, assunto come ammissivo dell’uso di quella militare; e passando poi a questa (la lettura di quella Carta, peraltro, aiuterebbe chi reputa quella italiana “la più bella del mondo”, ad accertare se così effettivamente sia).

Art. 155 Ove la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie por obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.

2. Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.

Ebbene, a parte la questione se il referendum catalano non ottemper(asse) agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comport(asse) in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, tutta da discutere e risolvere in punto di fatto e di diritto:

che tra le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato rientrasse la forza militare, è riflesso (interpretativo) da “cane di Pavlov” dei soli poteri politici monarconazifascisti, totalmente privi di capacità giuridica (oltre che civica e diplomatica).

P.Diaz

 

Questa voce è stata pubblicata in "Diaz", Prima Pagina. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *